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domenica 05 aprile 2020

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Le speranze di rilancio e gli effetti distorsivi del piano Geithner

Il piano Geithner potrebbe rendere più difficile il rifinanziamento di molte società

19.04.2009 - Francesco Formica



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I potenziali effetti distorsivi

Il PPIP (“Public-Private Investment Programme’), il piano annunciato lo scorso Marzo dal segretario del Tesoro americano Tim Geithner che prevede aiuti pubblici finalizzati all’acquisto di asset tossici, potrebbe inavvertitamente complicare il rifinanziamento dei propri debiti da parte delle società più in difficoltà.
Grazie ai forti sussidi del Governo e al connesso effetto leva, il rendimento che un investitore otterrebbe da questi asset tossici  potrebbe raggiungere anche il 20%, senza dimenticare che è il Governo ad accollarsi la maggior parte delle eventuali perdite. Tutto ciò rende l’acquisto di obbligazioni corporate “high-yeld”, cioè ad alto rischio-rendimento, decisamente poco appetibile per gli investitori. Perché infatti dovrei acquistare un “Junk Bond” (titolo spazzatura, o speculativo) ad alto rischio che mi rende ad esempio il 15 % se posso ottenere rendimenti simili acquistando un titolo nell’ambito di un programma governativo che mi garantisce un elevato effetto leva e rischi più contenuti?
Anche le società emittenti titoli di elevata qualità non sono immuni da questi effetti, perché dovranno competere sul mercato con altri titoli di tipo “tripla A” che gli investitori possono acquistare con prestiti governativi. In breve, il pericolo che il piano possa causare distorsioni sul mercato ostacolando il rifinanziamento delle imprese è più che presente. Inoltre a farne le spese potrebbero essere soprattutto le società che sono in maggiori difficoltà e che hanno quindi più bisogno di altri di rifinanziarsi per sopravvivere.


Obiettivi e speranze

Il piano ha l’ambizioso obiettivo di rimuovere i mutui tossici e i titoli garantiti da tali mutui dai bilanci delle banche e conseguentemente di rompere quell’immobilismo e reciproco sospetto che regna ancora nel sistema bancario mondiale. Fino a quando il sistema finanziario sarà “contaminato”, il recupero della fiducia all’interno del sistema stesso resterà solo una chimera e l’economia continuerà ad avere le ali tarpate dalle difficoltà ad accedere al credito. E’ infatti fuor di dubbio che la ripresa dell’economia reale potrà avvenire solo a seguito della soluzione della crisi finanziaria. Le banche insomma ci tireranno fuori dalla crisi. I problemi sono sostanzialmente due: in quanto tempo? E a quali costi?


Tim Geithner sembra aver trovato un buon compromesso, tra il totale “laissez-faire”, cioè aspettare che il mercato da solo “smaltisca” questi titoli con il rischio che i tempi potrebbero rivelarsi anche piuttosto lunghi, e l’acquisto diretto ed esclusivo da parte dello Stato che invece andrebbe a pesare totalmente sulle già gravate spalle dei contribuenti americani. Il piano, almeno nelle intenzioni, vuole superare entrambi questi problemi attraverso il lavoro di squadra tra soggetto privato e pubblico. Il privato infatti, forte dell’aiuto pubblico, potrebbe superare in minor tempo questa impasse, mentre lo Stato dividerebbe costi e rischi anche con i privati, senza considerare poi che se il piano avesse successo, la rinnovata fiducia e la ripresa dei mercati porterebbero solo guadagni nelle casse dello Stato. Ovviamente, alla base di questo intervento vi è la convinzione da parte di Geithner che questi titoli tossici in realtà valgano molto di più di quanto li valuti attualmente un mercato impaurito e vittima del credit-crunch . La speranza insomma, è che non si verifichi quello che Paul Krugman* ha già definito come “cash for trash”.

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