Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


giovedì 09 aprile 2020

  • MP News
  • Attualità

Arrestato uno dei responsabili del genocidio del Ruanda

Nizeyimana è stato arrestato dalle autorità ugandesi a Kampala. Dovrà rispondere di 5 capi d’imputazione tra cui quelli di genocidio e crimini contro l’umanità

07.10.2009 - Cristina Petrachi



Scuole e computer portatili per la crescita economica del Ruanda

  Il governo Ruandese investirà trentacinque milioni di dollari per la riforma dell'istruzione: il...
Leggi l'articolo

Idelphonse Nizeyimana, ex capitano dell'esercito ruandese, secondo in comando delle operazioni militari e di intelligence della scuola sottufficiali di Butare, era ricercato dal 1994, l'anno del genocidio del Ruanda in cui persero la vita 800 mila persone tra Tutsi e Hutu moderati in poco meno di cento giorni.
Ad arrestarlo il 5 ottobre è stata la polizia ugandese a Kampala, la capitale del piccolo stato centrafricano confinante con il Ruanda, in collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, istituito ad Arusha, in Tanzania, dalle Nazioni Unite all'indomani del genocidio e competente per tre tipologie di crimini internazionali: genocidio, crimini contro l''umanità e crimini di guerra.
Un fatto importante che segna la propensione delle autorità ugandesi a collaborare attivamente con la comunità internazionale nella ricerca e negli arresti di persone accusate di tali crimini in un'area, come quella della Regione dei Grandi Laghi, in cui le frontiere porose e l'instabilità cronica dovuta a una molteplicità di conflitti passati e presenti, come quello ancora in atto nelle regioni orientali della confinante Repubblica Democratica del Congo, favoriscono la latitanza di individui coinvolti in guerre e massacri. E non è un caso, infatti, che Nizeyimana sia stato arrestato in Uganda dopo esservi entrato dalla Repubblica Democratica del Congo in cui, all'indomani del genocidio del '94, trovarono rifugio migliaia di profughi ruandesi tra i quali erano presenti anche diversi criminali di guerra che, approfittando della confusione di quei mesi, riuscirono a lasciare impunemente il paese confondendosi con la folla di disperati in transito verso le regioni orientali del vicino Congo. Una situazione che contribuì allo scoppio della guerra del 1997 nell'ex Zaire e che con vari strascichi continua ancora oggi.

Nizeyimana dovrà rispondere di cinque capi d'accusa tra i quali quelli di genocidio o complicità in genocidio, incitamento pubblico e diretto a commettere genocidio e crimini contro l'umanità, incluso l'omicidio dell'ultima regina ruandese, Rosalie Gicanda, una figura simbolica importante per la comunità Tusti, massacrata a colpi di macete da milizie coordinate da Nizeyimana.
Il suo ruolo nel genocidio è comprovato da anni di indagini svolte dal Tribunale Internazionale per il Ruanda che lo ha individuato come uno degli organizzatori e dei comandanti delle famigerate milizie Interanamwe, veri e propri squadroni della morte che sulla base di liste di proscrizione compilate anche da Nizeyimana, hanno scientificamente portato avanti i massacri casa per casa, rendendosi responsabili di stupri di gruppo contro donne tusti e hutu moderate, bambine comprese.

Un arresto che certo ha una valenza simbolica fondamentale soprattutto per combattere quel senso di impunità diffusa che segue generalmente a massacri di tale portata. Ovunque la necessità di favorire una riappacificazione nazionale dopo sanguinose e crudeli guerre civili, infatti, si trova spesso e volentieri in contrasto con la necessità di garantire la certezza della pena per i responsabili dei massacri. Un trade-off considerato quasi inevitabili che conduce sempre a preferire la stabilizzazione del paese a discapito dell'accertamento delle responsabilità, anche se in Ruanda la pacificazione nazionale è a buoni livelli dopo 15 anni di processi condotti anche tramite l'ausilio dei tribunali locali tradizionali, più vicini alle persone.
Ma un arresto importante anche (e soprattutto) per l'immagine dello stesso Tribunale Internazionale spesso accusato di avere costi spropositati (pari al 15% del bilancio regolare dell'Onu) in particolar modo in relazione al numero di processi svolti con solo 54 persone, tra processate e in attesa di processo, fino al 2007. Numeri più che esigui, chiaramente spiegati con le difficoltà pratiche di condurre indagini in paesi usciti da poco tempo da conflitti, con le spesso difficoltose relazioni con le autorità locali e con i problemi legati ai mandati d'arresto internazionali che, evidentemente, necessitano della collaborazione di tutti gli stati confinanti, ma che restano spiegazioni lontane dalle legittime richieste delle popolazioni di avere giustizia.

 

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.