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lunedì 28 settembre 2020

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Organizzazione e lavoro nella Pubblica Amministrazione

Negli ultimi tempi sono molte le cose che sono state realizzate sul piano normativo ma sono risultate insufficienti per modificare l’urgenza e la necessità, percepita dai cittadini e dalle imprese, di un significativo cambiamento nella gestione dei ser

29.07.2008 - Antonino Leone



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Negli ultimi tempi sono molte le cose che sono state realizzate sul piano normativo ma sono risultate insufficienti per modificare l’urgenza e la necessità, percepita dai cittadini e dalle imprese, di un significativo cambiamento nella gestione dei servizi pubblici.
Molti si esercitano ad attribuire la responsabilità del malfunzionamento della macchina statale ai fannulloni o ai nulla-facenti. Al contrario ritengo che le cause siano diverse e molteplici e bisogna valutare una pluralità di fattori per capire ed intervenire in modo efficace.
Se il problema fosse rappresentato soltanto dai fannulloni basterebbe condurre una lotta efficace a tale “categoria” per risolvere i problemi della P. A.. Purtroppo non è cosi perché non tutti i lavoratori pubblici sono fannulloni anche se la produttività del sistema privato e pubblico in Italia è bassa rispetto agli altri paesi europei.
Nel mese di maggio di quest’anno sono stati realizzati due sondaggi da Istud su un campione di 275 manager e da Axis Research su un campione di 806 cittadini della popolazione adulta.

Da tali sondaggi risulta che il Governo non riuscirà a rendere veramente efficiente il lavoro nella P. A. per il 72,7% dei manager e per il 39% dei cittadini. Mentre hanno fiducia nel miglioramento il 27,27% dei manager ed il 47% dei cittadini.
I manager dimostrano di avere scarsa fiducia nella capacità riformatrice del Governo in carica probabilmente perché sono più coscienti che il cambiamento della P. A. è complesso, interessa il sistema e una pluralità di risorse. I cittadini sono più fiduciosi e coltivano la speranza di una gestione migliore dei servizi.
I manager intervistati sono certi per l’87,27% che l’efficienza della P. A. sia un problema centrale per la ripresa del paese. La risposta prevalente dei manager mi trova d’accordo in quanto l’efficienza del sistema dipende anche da una P. A. che sia in grado di gestire i servizi ai cittadini ed alle imprese almeno quanto lo siano gli altri paesi europei (Francia, Germania, Gran Bretagna).
I cittadini individuano le cause dell’inefficienza della P. A.: - Disorganizzazione del sistema per il 48%; Dipendenti fannulloni per il 33%; Cittadini poco collaborativi per il 9%. Inoltre, valutano l’efficienza dei dipendenti statali: - Maggior parte efficienti per il 14%; - Metà efficienti e metà fannulloni per il 54%; - Maggior parte fannulloni per il 25%.
Dal sondaggio risulta che per i manager e per i cittadini la causa principale dell’inefficienza della P. A. non dipende esclusivamente o per la maggior parte dai fannulloni.
La P. A. deve uscire definitivamente dal paradigma tayloristico (divisione del lavoro e lavoro per adempimenti) per cogliere le opportunità offerte dalle forze del cambiamento del terzo millennio rappresentate dalla conoscenza, dal capitale umano e dalle nuove tecnologie. Tali fattori hanno cambiato le regole della società industriale e post-industriale ed accelerato i cambiamenti nel pianeta ormai globalizzato.

E’ necessario elevare la qualità del sistema dell’istruzione nelle scuole superiori e nell’università ed utilizzare in modo efficace la formazione per coloro che sono in attesa di primo lavoro e nell’impresa al fine di influire sulla produttività e sull’incremento del capitale intellettuale.
Numerose ricerche sull’impatto dell’information technology sul sistema produttivo hanno rilevato che l’introduzione della rete nelle imprese porta benefici in termini di produttività e di ricavi.
L’information technology permette di realizzare progetti di e-government ed un sistema informativo integrato ed unitario necessari alla P. A. ed al sistema per operare con efficienza, efficacia ed economicità di gestione.
Dall’utilizzo efficace di tali fattori possono essere risolti numerosi problemi che ostacolano il funzionamento del sistema pubblico tra i quali si indicano:
- La frammentazione, l’orientamento all’adempimento e la pluralità di regole della P. A. non facilita standard elevati di qualità dei servizi pubblici;
- Il sistema pubblico nella gestione dei servizi non fa sistema al suo interno per migliorare i parametri di qualità e di produttività e con l’ambiente esterno (utenti, imprese, enti pubblici) per realizzare le collaborazioni e le integrazioni necessarie a garantire una performance elevata.
- L’evoluzione normativa non può cambiare da sola le routines organizzative consolidate e la qualità dei servizi pubblici, appellandosi esclusivamente alla propria autorità;
- Il mancato adattamento della P. A. al cambiamento proposto da studiosi ed esperti di management e realizzato nelle imprese private spinte dalla competitività nei mercati globali.
Il management pubblico ha precise responsabilità e ad esso compete:
- La capacità di management e di guida (leadership);
- La creazione della conoscenza e la sua applicazione produttiva nei processi;
- Il coordinamento, l’adattamento organizzativo e la produttività, non più rapportata al lavoro manuale ma al lavoro basato sul sapere.
Occorre un management pubblico rinnovato e cosciente delle politiche di cambiamento radicale da attuare, collegato al terzo millennio e non al mantenimento dello status quo. Un management che impieghi in modo efficace il potere di organizzazione, valutazione, incentivazione e sanzione di cui è legittimamente titolare.
Il ministro Brunetta ha pubblicizzato i redditi dei dirigenti del ministero, i dati sulle assenze per malattia o per aspettative sindacali. Tale misura è utile ma risulta insufficiente per realizzare in Italia la total disclosure.
Ritengo che la trasparenza totale dei risultati operativi e di funzionamento di tutti i settori della P. A. e dei parametri di qualità dei servizi pubblici, integrata da analisi, valutazioni e bechmarking permetta di:
- Prendere consapevolezza dei problemi e delle azioni da intraprendere;
- Adeguare la capacità tecnologico-organizzativa dell’impresa pubblica;
- Migliorare la produttività e l’offerta dei servizi pubblici che si ripercuote sui cittadini e sull’impresa privata;
- Realizzare un contesto competitivo nella P. A. che permetta di applicare le best practice da qualunque parte esse provengano;
- Premiare il merito, eliminare i privilegi e le protezioni, riformare la contrattazione e garantire con quella decentrata premi incentivanti rapportati alla produttività ed ai risultati.

Inoltre, occorre porre attenzione alla realizzazione nelle unità periferiche di progetti bottom-up che favoriscano le decisioni prese alla periferia del sistema per affrontare i problemi più complessi alla presenza di elementi di controllo dall’alto;
- Alimentare l’interesse dell’opinione pubblica che potrà verificare in ogni momento il grado di conseguimento degli obiettivi dei piani collegandosi in rete.
Come si può facilmente capire il malfunzionamento della P. A. non può essere addebitato ai fannulloni come semplicisticamente il Ministro Brunetta vuol fare intendere. Occorre guardare le cause strutturali del sistema per scoprire che vi sono problemi di management, di organizzazione, di conoscenza e di selezione e ricerca di talenti che vanno affrontati e risolti per realizzare una nuova stagione per la P. A..

La lotta ai fannulloni è un falso problema che il Ministro Brunetta utilizza strumentalmente. Intanto con il decreto legge n. 112 del 25 giugno è stata disapplicata unilateralmente la contrattazione integrativa di ente e le relative risorse finalizzate al finanziamento della produttività, dell’efficienza e della professionalità dei lavoratori. Questa decisione presa senza dialogo e confronto con i lavoratori pubblici e con le organizzazioni sindacali peserà nel futuro delle relazioni sindacali.
Con il ministro Brunetta si corre il rischio di una eccessiva legislazione che restringa gli spazi contrattuali e delle responsabilità organizzative del management, concentrando il potere nelle mani del Ministero e del Governo. I modelli organizzativi da applicare nei servizi pubblici non possono essere stabiliti per legge in quanto si evolvono di continuo ed occorre per mantenere una performance elevata che si adattino all'evoluzione veloce dei cambiamenti intervenuti nell'impresa e nella società.
Il Ministro Brunetta avrebbe dovuto conoscere e approfondire i contenuti dei contratti integrativi di ente, le metodologie di assegnazione dei compensi incentivanti applicate da ciascun Ente, i piani di lavoro ed i risultati conseguiti ed avviare un confronto con le organizzazioni sindacali per migliorare ulteriormente la contrattazione integrativa.
Sono in molti a sostenere che tutto questo è finalizzato alla affermazione di contratti di lavoro stipulati fra datore di lavoro e singolo dipendente. Mi viene difficile da credere perchè non porterebbe ad un miglioramento dei servizi pubblici.

Ritengo che elementi di novità nella contrattazione integrativa possono essere introdotti: - il merito nella progressione della carriera e nell’assegnazione del salario accessorio; una migliore finalizzazione del salario accessorio a piani reali di miglioramento della qualità e della produttività dei servizi.
Nell’INPS esistono già da molto tempo la misurazione e la valutazione dei risultati, piani di incentivazione, business plan, statistiche mensili, cruscotto direzionale e, quindi, mi risulta molto difficile convincermi della gravità dei comportamenti del Ministro Brunetta. Sono anche convinto che ogni cosa possa essere migliorabile.
Pietro Ichino e Pietro Micheli affermano che “è indispensabile che la cittadinanza sia posta in grado di conoscere, valutare, e chiedere conto di tutto; di partecipare direttamente alla determinazione degli obiettivi fissati dai dirigenti; di controllare se e quanto essi vengono realizzati; di esigere che i dirigenti incapaci di realizzarli siano rimossi. L’esperienza dei Paesi dove le cose funzionano meglio ci dice che tutto questo non è possibile se la trasparenza non è garantita …. da un organo di valutazione veramente indipendente”. (Editoriale)
Una ulteriore contraddizione del decreto 112 si riscontra nella mancanza di provvedimenti che interessano il management pubblico che copre un ruolo di grande responsabilità.
Allora cosa vuol dire che tutti i lavoratori pubblici, escluso i manager, sono dei fannulloni?
Se qualcuno crede a questo vuol dire che non ha capito proprio nulla dei problemi attuali della Pubblica Amministrazione.

Piano industriale PA
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Nel sondaggio vi è la possibilità di scegliere tra quattro cause (Dirigenti, Dipendenti, Organizzazione, Altro) da cui dipende il malfunzionamento della P. A..
Si invitano tutti i visitatori a partecipare al sondaggio esprimendo un voto

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