Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


giovedì 01 ottobre 2020

  • MP News
  • Attualità

Memoria del buio

Lettere e diari delle donne argentine imprigionate durante la dittatura 1974-1983. Una testimonianza di resistenza collettiva

14.12.2008 - Sara D'Agati



L’Argentina, il FMI e il mercato di capitali

  Dopo tre anni di stand-by, l’Argentina ha dovuto accettare che il Fondo Monetario Internazionale torni ad...
Leggi l'articolo

PRIMO PIANO - Se non le donne, chi?

Manifestazione delle donne di Se non ora quando? Roma, Piazza del popolo
Leggi l'articolo

Cina 2020: Una nazione di soli uomini?

    Secondo un rapporto del Cass (Accademia cinese di scienze sociali) nel 2020 in Cina la popolazione al...
Leggi l'articolo

Donne e agricoltura: una storia di forza e determinazione

Presentazione del libro e del DVD: "Donne e agricoltura nel Lazio. Ieri, oggi e domani"  
Leggi l'articolo

Image Hosting by Picoodle.com Testimonianza della lunga "notte argentina", quando per più di trentamila persone iniziò un viaggio senza ritorno, questo libro, frutto di un estenuante lavoro di recupero della memoria durato 15 anni, racconta una storia di coraggio e solidarietà tutta al femminile.  

Studentesse, giovani madri, sindacaliste, militanti politiche, maestre di scuola. Molte di loro non seppero mai perché furono imprigionate. Dopo vent'anni queste donne hanno scelto di raccogliere le lettere scritte ai propri cari, ai propri figli, le pagine di diario e le  poesie, in un opera collettiva che racconti al mondo l'esperienza vissuta nel carcere di Villa Devoto, a Buenos Aires tra il 1974 e il 1983. 

Durante la dittatura militare Villa Devoto rappresentò per molte di loro "un respiro", per usare l'espressione di Adela, ex detenuta, poiché era una struttura pubblica, vantava prigioniere la cui detenzione era conosciuta e serviva da copertura alle centinaia di carceri segrete dove molte donne sparivano senza che nessuno ne sapesse più nulla, alcune furono strappate alle loro case incinte e poi uccise subito dopo il parto. Spesso il bambino veniva dato a qualche militare come bottino di guerra. 

Villa Devoto era un "carcere vetrina" da offrire al mondo, una facciata che desse al governo una parvenza di legittimità. Ma cosa accadeva quando il mondo non guardava?

Dal 1976, quando il potere passò ufficialmente nelle mani dei militari, anche a Villa Devoto la situazione peggiorò; torture all'ordine del giorno, si mirava all'annientamento della persona per costringerla a confessare reati mai commessi. Non tutte furono attiviste politiche, erano donne provenienti dalle più diverse classi sociali, di varia matrice politica e culturale, tenute lontane dai loro bambini e dalla loro vita a causa di un fratello o un marito presunto "comunista", o per aver partecipato ad una manifestazione. Ciò che i militari volevano da loro era la delazione, tassello fondamentale del regime di terrore che nel giro di dieci anni cancellò una generazione intera senza lasciare alcuna traccia. Furono i giovani, coloro che avevano creduto che una diversa struttura sociale fosse possibile, ad essere annientati e con essi i loro sogni di cambiamento. 

Una volta reinstaurato un governo democratico con Alfonsìn nel 1983, la fretta di pacificare il paese e mettere una pietra sopra la tragica vicenda dei desaparecidos, senza quasi indagare e limitando le epurazioni al minimo indispensabile, non ha fatto altro che portare a termine la missione iniziata dai  militari: la distruzione di un passato ancora troppo vicino e con esso la possibilità di ricostruire il futuro su una base solida. 

Il grande merito di questo racconto corale, costruito attraverso lettere, pagine di diario, testimonianze, poesie, è di ridare fiato alla memoria storica, di restituirla a chi ha vissuto l'esperienza della prigionia ma soprattutto alle generazioni che verranno, perché attraverso il recupero del passato si gettino le basi per un futuro che non si poggi sul muro di gomma del silenzio, bensì sul cemento solido di chi ha lottato per resistere.

Alla domanda di Gianni Minà "Come vi difendevate da questo tentativo di incorporarvi nella struttura accusatoria del carcere?" Gladys, ex prigioniera, risponde con una frase di Jean-Paul Sartre: "Non importa ciò che gli altri fanno di voi, importa ciò che noi facciamo di quello che gli altri fanno di noi". E queste donne hanno scelto di resistere. "Trovammo la  forza nel fatto di sapere che esisteva un "noi" e un "loro", e che restare unite ed essere solidali era l'unico modo per restare sane, pulite..."

Dalle finestre cercavano di attirare l'attenzione dei vicini perché raccontassero ciò che succedeva a Villa Devoto, se una compagna spariva chiamavano le autorità e lo facevano continuamente; per questo venivano punite, ma non accettarono mai il silenzio. Come non lo accettano adesso, e questo libro ne è la prova e rappresenta un altro di quei documenti storici fondamentali che vogliono abbattere quel muro omertoso che per troppo tempo ha avvolto la vicenda argentina, coinvolgendo le gerarchie e ecclesiastiche e le forze politiche. 

"Solo oggi", racconta Adela "sono iniziati i processi sulle violenze subite dalle compagne nel carcere di Cordoba, dove alcune di noi si trovavano prima di essere trasferite a Villa Devoto, e molte di noi stanno andando a testimoniare, e assieme ai ricordi riaffiorano le ombre e gli orrori delle torture, ma anche la luce di quella solidarietà che ci coinvolgeva tutte e ci teneva in piedi...".

"Molte di noi erano studentesse, così organizzavamo lezioni sugli argomenti più disparati per mantenere la mente attiva... facevamo anche ginnastica, ci serviva a sentirci vive, a restare sveglie, a non farci annichilire da quel continuo lavorio di demolizione psichica..." 

"E che donne siete oggi?" chiede Minà. "Siamo donne impegnate con la vita", risponde Adela, "vogliamo trasmettere agli altri la forza umana che questa esperienza ha rappresentato e vogliamo restituire, a che l'ha vissuta ma soprattutto a chi non c'era la memoria. Perchè la memoria non ha alcun valore se non serve oggi."

 

 

TITOLO: Memoria del Buio. Lettere e diari delle donne argentine imprigionate durante la dittatura 1974-1983. Una testimonianza di resistenza collettiva

AUTORE: Viviana Beguan, prefazione di Italo Moretti

EDITORE: Sperling & Kupfer

ANNO: 2008

pp. 536

Euro 22,00

 

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.