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domenica 05 aprile 2020

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Le economie informali riducono i benefici della globalizzazione nei paesi in via di sviluppo.

01.11.2009 - Ginevra Marandola



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Il 12 ottobre è stato presentato a Ginevra uno studio sulle relazioni tra globalizzazione e mercato del lavoro, frutto della collaborazione tra l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO). La ricerca ha messo in evidenza come l’elevata incidenza dell’economia informale – che caratterizza soprattutto il mercato del lavoro – costituisca un ostacolo allo sviluppo delle economie emergenti, e come tale incidenza non sia diminuita nel corso degli ultimi anni per effetto del maggior grado di apertura al commercio internazionale da parte di queste economie. 

Economia informale?

L’economia informale o sommersa è un fenomeno per sua natura difficile da misurare ed identificare. Non ne esiste, perciò, nessuna definizione ufficiale: ogni attività economica - che implica scambio di beni e servizi con creazione di valore -  non soggetta a regolamentazione può essere considerata sommersa. Concorrono, quindi, a comporre il mercato informale “tutte le forme di lavoro retribuito non riconosciuto, regolato o protetto dall’ordinamento giuridico, ed anche il lavoro non retribuito prestato per un’organizzazione con scopo di lucro”. In molti paesi in via di sviluppo la creazione di nuovi posti di lavoro ha interessato soprattutto l’economia informale, che costituisce fonte di reddito per il 60% dei lavoratori. Nonostante l’economia sommersa sia caratterizzata da un forte dinamismo economico, basse barriere all’entrata e all’uscita, e flessibiltà ai cambiamenti di domanda, nel valutarne l’impatto sull’economia e sulla società dei paesi in via di sviluppo è necessario considerarne la natura temporale e poco strutturata. Se, da una parte, la capacità delle imprese irregolari di fornire beni intermedi a un prezzo più basso aumenta la competitività delle imprese regolari sui mercati internazionali, dall’altra genera delle “poverty traps”: circoli viziosi che indeboliscono la performance del paese nel lungo periodo e riducono il benessere sociale aumentando la vulnerabilità agli shock economici.  

Perchè combatterla?

L’esistenza di un mercato informale non ha effetti negativi solo sui lavoratori (bassi livelli di previdenza e sicurezza sul lavoro, redditi meno elevati e minori possibilità di partecipare a corsi di educazione e formazione), ma sull’intera economia del paese. La presenza di un vasto mercato sommerso  ostacola la formazione di una struttura delle esportazioni differenziata, perché le imprese che ne fanno parte hanno una limitata capacità di crescita ed integrazione. Lo studio ha dimostrato come un aumento del 10% dell’incidenza dell’informalità riduce del 10% la diversificazione dell’export.  La piccola dimensione che caratterizza tali  imprese ne limita, inoltre, la possibilità di  ricerca ed innovazione riducendo l’offerta di beni e servizi di alta qualità. Infine, i paesi con larghe economie informali sono maggiormente danneggiati dagli shock provenienti dall’esterno. Le stime suggeriscono come i paesi con un livello di economia sommersa maggiore della media hanno una probabilità tre volte superiore rispetto agli altri di subire gli effetti negativi di una crisi. E’ evidente come l’esistenza di tale settore riduca l’effetto positivo che un apertura al commercio potrebbe avere sui paesi in via di sviluppo. Non secondaria è l’impossibilità dei governi di sfruttare le risorse fiscali provenienti dall’economia sommersa. Risolvere il problema dell’informalità, perciò, non è necessario solo a fini di una maggiore equità sociale, ma contribuisce anche a migliorare l’efficienza economica di un paese.  

Come ?

Non si è riusciti a dimostrare l’esistenza di una relazione lineare tra l’apertura al commercio internazionale e l’andamento dell’occupazione informale. “I paesi analizzati divergono nelle reazioni alle riforme del commercio. Alcuni mostrano un incremento degli indici di informalità, altri non riscontrano alcuna variazione, altri ancora sembrano ricevere dall’apertura un beneficio in termini di crescita dell’economia regolare”. Quello che emerge, comunque, è che la reazione dei PVS all’apertura al commercio internazionale è strettamente legata alle specifiche politiche adottate. Per questa ragione la parte conclusiva del  rapporto si focalizza sulle politiche necessarie ad ottenere maggiori benefici dall’integrazione nell’economia globale riducendo l’economia sommersa. 


  • - Favorendo  imprese e lavoratori

Dal lato delle imprese  sarebbe necessario ridurre i costi del passaggio dall’economia informale a quella formale. Questo obiettivo è perseguibile attraverso cambiamenti nella regolamentazione del mercato e nel sistema amministrativo, tali provvedimenti risultano particolarmente efficienti nel caso di governi con risorse limitate perché poco esosi. Per esempio, ridurre la burocrazia e  attivare riforme del sistema fiscale in direzione di una semplificazione potrebbe incentivare le imprese a regolarizzarsi. Occorre favorire i processi di regolarizzazione dei lavoratori, attivando programmi di formazione, alla luce della correlazione tra informalità e livello di istruzione. Il rapporto suggerisce una diminuzione della tassazione sul reddito e l’introduzione di un sistema di previdenza di base anche nell’economia informale. Tali politiche potrebbero richiedere un enorme esborso fiscale, ma alcune ricerche hanno dimostrato che un livello minimo di supporto ai lavoratori in nero può essere fornito a costi relativamente ridotti. Per esempio, in paesi dove sono nate organizzazioni spontanee di lavoratori  che collaborano tra di loro per creare una sorta di “auto-previdenza”, i governi potrebbero supportare questi meccanismi di assicurazione fornendo i collaterali necessari e favorendo iniziative da parte delle comunità locali.


  • - Attraverso riforme nelle politiche di apertura al commercio internazionale

Fondamentale sarebbe, poi, l’integrazione negli accordi di commercio internazionale di alcuni standards come la libertà di associazione, il riconoscimento della contrattazione collettiva, l’eliminazione del lavoro minorile e l’eliminazione di forme di discriminazione nel mercato del lavoro. Infatti, sembra che esista un effetto spillover degli standards lavorativi dal settore formale all’ informale. Per esempio, un aumento dei salari minimi, se attentamente disegnato, potrebbe portare ad un aumento delle remunerazioni nel settore informale.

Le politiche rivolte al commercio e quelle riguardanti il mercato del lavoro dovrebbero essere pensate in maniera coordinata, riducendo gli ostacoli alla crescita delle imprese e rafforzando la tutela dei diritti di proprietà nei paesi dove questa è scarsa. Le organizzazioni internazionali dovrebbero supportare le riforme di apertura al mercato estero dei singoli paesi e fornire assistenza tecnica nella progettazione e l’implementazione di riforme sociali.

 

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