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sabato 28 marzo 2020

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Gli Italiani tutt’altro che dipendenti da internet, ma non per merito loro

Siamo agli ultimi posti europei per la diffusione delle reti informatiche, dopo anni che i vari esecutivi parlano di stanziamenti per ammodernare le linee. Molte province non hanno ancora neanche la possibilità di accesso

05.08.2009 - Pietro Marsicola 1



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Impazzano dalla televisione alla carta stampata servizi o articoli che parlano di giovani ormai posseduti dalla nuova dipendenza giovanile, una dipendenza che non conosce rimedio con l'andare avanti dei tempi e delle conoscenze, quella misteriosa malattia chiamata internet. Siamo sinceri, quanti di noi non hanno mai sentito o letto un articolo che come titolo presentava una sorta di mostruosa subordinazione degli italiani alla rete, cosa che in linea teorica non è del tutto sbagliata, sia chiaro, ma che nella pratica non è altro che una grande falsità mediatica?

Che gli Italiani, soprattutto giovani, abbiano una spiccata propensione all'uso delle reti telematiche non è una bugia, ma una parziale verità. Risulta infatti da recenti studi che il nostro è tutt'altro che un Paese per utenti d'internet, anzi, siamo agli ultimi posti europei come sfruttatori della rete. La colpa in realtà non è del nostro scarso interesse o sfruttamento del network in generale, ma la poca adeguata modernità di reti alle quali allacciarsi.

Perfino Francesco Caio, il super consulente dell'Esecutivo per Internet, ammette che "La Rete italiana di rame è colpita da un processo simile all'osteoporosi, non ce la fa più a reggere il crescente carico di dati che ci vorrebbero passare. Se otto italiani su dieci sono senza banda larga, un ottavo della popolazione non può arrivare al minimo indispensabile (almeno due Megabit al secondo) perché abita in aree mal collegate". Stesso concetto è espresso da Corrado Calabrò, presidente di Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni): "Nelle ore di picco gli utenti navigano lenti, anche se le loro Adsl promettono velocità favolose (20 Megabit)".

Nessuno ammette che lo scarso sviluppo di Internet in Italia sia un problema e tutti rimandano alle promesse contenute nel piano Romani, il viceministro allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni: 1,47 miliardi di euro, per portare i 20 Megabit al 96 per cento della popolazione entro il 2012; e almeno i due Megabit alla parte restante. Nella realtà questo piano non ci renderebbe un Paese all'avanguardia, ma ci uniformerebbe solamente alla media europea. L'ultimo rapporto delle università Oxford-Oviedo infatti, basato su 24 milioni di test, rivela che la velocità reale della nostra banda larga è paragonabile a quella dell'Ucraina ed è nella fascia più bassa della classifica europea. Insomma si conclude che siamo ancora lontani dalla tanto proclamata "overdose da internet".

 

 

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