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lunedì 21 settembre 2020

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Donuts are forever

Ricordando J-Dilla ad un anno dalla sua scomparsa

22.02.2007 - Giulio Pisano



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E' passato poco più di un anno ormai dal 10 feb. del 2006, giorno in cui si spegneva a L.A, dopo tre anni di sofferenza e lunghi ricoveri in ospedale, l'appena trentaduenne James Yancey, in arte J-Dilla / Jay Dee.

foto per gentile concessione della Stones Throw Records

Indiscusso re del beat-making della scena underground di Detroit, Dilla era "the producer's producer", il produttore preferito dai produttori e dai puristi del genere : Pharrell Williams, Common e Questlove (che poco dopo la sua morte espresse queste riconoscenti parole : "I am fortunate to have known this man...Dilla was and will always be my hero.") erano tra i suoi più convinti estimatori, tanto per citarne alcuni scarsi. Ma tutti coloro che ebbero la fortuna, come questo, di collaborare a dei progetti con Jay Dee dalla metà degli anni '90 in poi, rimanevano inevitabilmente catturati dal suo straordinario talento, dall'innato senso del ritmo e dalla sua genuina creatività, alimentata avidamente da una vera passione e profonda conoscenza della Musica.

"Iniziò a collezionare dischi all'età di 2 anni", racconta la madre Maureen, "Gli altri bambini volevano giocattoli e camioncini, come tutti...lui mi portava al negozio ogni settimana con una lista. Qualsiasi cosa facesse James Brown, doveva averla". Ascoltando e studiando ossessivamente i suoi vinili, ben presto J-Dilla divenne un virtuoso del campionamento, forse, a detta di molti, il migliore nell'uso dell'MPC (un sampler/beat-maker machine). Poteva campionare indistintamente dal soul anni '70 alla bossanova, e con la stessa disinvoltura ed eleganza.

foto per gentile concessione della Stones Throw Records

Tanti i nomi importanti che si recavano nella Motown per avere sue produzioni, da Erykah Badu ("Mama's gun") a D'Angelo ("Voodoo"), dai Tribe Called Quest, per i quali Dilla lavorò alle basi di "The Love Movement", uno dei loro album migliori, ai De La Soul ("Stakes is high"), dai Roots, a Mos Def e Talib Kweli, senza tralasciare Common ("The light" in "Like water for chocolate"), col quale Jay Dee istaurò una profonda amicizia che li portò a condividere insieme la casa di Los Angeles.
Nonostante ciò, la sua musica non raggiunse mai i riflettori del mainstream, rimanendo sempre quell'autorevole voce del non-commercial che era agli inizi: questo in parte per l'estrema modestia e umiltà che caratterizzava la personalità piuttosto introversa di Dilla, in parte per la ricercatezza e perizia con la quale confezionava i suoi lavori, troppo difficili ed astratti per chi come testamento hip-hop ha "Get rich or die tryin'" di 50 Cent ed ignora cosa sia il diggin' in the crates.
La notorietà e il money-making infatti, non lo preoccupavano minimamente. Ciò che desiderava era soltanto fare la musica che sentiva davvero. Per questo nel 2003 J-Dilla si trasferì a L.A., separandosi definitivamente dal suo gruppo, gli Slum Village, per lavorare con l'etichetta indipendente Stones Throw Records di Peanut Butter Wolf, sia a dei progetti solisti che insieme a Madlib, prolifico beatmaker/MC/Dj californiano

Donuts è il primo e sicuramente più ispirato album solista nato da questi progetti per la Stones Throw, che, in verità, non furono poi molti a seguito dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute.
31 tracce, tutte strumentali e di breve durata (non vengono mai superati i 2 minuti, eccetto in una), composte quasi totalmente nella stanza d'ospedale dove Dilla, ricoverato dall'estate del 2005, aveva fatto portare gli strumenti essenziali per proseguire il lavoro: dei giradischi, un paio di cuffie, dischi, l'mpc e un computer. Smanettava con quella roba finché il dolore alle ossa delle mani non diveniva insopportabile, poi, dopo un massaggio, riprendeva. "Poteva svegliare la madre nel mezzo della notte, chiedere di essere spostato dal letto su una vicina sedia reclinabile per continuare a campionare suoni da conservare nel pc. Al dottore, al quale a volte faceva ascoltare i suoi beats attraverso le cuffie, disse che voleva terminare l'album, ad ogni costo", scrive un giornalista di Detroit.
Affetto da lupus, un'incurabile malattia del sistema immunitario che porta le cellule ad autodistruggersi e varie altre complicazioni al cuore e ai reni, Jay Dee, soltanto per continuare a vivere, doveva sottoporsi tre volte a settimana / quattro ore a dei durissimi cicli di dialisi. Perse il 50% del suo peso. Stando praticamente sempre disteso sul letto, le gambe facevano fatica persino a camminare, ma alla domanda "Come stai ?" degli amici più stretti che venivano a trovarlo, avrebbe risposto sempre "Bene.", cosicché nessuno, a parte la madre e il medico, era a conoscenza di come stessero realmente le cose. Lui sapeva che non sarebbe durata a lungo.

Donuts uscì il 7 febbraio del 2006, il giorno del suo 32esimo compleanno. Tre giorni dopo, Dilla morì, e tracce come "Don't cry", "Bye" , "Last Donuts Of The Night" hanno assunto ora un significato ben più profondo.
Oltre ad essere, soprattutto, a mio giudizio, un disco di estrema originalità e creatività, pieno di samples superbi, è esempio piuttosto toccante di come un uomo, fino all'ultimo, non abbia lasciato la malattia sopraffare la sua vita e la sua unica grande passione.
Una ciambella è per sempre.

L'ultima intervista a J-Dilla, novembre 2005

Discografia
Slum Village – Fantastic vol. 1 (1996)
Slum Village – Fantastic vol. 2 (2000)
Jay Dee – Welcome 2 Detroit (2001)
Jaylib – Champion Sound (2003)
J-Dilla – Donuts (2006)
J-Dilla – The Shining (2006)

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