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lunedì 19 agosto 2019

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Recensione Musica: Nightwish - Dark Passion Play

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Titolo: Dark Passion Play
Artista: Nightwish
Etichetta: Nuclear Blast
Anno d'uscita: 2007
Genere: Power Metal
Voto: 6,5/10

Ad ascoltare “The poet and the pendulum” (titolo che parafrasa esplicitamente uno dei masterpieces di mr. Poe), la prima traccia di questo Dark Passion Play, che dura i suoi bei quattordici minuti, sembra che la musica che suonava nelle ultime uscite dei Nightwish non sia affatto cambiata. Musica pesante non come suono ma come ascolto, nel senso di stucchevolezza delle canzoni e delle melodie, quando insomma si dice “che non riesci ad arrivare alla fine”. L’impressione suddetta giunge puntuale esattamente al primo rallentamento di tono, che manda tutti a nanna dopo un inizio che faceva ben sperare. Andando avanti con le tracce, invece, l’ascolto risulta alla fine piacevole. Anette Olson, sostituta della storica cantante della band Tarja Turunen, non cerca affatto di imitare lo stile di quest’ultima e la sua impostazione lirica, scegliendo invece una strada per così dire più “rock”, e lo stesso Hietala, collabora in misura notevole alle parti vocali, creando un effetto d’insieme piuttosto variegato.
La musica, espressa in suoni di grande qualità e pulizia, è come al solito un power metal condito da arrangiamenti orchestrali molto belli, ed esprime una certa varietà, passando dall’orecchiabile refrain del singolo “Amaranth” (uscito con tanto di video stile fantasy che passa su Mtv), alle atmosfere epiche di “Sahara”, a una traccia più nervosa e aggressiva come “Master Passion Greed”, cantata interamente da Hietala, in uno stile che sfiora quasi il growl (il brano non è stato fatto cantare ad Anette anzitutto, penso, perché quest’ultima era poco adatta per motivi squisitamente stilistici, e poi perché i Nightwish se la prendono con il marito della Turunen, ex-produttore della band), poi ancora a una ballata irrobustita dalle chitarre elettriche (“For The Heart I Once Had”), per la quale invece la voce della cantante calza veramente a pennello. Da segnalare anche le coloriture folk del pezzo strumentale, “Last Of The Wilds”.
Le migliori del lotto sono a mio parere la sopraccitata “Sahara” e la movimentata “Whoever Brings The Night”, anch’essa molto melodica, che impreziosiscono un album di metal leggero e orecchiabile, ben prodotto, ma al quale non mancano, come in ogni loro altro lavoro, momenti stucchevoli.



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