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Nuova politica ambientalista con Obama

New hope, New energy

10.11.2008 - Marco Bolsi



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foto di Simone Puricelli
foto di Simone Puricelli

Dopo circa un anno e mezzo si sono finalmente concluse le presidenziali americane e sembra che con la vittoria di Barack Obama si apra uno spiraglio di luce sulla grave situazione ambientale: per gli Americani e non solo si prospetta un periodo di decisioni importanti che porteranno a cambiamenti significativi a livello globale. 

Il neo-presidente democratico, in particolare, propone nuove soluzioni in ambito climatico per mettere mano alla situazione critica che sta investendo il mondo. Il suo programma si avvicina molto all'Emission Trading europeo, ma prevede inoltre un impegno attivo da parte delle industrie nel pagamento delle quote e la destinazione di 15 miliardi di proventi annui allo sviluppo della ricerca sulle fonti energetiche rinnovabili. Certamente questo progetto influirà in modo notevole sull'assetto economico, penalizzando i complessi industriali basati sull'energia carbonifera. 

Il piano di Obama, il New Energy for America , punta a pochi ma sostanziali obiettivi: un risparmio entro 10 anni della quantità di petrolio importato; un investimento cospicuo (circa un milione di dollari) nella costruzione di macchine ibride che abbiano un'autonomia di 150 miglia per gallone; un utilizzo parziale di fonti rinnovabili per produrre energia elettrica (il 10% entro il 2012 e il 25% entro il 2025); una riduzione delle emissioni di gas serra pari all'80% entro il 2050; la creazione di 5 milioni di posti di lavoro nel settore dell'energia pulita. 

Insomma un programma che rispecchia in gran parte il pacchetto "20-20-20", ma che punta più che altro su tempistiche ristrette rispetto alle coordinate proposte a Bruxelles. Un programma che, in ragione della centralità internazionale statunitense, avrà riflessi diplomatici, attenuando le spinte dell'Italia e dei Paesi dell'Est a un blocco comunitario sull'approvazione del progetto "20-20-20". Benché gli Stati Uniti, in compagnia della Cina, siano oggi ai primi posti nelle classifiche degli Stati produttori di CO2, proprio da Washington arriva l'appello di Obama a promuovere una rivoluzione verde d'avanguardia. 

La League of Conservation Voters (LCV), un'organizzazione politica fondata nel 1969 il cui scopo è quello di supportare politiche ambientaliste e sostenere i candidati che le promuoveranno, ha accolto con entusiasmo l'elezione di Obama a presidente degli Stati Uniti d'America. Gene Karpinski, attuale presidente della LCV, ha considerato il New Energy for America il miglior passo verso uno sviluppo sostenibile: ha dichiarato, infatti, che grazie ad esso l'America sarà in grado di acquisire una leadership mondiale nella produzione di energia sicura, pulita e rinnovabile. 

Corrado Clini, Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente, si è mostrato favorevole all'impegno massiccio che vede Obama protagonista di una vigorosa campagna ambientale, e ha affermato che questa nuova direzione non mancherà di coinvolgere Paesi fino ad ora avversi a un cambiamento come la Cina, grazie anche al consolidato sistema finanziario e industriale che l'America si porta alle spalle. Più problematica sarà invece la risposta italiana, che già col pacchetto "20-20-20" si distaccava da un'approvazione entro la fine del 2008, proponendo un rinvio all'anno prossimo.

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