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domenica 20 ottobre 2019

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Sviluppo umano e ambiente: i termini del rapporto

Cosa significa il nostro dominio del mondo naturale

24.05.2009 - Pietro Parisella



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INTRODUZIONE

 

Quella dello sviluppo umano è, come ogni percorso naturale, una storia di evoluzione, con una fondamentale peculiarità connaturata all'essenza razionale dell'uomo, in esso sviluppatasi in misura sconosciuta agli altri appartenenti al mondo animale e che gli permette più che in questi di intervenire sulla natura "sua" (istintuale) ed esterna (ambiente circostante) per garantirsi la sopravvivenza. Consequenziale e parallela allo sviluppo bipede che libera i suoi arti superiori, la facoltà razionale permette da un lato all'uomo di organizzarsi socialmente per cumulare la forza del singolo in sistemi di mutua garanzia e collaborazione, dall'altro di comprendere la natura e acquisire una esperienza dei suoi fenomeni, intercettandone le qualità utilizzabili ai fini della propria sopravvivenza, ovvero moltiplicando la propria capacità di trarre dalla natura l'energia necessaria al proprio sostentamento attraverso un utilizzo consapevole degli elementi inanimati (fuoco, acqua, vento) e degli esseri viventi (passaggio da una condizione di cacciatore-raccoglitore ad una di allevatore-agricoltore).

Questa evoluzione della capacità umana di comprendere la natura per utilizzarla a proprio beneficio conosce un fondamentale punto di svolta con il passaggio, realizzatosi tra il XVIII e il XX secolo, da un regime energetico basato massimamente sulla forza muscolare che sfrutta le risorse (vegetali ed animali) di superficie per alimentare l'uomo e gli animali di cui fa uso, ad uno basato sulla forza meccanica e sull'elettricità che sfruttano le risorse del sottosuolo (carbone, petrolio, gas naturale e in ultimo, ma non di natura fossile, l'uranio) per alimentare macchinari a combustione. Tale cambiamento, successivo ad una prima rivoluzione agricola pre-industriale e frutto di una maturazione scientifica (conoscenze nel campo della fisica), tecnica (costruzione di strumenti idonei all'estrazione e sfruttamento dei combustibili fossili), economica (maturazione dei mercati e dei processi di produzione), culturale (affermazione della libertà della ragione umana) e istituzionale (relativa pacificazione sociale e disposizione dei poteri verso il nuovo regime), ha aumentato esponenzialmente l'energia a disposizione dell'uomo, permettendogli di realizzare un incremento demografico e un aumento della produttività delle proprie attività economiche senza precedenti nella storia. Il che ha significato una crescita senza pari della capacità e potenzialità dell'uomo di utilizzare risorse e organismi naturali a proprio vantaggio, permettendogli tra gli altri di uscire dalla subalternità rispetto alla penuria alimentare (con destinazione sempre maggiore di terreni boschivi ad uso agricolo) e alle epidemie e concretando il passaggio ad un regime umano, nell'espressione dell'accademico dei Lincei Natalino Irti, "tecno-economico", trainato dalle due "potenze della s-confinatezza" - la tecnica mossa dalla "volontà di sfruttare e manipolare il mondo" e l'economia (di mercato) animata da una "insoddisfatta e indefinita volontà di profitto" - e accompagnato da uno spostamento massiccio degli uomini dalla campagna alla città e dalle attività agricole a quelle industriali e ai servizi. Un aumento grandioso della qualità della vita e della libertà umane, grazie al quale io posso essere qui a documentarmi, ragionare e scrivere comunicando con voi attraverso un sistema multimediale.

L'accelerato sviluppo umano degli ultimi tre secoli vede come detto la crescita della produttività delle attività economiche quale elemento motore che è in misura fondamentale permesso attraverso 1) lo sfruttamento dei combustibili fossili come fonti energetiche per l'azionamento di macchinari di trasporto, industriali e la produzione di energia elettrica, e mediante 2) lo sviluppo dell'industria chimica, che permette di ottenere materiali e sostanze utilizzabili in più campi funzionali ad aumenti di produttività. Ma questo doppio canale di aumento della produttività esternalizza una componente fondamentale dei costi di produzione, quelli ambientali, che non sono contabilizzati nel bilancio economico-finanziario del produttore in quanto effetti esterni (esternalità) alla produzione stessa: il produttore non paga per l'aria o l'acqua che inquina attraverso gli scarichi della propria industria; l'industria agricola non paga gli effetti di lungo periodo del disboscamento per la destinazione alla coltivazione delle aree forestali, e non paga se non in termini intergenerazionali il depauperamento dei terreni coltivabili causato da una coltura intensiva nutrita da fertilizzanti chimici.

Estendiamo questo modello al mondo, ed avremo lo spettacolo dell'uomo che vede crescere le proprie attività di produzione e consumo esternalizzando ambientalmente, socialmente e intergenerazionalmente una parte fondamentale dei costi complessivi delle sue azioni economiche: sono l'aria, l'acqua e le foreste a sobbarcarsi gli scarichi fognari e industriali e il ciclo dei rifiuti; sono i figli a vivere in un ambiente più degradato consegnatogli dai genitori. Aggregando su scala planetaria i costi esterni delle attività di produzione e consumo umani, abbiamo quali effetti più devastanti il surriscaldamento terrestre, che ha per elementi scaturenti il disboscamento e le emissioni inquinanti, e genera a sua volta desertificazione e scioglimento dei ghiacciai; l'eutrofizzazione delle acque fluviali e marine, prodotta dagli scarichi fognari che, a differenza di quanto accade nella civiltà agricola pre-industriale, vengono concentrati in condotti a sbocco diretto nel mare; l'erosione dei terreni "viventi", ad opera dell'agricoltura intensiva che utilizza fertilizzanti chimici; la perdita della biodiversità, ovvero la scomparsa di migliaia di specie animali e vegetali terrestri e marine per effetto del passaggio di porzioni sempre più vaste del pianeta entro il raggio delle attività umane: un appiattimento complessivo della varietà naturale al dominio di una specie (l'uomo) e di quelle correlate alla sua sopravvivenza (mucche, maiali, grano, mais, pomodori e tutto il resto dei prodotti da allevamento e agricoltura; alghe e altri organismi prodotti dagli scarichi in acqua; etc.), accompagnato da un passaggio sempre più vasto di porzioni di terre emerse da sedi di sistemi di varietà viventi a materia artificiale non animata ad uso e consumo umano.

 

segue

PARTE SECONDA - La ricerca della sostenibilità

 

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