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martedì 31 marzo 2020

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La guerra per procura del Ruanda contro il Congo

Il rapporto ONU mostra che almeno fino a 8 settimane fa il Ruanda riforniva di uomini, armi e aiuto militare il generale Nkunda, arrestato recentemente

01.02.2009 - Cristina Petrachi



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A distanza di poco più di una settimana dall’arresto del generale ribelle Nkunda, avvenuto il 22 gennaio a seguito di un’operazione congiunta tra l’esercito congolese e quello ruandese, continuano a pesare le indagini e le conclusioni del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite sulle forme di finanziamento ottenute da Nkunda e contenute nel rapporto del 12 dicembre 2008 che riporta di intense attività di sostegno più o meno palesato da parte del vicino Ruanda.

Tutto ciò rende ancora più confusa la situazione attuale. Perché il Ruanda ha proceduto all’arresto di un Nkunda in fuga, e per lo più proprio sul territorio ruandese?

È difficile poter dare una spiegazione di tutto ciò. Evidentemente le pressioni diplomatiche da parte di altri attori, e inevitabilmente si pensa all’alleata America, debbono aver portato ad un cambio di rotta.

Fatto sta che, però, fino a 6-7 settimane fa, il quadro del conflitto era tutto un altro.

A pagina 15 del rapporto S/2008/773 si leggono le seguenti parole: “Il Gruppo ha trovato delle prove che le autorità ruandesi sono state complici nel reclutare soldati, inclusi dei bambini, che hanno facilitato il rifornimento di equipaggiamento militare ed hanno inviato ufficiali e unità della Rwandan Defence Force (l’esercito ruandese, n.d.r.) nella Repubblica Democratica del Congo in appoggio al CNDP”.

Ovviamente il Gruppo non ha delle prove scritte di questi atti d’appoggio al CNDP, bensì si è basato sulle testimonianze oculari di alcuni soldati del CNDP e di diverse altre persone coinvolte, compresi alcuni uomini d’affari della regione, tutti testimoni oculari da ritenere credibili.

Tra le varie azioni di coinvolgimento del Ruanda, compare il reclutamento di uomini per il CNDP, soprattutto in Ruanda. Si tratta di fatti emersi durante il rimpatriato da parte della forza multilaterale dell’Onu, la MONUC, di più di 150 ruandesi, tra cui 29 bambini, che erano stati reclutati dal CNDP in territorio ruandese. Il reclutamento avviene da parte di congolesi o ruandesi in abiti civili che promettono una paga mensile tra i 100 e i 500 dollari mensili; la realtà è, ovviamente, molto diversa e le condizioni di vita, una volta arruolati, sono durissime. Ma il reclutamento per soldi non è il solo modo tramite cui trovare nuovi soldati. Ci sono anche le testimonianze di bambini soldato che sono stati rapiti dalle loro case da uomini armati in abiti civili e portati nei campi del CNDP per combattere.

Il rapporto degli esperti dell’Onu spiega anche le modalità per raggiungere i campi del CNDP. Alcuni hanno passato la frontiera senza avere i documenti, con la complicità degli agenti ruandesi di frontiera collusi con i reclutatori di soldati. Ma solo alcuni. Molti altri sono passati in Congo attraverso il Parco Naturale dei Vulcanoes, in una zona attentamente controllata dall’esercito ruandese senza che ci fosse stato neanche un arresto di questi uomini del CNDP. Anzi, ci sono le testimonianze di alcuni soldati reclutati che dimostrano che il passaggio avviene proprio tra gli uomini dell’esercito ruandese e quelli del CNDP.

Ma il coinvolgimento di alcune autorità ruandesi non si limita al reclutamento, sia diretto che indiretto, di nuovi soldati per il CNDP. L’appoggio fornito ai ribelli congolesi è stato spesso molto più attivo. Non mancano le testimonianze di coloro che affermano di aver visto, o addirittura partecipato, ad azioni belliche congiunte tra gli uomini del CNDP e soldati dell’esercito ruandese, così come la presenza di ufficiali ruandesi nei campi del CNDP. Le testimonianze sono tante e molto diverse tra loro. Ma il quadro è chiaro. Il Ruanda in tutti questi mesi ha supportato di nascosto il CNDP di Nkunda. E lo ha fatto anche durante l’offensiva militare del CNDP tra il 26 e il 30 ottobre scorso, nel periodo cioè in cui la situazione nel Kivu del Nord è precipitata costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case e a fuggire. Alcuni ufficiali stranieri hanno affermato che la potenza di fuoco utilizzata nelle operazioni di quei giorni da parte del CNDP era di troppo superiore alle loro possibilità. È facile ipotizzare, dunque, che il CNDP debba aver ricevuto un aiuto da parte dell’esercito ruandese, come testimonierebbero anche molti eventi avvenuti in quei giorni, compreso il fuoco dell’artiglieria antiaerea sparata contro degli elicotteri della MONUC con un’angolazione che portava verso una zona, ai confini con il Ruanda, in cui non c’erano stati fino a poco prima pezzi di artiglieria antiaerea. Considerando che tutte le strade erano bloccate e controllate dall’esercito congolese, la sola via per trasportare quelle armi era quella che conduce verso il Ruanda.

A ciò si aggiungono le prove del passaggio frequente di uomini del CNDP attraverso le frontiere con il Ruanda nonché la loro entrata in diverse ambasciate straniere a Kigali, contravvenendo agli accordi di Nairobi che costringono il Ruanda a prevenire l’entrata e l’uscita degli uomini del CNDP dal suo territorio.

Si tratta, probabilmente, solo della punta dell’iceberg. Non sono operazioni che si possono fare alla luce del sole ed è, quindi, difficile documentarle. In ogni caso questo quadro, seppur approssimativo in alcuni punti, rende bene l’idea del coinvolgimento attivo del Ruanda nel conflitto in corso.

Questa è, insomma, la situazione documentata dall’Onu fino 6-8 settimane fa.

Le cose, certo, possono cambiare repentinamente, ma risulta difficile credere che in un così breve lasso di tempo, tutte queste pratiche illegali commesse dal Ruanda siano potute cessare di colpo. Se Nkunda è stata una pedina importante per il Ruanda fino a poco più di un mese fa, è facile prevedere che questo stato abbia trovato altri mezzi, o altre persone, da poter utilizzare per continuare a controllare l’area del Nord Kivu e le sue ricchezze minerarie.

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