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domenica 20 ottobre 2019

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Ambiente, un piano per salvare il suolo del Belpaese

All’ esame del Consiglio dei Ministri un disegno di legge per un piano straordinario da 3-4 miliardi contro il rischio idrogeologico. Legambiente: oltre 5.000 comuni in pericolo, il record in Piemonte

06.11.2009 - Giulio Serafino 1



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Soldi, tre miliardi come minimo. E' ciò che il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo chiede nel suo disegno di legge per non continuare a calpestare uno dei principi supremi del nostro ordinamento, quello enunciato dall'art. 9 della Costituzione, che cosi recita: "La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione".

Il testo sarà all'ordine del giorno della  prossima riunione del Consiglio dei ministri. La proposta della Prestigiacomo  sembra essere una reazione alle scelte del governo in tema di politica e gestione dell'ambiente. Gli entusiastici toni dell'annoso progetto del ponte sullo stretto di Messina rischiano di sovrastare mediaticamente il drastico taglio di fondi che colpirà il settore ambiente: da 1,6 miliardi del 2008 si passerà ai 570 milioni di stanziamenti complessivi nel 2010, che bastano appena per pagare gli stipendi. Con il ddl, che è sottoposto in queste ore al vaglio dei tecnici dell'Economia, il ministro vuole predisporre un Piano nazionale straordinario per il rischio idro-geologico, "che consentirà - recita il testo - di individuare gli interventi più urgenti per le aree a maggiore rischio e le necessarie misure di salvaguardia". Una sorta di tappabuchi, che consentirebbe tuttavia di mettere una pezza alle falle più evidenti. Anche perché per debellare definitivamente il virus del rischio idrogeologico su scala nazionale servirebbero ben 40 miliardi di euro. Nelle  attuali condizioni il massimo che si possa fare è individuare e colpire i ceppi più aggressivi e sperare che in futuro il problema si presenti con minor frequenza e drammaticità. Gli interventi previsti urgenti sono circa 150, il budget richiesto dal Ministro è di tre miliardi, il minimo necessario per assicurare un livello di interventi adeguato alle attuali necessità di straordinaria urgenza del territorio italiano. Le suddette risorse saranno reperite mediante l'accensione di un mutuo ad ammortamento decennale  presso la Cassa depositi e prestiti e presso la Banca Europea per gli investimenti.

La tempestività di intervento è essenziale per porre un argine a un caso tutto italiano. Legambiente certifica che nel 77% dei comuni sono state costruite abitazioni in aree a rischio. Sono 5.581 i comuni italiani a ri­schio idrogeologico, di cui 1.700 per frane, 1.285 per alluvioni, 2.596 per frane e alluvioni insieme. Nella sola Sicilia, 272 comuni a rischio e 91 nel Messinese. I due estremi sono il Piemonte con il record di 1046 comuni in pericolo e la Sardegna che ne registra appena 42.

Le accuse più veementi giungono dal presidente del Fondo per l'ambiente italiano Giulia Maria Crespi: "C'è totale indifferenza verso il paesaggio e le sue regole. Paesag­gio vuol dire anche assesto idrogeo­logico. Ma come si fa quando l'agri­coltura è totalmente abbandonata, i corsi d'acqua e i boschi non vengo­no curati, le colline sono tagliate senza curarsi delle vene idriche, si costruisce dissennatamente nei po­sti più sbagliati? Poi arriva la cata­strofe e si piange... Non si capisce che un paesaggio rispettato non fa­vorisce i ricchi snob che vogliono il loro panorama ma produce turi­smo, agricoltura, ricchezza". Gli fa eco da Legambiente il neopresidente Vittorio Cogliati Dezza:  "Comuni del Nord e del Sud hanno permesso di edificare in aree di esondazione. Il pericolo cre­sce perché, come i climatologi inse­gnano, siamo definitivamente en­trati in una fase in cui i fenomeni atmosferici sono più violenti e im­prevedibili. L'essenza dei nuovi pro­blemi idrogeologici è tutta qui: in tre giorni può cadere la stessa quan­tità di pioggia di un'intera stagio­ne. Guardiamo cosa è accaduto l'an­no scorso a Roma col Tevere e a Ca­gliari".

A supporto di tali posizioni l'analisi dell'ex assessore all'urbanistica di Napoli, Ve­zio de Lucia: "Solo a Ro­ma sono in esame 85 mila doman­de di condono presentate tra i pri­mi anni Novanta e il 2003. Ciò signi­fica che l'abusivismo dilaga sotto le amministrazioni e i governi di ogni segno politico. La corresponsabili­tà è generale". De Lucia aggiunge che "qui l'Italia segna una fortissima diffe­renza col resto dell'Europa. Poiché non intendo assumere un atteggia­mento che potrebbe sfiorare il razzi­smo antropologico, dirò che siamo di fronte a un problema di scarsissi­mo rispetto delle leggi. Nel resto d'Europa l'abusivismo o non c'è o si registra in forme assolutamente marginali". Come uscirne allora? La soluzione di De Lucia non ammette repliche: "Occor­re semplicemente la repressione, che manca completamente. Perché parliamo di reati gravi che vanno repressi. Invece il fenomeno conti­nua a crescere. Nell'indifferenza ge­nerale".

Gli interventi prospettati dal Ddl dovranno essere tempestivi e (causa fondi limitati) mirati alle aree più bisognose, perché se è vero che l'uomo può sempre darsi un tempo per decidere, la natura non aspetta e la ferita già drammaticamente aperta può solo peggiorare.

 

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