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lunedì 28 settembre 2020

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Un anno difficile: appunti sull’attuale congiuntura economica.

Sono molti gli scenari che si alternano nell’attuale congiuntura internazionale. Dare la colpa allo speculatore è politicamente la cosa più semplice da fare peccato però che una simile tesi non abbia alcun genere di riscontro nella realtà.

29.07.2008 - Raffaele Saggio



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E’ passato quasi un anno dallo scoppio della crisi subprime. Coloro che si aspettavano una crisi passeggera ed indolore hanno dovuto rapidamente ricredersi: le recenti vicissitudini riguardanti Fannie Mae e Freddie Mac, con i conseguenti tracolli in borsa, sono la dimostrazione di quanto ancora profonda resti l’attuale crisi finanziaria. Parallelamente, la recente crescita impetuosa del prezzo del petrolio ha contribuito ad aggravare uno scenario economico già in netta difficoltà.
Domandarsi quali siano le conseguenze principali di un tale scenario e come la politica intende rispondere sono le due domandi cruciali su cui occorre focalizzarsi.
Durante la scorsa primavera, in corrispondenza del salvataggio di Bear Stears, la prima crisi, quella finanziaria, appariva in via di risoluzione. Ciò grazie ad una immissione di capitali imponente, dovuta soprattutto all’utilizzo dei fondi sovrani.
Il mese scorso questo processo di ricapitalizzazione si è interrotto. Il motivo risiede nella seconda crisi, quella reale, apparsa con il tempo sempre più imponente, a dimostrazione che la crescita del prezzo del petrolio non sia un fattore estemporaneo bensì l’effetto ultimo di un nuovo punto di equilibrio per domanda e offerta mondiale. Finanziariamente tutto ciò ha avuto l’effetto di bloccare i processi di ricapitalizzazione, facendo precipitare nel caos buona parte dei listini azionari.
Da alcuni giorni ci si interroga sul futuro dei due colossi americani, Fannie Mae e Freddie Mac, principali detentori di portafogli mutui in America. Un intervento da parte del governo USA, in linea con quanto avvenuto con il caso Bear Stears, è tutt’altro che una ipotesi remota. Ciò significherebbe per gli Stati Uniti diventare una economia sempre più simile all’Italia in termini di indebitamento pubblico.

 

I Tre Shock

Come efficacemente illustrato da Giavazzi in un recente articolo su lavoce.info, tre shock si stanno ripercuotendo sulle famiglie americane: (i) il crollo dei listini e la conseguente perdita di ricchezza detenuta in azioni (ii) la flessione dei prezzi sul mercato immobiliare (iii) il prezzo della benzina a 4,50$ a gallone. Dati gli impatti negativi di tali shock, non è difficile intuire perchè l’economia statunitense sia destinata a rallentare o, come molti economisti affermano da tempo, ad entrare in recessione. Un collasso finanziario non è certo una issue nuova per i policy makers. Stessa cosa si può dire in riferimento all’impennata del prezzo del petrolio.
I problemi però nascono quando queste due crisi si combinano tra di loro nello stesso momento, con alcuni paesi propensi ad intraprendere politiche espansive per risollevare il proprio mercato finanziario e al tempo stesso preoccupati dalla continua crescita del prezzo della materia prima più importante del pianeta.
Il perchè di tale crescita impetuosa in uno scenario macroeconomico che mostra forti segnali di rallentamento è stato oggetto di numerosi dibattiti. La crescita mondiale appare, infatti, in forte calo rispetto all’anno precedente: 2.9% con il 3.8% del 2007, colpa soprattutto delle basse performance delle economie più avanzate, Stati Uniti su tutte. Com’è possibile allora che in un tale scenario di rallentamento globale il prezzo del petrolio continui a salire così impetuosamente?
Alcuni politici amano rispondere a questa domanda con un tema decisamente popolare: speculazione. Una tesi destinata a far breccia nelle menti dell’opinione pubblica ma che non trova alcun tipo di riscontro logico-empirico.
Ma la speculazione è da sempre presente nei mercati azionari, indipendentemente da quale sia il livello dei prezzi con cui il mercato si stia confrontando al momento. Inoltre, la speculazione non aiuta a spiegare la crescita dei prezzi di altre materie prime, come i minerali ferrosi, assenti nei mercati futures.
Capire perchè i prezzi delle materie prime stiano aumentando significa capire un primo, essenziale, concetto: ciò che vera mente decide il prezzo attuale è il prezzo futuro atteso. Le leve che stanno realmente influenzando il prezzo del petrolio sono due: la crescita impetuosa della Cina e la paralisi nello sviluppo di energie alternative. In particolare, la crescita dellR 17;economia cinese, strettamente dipendente dall'approvvigionamento di materie prime, è prevista a livelli altissimi: 10% quest’anno, 9% nel 2009. E’ questo il fattore cruciale che sta trainando il prezzo del petrolio verso livelli altissimi, largamente superiori in termini reali (25% in più) a quelli vissuti durante la seconda crisi petrolifera del 1979.

Quali Prospettive?

Il quadro mondiale appare decisamente variegato. Due, diverse, dinamiche minacciano le economie di tutti i paesi mondiali. Da un lato gli Stati Uniti insieme ad altri paesi sviluppati devono confrontarsi con le conseguenze di un collasso finanziario e la perdita di ricchezza di moltissime famiglie. Dall’altra parte, pressioni inflazionistiche e crescita impetuosa delle materie prime affliggono soprattutto i paesi emergenti ma anche la stessa Europa, come confermano le recenti scelte di politica monetaria della BCE.
La conseguenza più naturale di un simile scenario rimane un rallentamento della crescita mondiale. In particolare, gli Stati Uniti rimangono al momento la nazione più in difficoltà.
E’ altamente probabile che le prospettive di rallentamento e i conseguenti tentativi di risollevare il consumo delle famiglie americane avranno un effetto estremamente negativo per la finanza pubblica e quindi sulla dinamica del debito pubblico statunitense.
Se quest’ultima considerazione aiuta a costruire tesi pessimiste sull’andamento economico futuro non vanno però dimenticate anche le buone notizie. La più rilevante fra questa è la dimostrazione che l’economia mondiale ha saputo reagire positivamente ad un brusco rallentamento dell’economia più importante del pianeta, segno che le dinamiche globali si stanno rapidamente evolvendo.
E’ ancora troppo presto per capire chi vincerà tra pessimisti ed ottimisti. I rischi rimangono comunque alti così come l’attenzione delle autorità a vigilare sull’andamento dell’economia. Sarebbe importante tuttavia che i politici riflettessero sulla fallacia di molte delle loro tesi che possono anche essere vincenti durante le elezioni salvo poi rilevarsi totalmente inefficaci nel momento in cui quest’ultime devono fornire indicazioni di policy efficaci.
Se l’economia statunitense finirà davvero in recessione continuare a gridare incessantemente allo speculatore servirà a ben poco.

 

 

 

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