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domenica 20 ottobre 2019

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Una presa di coscienza globale

Ripensare lo sviluppo umano per arrestare la distruzione dell’ambiente naturale

24.05.2009 - Pietro Parisella



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È partita in grande stile la crociata per la conversione, quanto meno parziale, delle economie dei sistemi a capitalismo avanzato alle energie rinnovabili. Il mercato è maturo per questo cambiamento, la tirannia del petrolio arabo, russo, iraniano e venezuelano sarà drasticamente ridotta grazie alla tecnologia occidentale, capace di tirar fuori energia dal sole, dal vento, dalle biomasse e qualsivoglia altra fonte rinnovabile. Caleranno le emissioni di anidride carbonica e la terra sarà salva dal surriscaldamento causato dalle attività antropiche. L'uomo di nuovo con la coscienza pulita in materia ambientale.

 

Pensare di cavarsela così sarebbe un po' semplicistico, perché non solo si ridurrebbe la portata effettiva del global warming e della mole di misure effettive da intraprendere, ma  si chiuderebbero anche gli occhi innanzi alle molteplici ferite, molte delle quali allo stato attuale irreparabili, che lo sviluppo delle attività antropiche secondo una dimensione mai sperimentata nei secoli passati sta infliggendo al pianeta. Una simile consapevolezza al ribasso finisce per essere nociva perché ridimensiona l'entità della questione ambientale, sottoponendola alla logica della sostenibilità economico-finanziaria della necessaria inversione di rotta piuttosto che della sostenibilità ambientale dell'attività produttiva e di consumo nella sua totalità. Occorre invece elevare lo spettro della razionalità umana in materia ambientale, tentare di superare la sezionalizzazione del problema dell'impatto umano sulla natura, connessa alla pluralità degli interessi in gioco, per abbracciare un'ottica di globalità: essendo la natura in cui l'uomo interviene un sistema complesso a retroazione continua, è opportuno discernere nella sua complessità la portata delle conseguenze che l'attività umana ha su di essa; essendo l'attività economica intrinsecamente orientata secondo la logica della massimizzazione dell'interesse individuale, è la politica che, in qualità di attività volta al perseguimento dell'interesse generale, dovrebbe tener conto nella sua elaborazione di tale punto di vista globale.

Si obietterà: l'ambiente si salva con provvedimenti pratici e praticamente realizzabili come la conversione attraverso il mercato alle fonti rinnovabili o il riciclo dei rifiuti o la depurazione delle acque di scarico, e non con chiacchiere sull'ottica globale entro cui orientare simili e altre azioni. Ma qui non si vuole affatto dire che tali progressi siano inutili, quanto piuttosto si vuole ricondurli all'interno di una prospettiva organicamente comprensiva dei rischi cui il pianeta - e l'uomo - vanno incontro per effetto di un determinato tipo di sviluppo umano, al fine di "normalizzare" il rapporto tra esso e l'ambiente naturale: dato che è l'uomo con le sue attività di produzione e consumo a causare direttamente o indirettamente i maggiori scompensi ambientali, è allora opportuno aver ben presenti, per comprendere come e dove si debba operare per rendere meno distruttivo nella sua totalità l'impatto umano sul pianeta, i fondamentali del rapporto tra sviluppo umano e ambiente naturale.

 

segue

 

PARTE PRIMA - Sviluppo umano e ambiente: i termini del rapporto

 

PARTE SECONDA - La ricerca della sostenibilità

 

 

 

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