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martedì 18 febbraio 2020

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Il sindaco Crocetta e il «Modello Gela», città della legalità

La mafia si può sconfiggere e Gela comincia ad esserne l’esempio.

07.07.2008 - Cristina Petrachi



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Rosario Crocetta è stato riconfermato sindaco della città di Gela nella tornata elettorale di questa primavera, segno che lui, “le seul maire d’Italie à avoir ufficialmente declaré la guerre à la Mafia” come scriveva Le Figaro Magazine nel 2005, è stato premiato dalla sua gente per un lavoro che ha trasformato Gela da una città con immensi problemi di infiltrazione mafiosa in un modello, il Rinascimento Gelano. Un modello che si basa su dei capisaldi etici e pragmatici.
“In politica devi sempre prendere una posizione precisa. Devi fare capire a tutti da che parte stai e, soprattutto, chi scegli di non avere come compagno di percorso” scrive nel libro – intervista “Io ci credo. Gela, città della legalità”; una posizione chiara e forte che rifiuta di venire a patti con quanti hanno avuto problemi con la giustizia e condanne penali. Chi fa politica deve avere un passato cristallino per non essere ricattabile e per poter governare al meglio per il bene comune in completa autonomia e libertà. È un chiaro NO alla pratica del voto di scambio e alle consuetudini dei favori fatti ad amici degli amici.
Ma la Sicilia è una terra difficile. “La Sicilia sembra essere l’unica terra dove non cambia nulla: sono arrivati i piemontesi e si sono alleati con la mafia, i fascisti hanno inglobato la mafia, quando sono arrivati i democristiani si sono alleati anche loro con la mafia: mafia che sembra stare anche dentro agli apparati di quella che ci ostiniamo a chiamare seconda repubblica.” “Si continua a fare politica senza tenere in alcun conto la necessità della rottura”, continua a scrivere Crocetta, Saro come lo chiamano tutti a Gela. Ma con lui la tanto agognata rottura con le pratiche mafiose del passato sembra essere infine arrivata. Una vera rivoluzione nei metodi di gestione della cosa pubblica. Fuori dai posti chiave dell’amministrazione chi ha avuto collusioni con la mafia. E poi basta all’attribuzione di appalti d’oro a società private in odor di mafia. Praticamente, dal giorno dopo il suo insediamento a sindaco, Crocetta ha letteralmente blindato le gare d’appalto indette dal Comune che da quel momento in poi si sono svolte tutte alla presenza delle forze dell’ordine. Ma non basta. “Delibero”, continua a scrivere Crocetta, “che bisogna consegnare in anticipo anche l’informativa antimafia delle ditte subappaltanti, che occorre fornire in anticipo i numeri di targa dei mezzi che si intendono utilizzare, che bisogna pure approntare l’elenco dei fornitori e che nelle imprese non potranno lavorare operai che abbiano subito condanne per reati di mafia.” Si tratta di un vero e proprio protocollo della legalità che mira a scardinare dall’interno il sistema mafioso, sottraendogli i fondi necessari per poter vivere. “La nuova lotta al crimine si fa colpendo i colletti bianchi, i gestori della nuova politica di Cosa Nostra che sono politici, amministratori, imprenditori, ingegneri, tributaristi”, tutta gente apparentemente per bene ma che tiene saldamente nelle proprie mani le redini di tutto quel mercato illegale che va dagli appalti truccati, all’abusivismo, al racket. E proprio il pizzo è il segno se vogliamo più evidente di quanto la mafia sia ben radicata sul territorio. Anche su questo punto Crocetta propone la sua soluzione, la sua visione: “per convincere chi è taglieggiato a parlare, a denunciare le minacce e le violenze subite, bisogna frantumare il teorema di testimonianze, cui deve essere sottoposto un taglieggiato di racket. Bisognerebbe chiedere la decretazione delle teste che dovrebbe essere ascoltato in videoconferenza e senza la pubblicizzazione del nome. Vedresti quanta gente inizierebbe a raccontare e a parlare”.
Si tratta di segnali forti e di messaggi difficili da far passare. Bisogna spiegare e dimostrare che ribellarsi alla mafia sostenendo in questo le istituzioni non porta alla perdita di posti di lavoro, bensì alla loro creazione. Bisogna spiegare che innestare un circolo virtuoso incentrato sulla legalità porta benefici a tutti e soprattutto ai più deboli finora defraudati dei propri diritti e messi in condizione di dovere subire e partecipare alla pratiche mafiose. E questo messaggio è passato. Lo si vede nelle manifestazioni cittadine contro il pizzo, nella riconferma a sindaco di Crocetta, nonostante le minacce di morte e nonostante gli ostacoli che la politica, quella con la “P” maiuscola che si fa a Roma, abbia tentato più volte di mettergli i bastoni tra le ruote.
Il Modello Gela è un modello che funziona e che può essere esportato. È un modello che richiama alla mente un’altra frase, quella del Giudice Falcone, quella che diceva che “la mafia non è invincibile. La mafia è un fatto umano che come tale avrà un inizio e una fine”.

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