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domenica 20 ottobre 2019

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I piccoli gesti che aiutano l’ambiente

In attesa di risoluzioni a livello internazionale la lotta al surriscaldamento globale si traduce in comportamenti quotidiani auto responsabili

19.11.2009 - Giulio Serafino



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In America un gruppo di scienziati ha realizzato, tramite Google Earth, una mappa che mostra la distribuzione sull'intero territorio nazionale delle emissioni di co2, permettendo di raggruppare i dati per stato, contea, singolo cittadino. Non è solo l'ultimo accessorio sfornato dall'atlante mondiale on-line, è prima di tutto un informazione nuova,  accessibile a tutti, chiara e diretta, capace di responsabilizzare il singolo utente-inquinatore, stimolandolo nella direzione di comportamenti quotidiani bio efficienti, con i quali ognuno di noi può ridurre la propria incidenza sull'inquinamento globale senza alterare la qualità di vita.

In attesa della conferenza di Copenhagen, del dopo Kyoto, di tutto ciò che sarà o meno deciso e che scorre sopra le nostre teste, non và trascurato un punto fondamentale. Il futuro del nostro pianeta non è nelle sole mani dei potenti. Ogni singolo individuo, chi più e chi meno, è una fonte di inquinamento. Una presa di coscienza generale del problema emissioni mediante l'esercizio di semplici comportamenti e accorgimenti giornalieri è il primo passo da compiere e permetterebbe, in attesa di un accordo politico, di ridurre sensibilmente l'effetto serra. Senza dimenticare gli effetti indiretti delle nostre azioni: acquistando auto ecologiche, elettrodomestici efficienti e persino vestiti bio efficienti scoraggiamo l'industria inquinante e la forziamo a un cambiamento di rotta. Vediamo come ognuno di noi può recitare una parte attiva nella riduzione delle emissioni nocive di co2, principali responsabili dell'aumento dell' effetto serra nel mondo, iniziando dal settore domestico.

 

Casa

I gesti e gli accorgimenti da seguire tra le mura di casa sono semplici, anche se richiederanno almeno inizialmente una certa attenzione per poi diventare automatici come gran parte delle nostre attività di routine. Contributo essenziale al tema lo fornisce la rivista dell'Accademia Americana delle Scienze "PNAS" che sciolina una serie di  azioni decisive che consentirebbero un taglio annuo del 20% delle emissioni domestiche e una riduzione delle emissioni su scala nazionale del 7,4% in 10 anni. Tali azioni, si legge sulla rivista,"vanno dall'adottare apparecchiature domestiche più efficienti e nell'usare meglio le apparecchiature stesse, e si dividono in 5 categorie principali: climatizzazione dell'ambiente domestico con installazione di sistemi efficienti di isolamento, installazione di apparecchiature efficienti per il raffreddamento degli ambienti, manutenzione e uso corretti di dette apparecchiature, comportamenti quotidiani". Inoltre , si legge, il 38% delle emissioni totali di co2 in USA, pari a circa 626 milioni di tonnellate(8% delle emissioni globali), è causa dell'uso diretto di energia in casa. Eccolo il macigno dell'inquinamento che pesa sulle nostre teste e che possiamo alleggerire. Anche i gesti banali del quotidiano aiutano, stendere il bucato evitando l'uso di asciugatori, non usare temperature elevate in lavatrice, usare docce con getto d'acqua contenuto, usare elettrodomestici efficienti e lampadine a basso consumo, limitare la temperatura dello scaldabagno. "Se tutti adottassero comportamenti domestici verdi", conclude lo studio,"negli Stati Uniti si avrebbe una riduzione pari a 34 milioni tonnellate di co2 all' anno".

 

Automobile

Passiamo avanti, a quando usciamo di casa e prendiamo la macchina. Recentemente l'UNRAE ha pubblicato i dati relativi alle immatricolazioni delle autovetture in Italia, circa 195.545 nel 2009, dai quali si apprezza una lusinghiera contrazione delle emissioni di co2 grazie all'efficace politica degli auto incentivi che ha incoraggiato i consumatori a scegliere modelli ibridi, meno inquinanti e più economici a livello di consumo di benzina. UNRAE ha calcolato che il valore medio di emissioni di co2 per autovettura da inizio anno è passato dai 145 g/km del 2008 ai 138,7 g/km del 2009 e il direttore Gianni Filipponi già guarda al futuro: "risultati del 2009 rappresentato un miglioramento superiore a quanto avvenuto complessivamente nei 5 anni precedenti, è opportuno prolungare le misure di rinnovo del circolante anche per il 2010". Al dato italiano si affiancano ulteriori studi sul tema che stimano una riduzione pari a 110 tonnellate di co2 ottenibile mediante l'uso di alcuni servizi o semplici accorgimenti nell'uso delle auto. Tra questi il car-sharing, che permette di utilizzare un unica auto su prenotazione e pagare in base all'uso, il car-pooling vale a dire la condivisione di un auto da parte di diversi amici che vanno negli stessi posti. L'automobilista verde è anche quello che controlla la pressione dei pneumatici(si consuma meno benzina con una pressione medio alta), cerca di mantenere il motore a velocità costante e opta per l'acquisto di mezzi ibridi.

 

Alimenti e vestiti

Un ultima riflessione può far capire quanto profondamente e anche contro la nostra volontà siamo coinvolti e circondati dal fenomeno co2. Questa si nasconde in quasi tutti i prodotti che maneggiamo o acquistiamo ogni giorno, dai cd ai vestiti al cibo. Tutti questi prodotti per finire sui banconi ed essere venduti hanno bisogno di energia prodotta per il trasporto, lo stoccaggio, la vendita, gli smaltimenti. Un energia grigia, che non è visibile e non scaturisce direttamente dal prodotto. Un esempio per chiarire, l'autocarro che trasporta un prodotto e necessita di co2. Nel settore cibo la carne incide in maniera preponderante sul clima, mentre ortaggi e verdure hanno un impatto ridotto. Per avere alcuni dati di riferimento basta collegarsi al sito eatlowcarbon.org nel quale è possibile pesare i cibi in base al loro contributo carbonico (una bistecca di manzo da 113 g. equivale a oltre 7500g di co2, due porzioni di pasta e fagioli sono 200 grammi). In Svezia è stata da poco approvata la norma che prevede l'obbligo di riportare sulle etichette dei cibi anche la quantità di co2 emessa per farli giungere davanti al consumatore. Anche nel vestiario si nasconde co2 sotto forma di energia grigia, un maglione di cotone ha un impatto di 3-4 kg di co2, una giacca di pelle tocca i 12 kg. Di recente sono stati introdotti alcuni maglioni di cotone bio, con un bilanciamento di co2 migliore, nonché indumenti a impatto zero.

Gli ultimi dati richiedono un ulteriore analisi. L'intervento statale in questi settori è particolarmente necessario per indurre le imprese (attraverso incentivi economici per quelle virtuose, così detti sistemi cap and trade), a ridurre l'accumulo di energia grigia sfruttando sistemi di energia alternativa nelle varie fasi di produzione. Utilizzando biogas, concime proveniente da fonti rinnovabili e più in generale puntando su forme energetiche da cui non scaturiscano gas-serra come il sistema  eolico, solare, a idrogeno, a carbone pulito, biodiesel e le biomasse.

Nei settori dove è preponderante l'accumulo di energia grigia appare difficile stravolgere stili di vita individuali consolidati, si pretenderebbe una virtuosità eccessiva e al momento anche poco giusta alla luce dell'immobilismo  internazionale (peraltro destinato a rimanere tale nel  prossimo appuntamento di Copenhagen). In tali settori vanno responsabilizzate prima di tutto le imprese, una volta tanto i politici dovrebbero dare il buon esempio, stipulare accordi vincolanti, che potranno tradursi in  un segnale ai cittadini e in uno stimolo per un ulteriore sforzo di volontà.

 

 

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