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venerdì 25 settembre 2020

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Berlusconi e i poveri d’Italia

Come il governo (non) sta risolvendo i problemi di una fetta sempre più ampia della popolazione del nostro Paese

30.11.2008 - Pietro Parisella



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Il numero dei poveri in Italia cresce. Lo ha confermato, ultimo di una lunga serie di studi allarmanti, il rapporto dell'OCSE Growing Unequal?, che ha sottolineato come in Italia sia notevolmente aumentato il divario in termini di reddito tra il 10% più ricco e il 10% più povero degli abitanti. L'Italia si trova oggi al sesto posto per il gap tra le classi sociali dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia, nonostante nel corso degli anni Novanta siano state adottate misure redistributive in favore dei più poveri. Sostanzialmente, sono i ricchi ad aver beneficiato maggiormente della crescita economica, soprattutto nella prima metà degli anni Novanta, e nel quinquennio 2001-2006, secondo governo Berlusconi.

La classe politica tutta ha responsabilità pesanti rispetto a ciò: prima su tutte la coltivazione di un debito pubblico enorme, che ha la sua radice nella perseverante rispondenza del sistema pubblico a logiche consociative e partitocratiche. E oggigiorno, in un momento di crisi dell'economia reale, accompagnata nei mesi scorsi da un considerevole aumento dei prezzi al consumo (stagflazione), sono le classi a reddito più basso ad incontrare le maggiori difficoltà derivate dalla congiuntura economica sfavorevole, e il governo non ha la libertà finanziaria necessaria per intervenire in loro favore, limitandosi a dare alle famiglie considerate indigenti bonus economici, la cui ratio è quella di stimolare il consumo e perciò, indirettamente, l'attività economica e commerciale.

Vi sono buone ragioni per pensare che, anche in presenza di una congiuntura economica favorevole e di un vincolo di bilancio meno stringente, un qualunque governo Berlusconi non opererebbe in direzione favorevole ai redditi più bassi. Il 2001-2006 ha dato qualche indicazione in tal senso, e l'operato dell'attuale governo non fatto altro che confermare una impostazione politica non curante del dovere di agire in favore dei più poveri e di garantire condizioni di libertà sostanziale a tutti i cittadini.

Il problema di fondo è che il governo Berlusconi è alla radice incapace di operare misure realmente in grado di invertire strutturalmente il trend di crescita della povertà in Italia. Non ne ha la volontà politica, come confermato dal taglio dell'ICI sulla prima casa, provvedimento che ha ridotto la pressione fiscale indifferenziatamente ai redditi più e meno elevati, e ha tolto tanto in termini di risorse finanziarie ai comuni, che conseguentemente hanno tagliato la propria offerta di servizi anche essenziali, e fatto capo al bilancio dello Stato per coprire situazioni di deficit.

La politica economica del governo Berlusconi toglie risorse a settori pubblici strategici per l'effettiva garanzia della pari opportunità sociale, come l'istruzione di base, e manca di investimenti mirati in settori, come quello dell'edilizia popolare, che agiscono strutturalmente sulla diminuzione della povertà; non intervenendo sul lavoro precario, poi, chiude gli occhi sulla fonte primaria dell'aumento della povertà soprattutto tra i più giovani. Provvedimenti come quello della social card e dei bonus "agli indigenti", inoltre, aumentano la percezione della povertà e legano la sussistenza di individui e nuclei familiari al finanziamento "paternalistico" di un governo che sta in questo modo aumentando la stratificazione sociale nel nostro Paese, lasciando l'emergenza più grande a misure di pura e semplice contingenza.

Diminuzione del reddito reale per i più poveri e parallelo arretramento delle opportunità loro offerte dal settore pubblico attraverso infrastrutture e servizi sociali di base conducono verso l'emarginazione, il dramma della non-opportunità di crescita, benessere e piena libertà nella società. Il governo fino ad oggi non sta semplicemente mettendo mano allo Stato sociale, ma condannando ad un futuro di privazioni una parte significativa della popolazione italiana.

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