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lunedì 10 agosto 2020

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Quando sicurezza vuol dire insicurezza

Il razzismo, avallato dal decreto sicurezza, sale sui treni. Il racconto di un episodio accaduto nella tratta tra Minturno-Scauri e Roma

26.10.2009 - Feliciano Iudicone



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La mattina del 21 ottobre, chi scrive ha avuto modo di vedere sul treno regionale che da Minturno-Scauri giunge a Roma alle 10:13 un gesto di discriminazione che riteniamo sia il caso di raccontare. Poco prima di arrivare nella stazione Termini il controllore inizia a controllare i biglietti nella mia carrozza, cosa assai strana considerando che gli restava praticamente tutto il treno da percorrere, finché i due passeggeri seduti proprio di fianco a me gli mostrano i loro titoli di viaggio. Sono un uomo e una donna di colore, giovani, presumibilmente una coppia. Il controllore nota che sull'abbonamento dell'uomo manca la dicitura del cognome e quella della data di nascita, sbuffa e chiede più volte con modi non proprio garbati i famigerati documenti. Quando il ragazzo afferma di averli dimenticati, lo zelante dipendente FS va su tutte le furie e minaccia di chiamare la Polizia per l'identificazione, come, di fatto, avviene. A quel punto gli si rivolge un mio amico, il quale, avendo dimenticato l'abbonamento, era stato clementemente invitato a sedersi più lontano dopo averglielo dichiarato al momento di salire sul treno. Il controllore prova ad evitare figuracce ricordandogli più volte "Tu non puoi proprio parlare", poi, quando la palese disparità di trattamento viene spiegata di fronte agli altri passeggeri, si difende affermando di averlo invitato ad andare dal capotreno (perché mai se i biglietti li controlla lui?). Nel frattempo arriviamo a Termini, io ed altri passeggeri ci indigniamo e il controllore è costretto a discutere con noi le sue motivazioni, ribadendo, come è vero, di avere diritto a chiedere i documenti e, sostenendo in seguito, con riferimento ai due ragazzi di colore ed evidentemente a loro presunti amici, la convinzione che "questi se li passano gli abbonamenti".

Finora l'uomo non aveva dato modo di intendere che avesse già incontrato i malcapitati, inoltre, come chi viaggia sa bene, i documenti, perlomeno sulla linea Roma-Napoli, non vengono praticamente mai chiesti neanche quando il biglietto riporta dati incompleti, nel qual caso il passeggero è solitamente invitato a rimediare all'errore. Tuttavia, se tale ragionamento, fondato su criteri di coerenza e di buon senso, non può sconfessare la facoltà del controllore di controllare i documenti, il fatto che il nostro pubblico ufficiale si sia trovato di fronte una violazione più grave, il non possesso dell'abbonamento, e l'abbia praticamente ignorata, rappresenta una palese discriminazione a danno di chi invece il titolo di viaggio, seppur con dati incompleti, ce l'aveva. All'arrivo in stazione il controllore scende e si dirige con i due immigrati al seguito verso la polizia ferroviaria tenendo ben stretto l'abbonamento del ragazzo.

Cosa è successo dopo è facile immaginarlo, se i due non dovessero avere il permesso di soggiorno, grazie alle famose norme contenute nel decreto sicurezza, rischiano una multa da 5000 a 10000€ e di essere rispediti a casa dopo un processo per direttissima. Sarebbero "rei" di clandestinità, in virtù di una norma contestata dall'ONU e su cui alcuni giudici hanno già chiesto un esame di costituzionalità.  Se diversi settori della società civile si sono levati contro tali discutibili disposizioni, che designano la clandestinità anche come aggravante di reato e che prescrivono un sovietico obbligo di denuncia da parte dei pubblici ufficiali, altri si sono evidentemente dati anima e corpo al compimento della mission.

Mentre, ad esempio, l'ordine dei medici è riuscito a farsi escludere da questo obbligo nella stesura definitiva della legge, la polizia di Milano si è data ad una vera e propria caccia all'uomo rastrellando i clandestini sugli autobus. Ma a quanto pare a Milano hanno ancora molto da imparare: se li bloccassero sui treni, come fa con grande abnegazione il nostro servitore dello Stato a Roma, i clandestini in città non ci arriverebbero proprio, con gli innumerevoli benefici che ne deriverebbero per la sicurezza degli italiani. Non è vero?

Non resta che augurarsi vivamente che le Ferrovie dello Stato e il sindacato di categoria prendano posizione in merito per non permettere che la nuova legge non renda anche i treni un luogo insicuro...per chi non ha o per chi non si è visto rinnovare il permesso di soggiorno.

 

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