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sabato 26 settembre 2020

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RECENSIONE: Lacuna Coil 'Broken Crown Halo'

07.05.2014 - Matteo Chiocchi



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Francamente dai Lacuna Coil ci si aspettava qual cosa in più.

Sia perché è ormai molto che la band tricolore calca i palchi di tutto il mondo e sia perché con l’esplosione mediatica che li ha caratterizzati in questi ultimi anni si pensava che una maturità stilistica definitiva fosse stata ormai raggiunta.

I  loro ultimi album avevano visto un minor uso dei sapori più melodici e gotici in favore di un ricorso a sonorità più dirette e meno artefatte tipicamente nu e metal. Ciò aveva portato a rendere la proposta della band capitanata da Cristina Scabbia più genuina ed’impatto.

Ascoltando ‘Broken Crown Halo’ si ha l’impressione che i ragazzi Milanesi si siano eccessivamente seduti sugli allori. Le composizioni, seppur eccezionalmente prodotte e pensate per abbracciare un pubblico che non sia necessariamente solo ‘metallaro’, danno la vaga sensazione di già ascoltato o comunque di poco fantasioso. Ritornelli e refrain interessanti vi sono, ma il tutto talvolta si perde in una eccessiva rincorsa alla semplicità stilistica o alla ricerca di espedienti da classifica. E’ così che gli arrangiamenti troppo banali o le chitarre depotenziate in fase di post produzione invece di risultare uno degli aspetti interessanti e vincenti che han fatto la fortuna di altre band risultino in questo caso davvero poco azzeccati e troppo ‘pop’ oriented.

La cosa che stupisce non poco è la qualità ingabbiata dei singoli musicisti. Per tutto ‘Broken Crown Halo’ si percepisce che forse si sarebbe potuto fare di più, che ognuno dei singoli avrebbe potuto dare qualcosa di più personale al lavoro, ma che o non se ne ha avuto voglia o che le direttive che arrivavano esternamente fossero di rimanere in determinati sfortunati binari. Occasione persa.

 

 

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