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lunedì 19 agosto 2019

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Starlette: il Rock è diventato Elettronico

18.12.2007 - Edoardo Iervolino



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Gli Starlette sono uno dei prodotti migliori di Roma. Stiamo parlando di un gruppo unico nel suo genere: sax e sintetizzatori, chitarre distorte e batteria elettronica, dance e citazioni alla musica cantautorale, tastiere spesso unite a linee di basso industrial. E’ dunque musica evocativa quella degli Starlette. Non c’è nota che non abbia una particolare carica elettronica e un determinato senso compiuto finito in sé stesso. Questo intraprendente gruppo romano è formato da Giovanni Calvani (voce e chitarra), Paolo Calvani (tastiere e sintetizzatori), Andrea Zanza (basso) e Claudio Delicato (batteria) e basa il suo sound su una ricerca sonora carica di personalità e originalità. Tutto ruota attorno a riferimenti al passato di difficile identificazione: il calderone, il cui intruglio che contiene è pressoché geniale.
Ascoltiamo ammaliati i forti richiami ai Bluvertigo e di conseguenza a Franco Battiato, ci stupiamo nelle accelerazioni elettroniche tipiche dei Depeche Mode e degli Aphex Twin più rock, notiamo una lontana (ma costante) somiglianza con gli Afterhours di “Non è per sempre”. Ogni tanto si ha l’impressione di essere al cospetto di un gruppo che si conosce da una vita: non fanno la solita mistura di note precotte e poi riscaldate, quelle che strizzano l’occhietto in modo furbesco e criminale alle radio, ma si tratta di composizioni di un’originalità talmente ben ponderata che è come se ci trovassimo dinnanzi ad un gruppo che conosciamo a memoria e di cui siamo sempre stati innamorati. Si ispirano a molti ma non sono debitori di nessuno. La magia è proprio questa.

Nel 2007 hanno autoprodotto il loro primo EP (“Starlette” lo trovate on line qui) in cui la loro energia esce, colpisce e ci marca a fuoco: è la prima volta da quando si sono sciolti i Bluvertigo che mi sento di parlare di “armonia elettronica”.
Traccia d’apertura è “Jack”, ottimo mix di synth rock e space rock, con ogni tanto qualche innesto pop che ne facilita, ascolto, digestione e somatizzazione. Il synth di Paolo è protagonista assoluto.
Iniziamo ad intuire che forse possiamo anche pronunciare la magica parola “psichedelia”: nel loro MySpace si definiscono “gruppo di schizzati nella mente”. Siamo discretamente d’accordo con loro, fatto ben presente che tra follia e genio la distanza è, nella musica, inesistente. Chi sperimenta, si appassiona ad uno stile proprio, è sia folle che geniale: folle perché rischia di trovare nuove vie a scapito del possibile successo, geni perché possono influenzare altri soggetti artisticamente sensibili. Gli Starlette sono più o meno tutte queste cose insieme: una farfalla nera che, quando spicca il volo, illumina il paesaggio che gli è attorno con lampi accecanti. Sono la rappresentazione di un attimo di ottimismo che ha un depresso.

Lèna”, con tanto di sax, è la loro canzone più sofisticata: tributo ai Quintorigo, ad Andrea Ra e ai Morphine, è classificabile tra le canzoni

elettroniche più efficacemente chic dell’underground italiano. Il muro sonoro costruito dalla chitarra e dalla batteria, i continui riff elettronici e un basso onnivoro rendono la canzone un chicchera per palati fini. A volte vorremmo sentire i Subsonica suonare così.
Caduta Libera” è Timoria e Depeche Mode accorpati: lo spazio è ormai a casa nostra, e gira perpetuo sopra il nostro cranio con tanto di buchi neri e nane bianche.
Il capolavoro degli Starlette è la conclusiva “Apatia (in caso di assunzione prolungata)”. Dopo una partenza languida molto post rock, l’entrata della voce degna del miglior Morgan e la base di piano tipica del alt pop tricolore ci fanno capire di chi stiamo parlando. Nascostamente la canzone sale in tensione, mattone dopo mattone l’invalicabile muro sonoro viene edificato davanti ai nostri occhi. La magia del turbine musicale, come sempre poi, svanisce in un attimo.
Citazione d’obbligo per la copertina davvero fantastica.
Chi sono gli Starlette? Una delle band più originali e professionali che ospita Roma.




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