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sabato 22 febbraio 2020

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Una rivoluzione iniziata con 27 dollari

L’esperienza di Grameen Bank, dal villaggio di Jobra ai 7 milioni di clienti attivi oggi

09.01.2010 - Alessio De Laurentiis



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Dici microcredito e credi di dire terzo e quarto mondo, poi inaspettatamente, anche nel primo e nel secondo ci sono organizzazioni e persone che trovano sostentamento in questa politica, negli oltre cento paesi dove la rivoluzione ha attecchito.  

L’intuizione che ha cambiato la vita di migliaia di persone è dovuta ad un uomo, Muhammad Yunus, professore di economia all’Università di Chittagong, nella parte sud orientale del Bangladesh. I suoi studi in Economia l’hanno portato prima ad insegnare a Boulder, in Colorado, e poi alla Vanderbilt University di Nashville, nel Tennessee. Tornato in patria nel 1974, si trovò nel pieno di una carestia che fece emergere con drammatica violenza la fragilità del sistema paese e della sua economia. Nell’anno delle dimissioni di Nixon e della caduta del regime militare in Portogallo, stava per nascere in Bangladesh una rivoluzione silenziosa, che porterà il professore a vincere il premio nobel  per la pace nel 2006 per  “i suoi sforzi per creare lo sviluppo economico e sociale dal basso. Una decisione presa dal comitato per l’assegnazione del premio anche in relazione ai milioni di persone aiutate, e per l’immenso impatto sociale che il microcredito è destinato ad avere.

Basta spostare di poco il centro di gravità, perché nulla resti più come prima

Stando ai dati dell’UNDP – United Nations Development Program, il 20% più ricco della popolazione mondiale ottiene il 95% del credito erogato nel mondo. 

L’economia definita informale è la fonte di reddito della maggior parte delle famiglie del terzo mondo, ma l’assenza di garanzie reali che ne consegue e le dimensioni stesse dell’attività lavorativa, che il più delle volte è di puro sostentamento, preclude l’accesso ai servizi bancari classici. E’ a questa situazione insostenibile che il professor Yunus cercò una di trovare una via d’uscita.

Lui, che insegnava economia ai suoi studenti, avvertì l’impossibilità di continuare nella sua missione di pedagogo, se prima non avesse trovato una soluzione alla situazione nella quale versava il suo paese. Tutto partì dal villaggio di Jobra, vicino Chittagong, dove la gente, come nel resto del paese, moriva di fame, d’inedia: “Si può morire in tanti modi, ma la morte per fame è la più inaccettabile”. Durante le sue ricerche, Yunus fu attratto da una donna che lavorava uno sgabello in bambù. Questa, insieme ad altre abitanti del villaggio, comprava da un rivenditore il bambù a 5 taka, la moneta locale (1 taka corrisponde a 0,0726 dollari), e vendeva il suo manufatto a cinque taka e cinque paisa: guadagnava insomma appena due centesimi per ogni sgabello venduto. Lo scarsissimo guadagno teneva la donna e le sue compagne intrappolate nel loro stato di miseria, mancavano i capitali per comprare più bambù ad un prezzo conveniente, perchè nessuna banca avrebbe finanziato un investimento del genere per l’assenza di garanzie, e gli usurai le avrebbero strangolate con i loro interessi. Fu così che Yunus finanziò, di tasca propria, il primo progetto di microcredito, prestando al gruppo di donne 27 dollari, che permisero loro di avere il capitale necessario per acquistare il bambù grezzo e reinvestire i propri guadagni. 

Da questo gesto, che avrebbe potuto essere unicamente frutto di altruismo, nacque in realtà un altro sistema di credito, che in pochi anni avrebbe avuto un impatto senza precedenti nell’accesso al credito da parte della fascia più povera della popolazione.

Piccoli rivoli per dissetare un paese affamato

Quella intuizione aprì la strada ad una rivoluzione epocale, dal basso, dell’economia.  Alle grandi somme si sono contrapposti i piccoli, a volte piccolissimi aiuti concreti alla popolazione. Ai contratti ed alle garanzie scritte si sono sostituite strette di mano e fiducia, alla solvibilità dimostrabile, il senso dell’onore. Oltre nove milioni di persone hanno cominciato così il cammino che li può portare fuori dalla miseria, e non solo nei paesi del terzo mondo. 

La Grameen Bank, la “banca del villaggio”, nasce nel 1976, e rappresenta una rivoluzione sociale, che aiuta i più poveri e mette le donne in condizione di poter cominciare la loro impresa.  Oggi la banca è la quinta in ordine di grandezza nel paese, ed il suo sviluppo ha portato negli ultimi venti anni alla nascita di altre istituzioni simili, ad opera di ONG internazionali, come Accion Internacional, Care Internacional, FINCA (Foundation for International Community Assistance) International, ACODEP (Asociacion de Consultores para el Desarrollo de la Pequena y Microempresa), o ancora Vita Microbank in Benin, Fundasol (Fundacion Uruguaya de Cooperacion y Desarrollo Solidario) in Uruguay, Financiera Calpia in El Salvador. E questi non sono che alcuni esempi. Anche nella ricca e civilizzata Europa si è sviluppato il microcredito, con i necessari, inevitabili cambiamenti che la differente condizione sociale richiede. Ha preso vita ad esempio Jasmine (Joint Action to Support Micro-finance institutions in Europe), voluta dalla Commissione Europea e dal gruppo EIB (European Investment Bank). Presentata ufficialmente il 17 settembre 2008 dal Commissario per le Politiche Regionali Danuta Hubner, Jasmine vivrà su due direttive principali: l’assistenza tecnica alle istituzioni di microfinanza ed il finanziamento diretto delle istituzioni non bancarie più meritevoli.

La banca dei poveri

Grameen Bank resta comunque l’esempio più fulgido ed attivo nel mondo. Una banca che, nel 2008, ha prestato complessivamente oltre 900 milioni di dollari ai suoi clienti. Sempre nello stesso anno ha superato la cifra di oltre 7 miliardi e mezzo di dollari concessi dall’inizio della sua attività ad oltre 45 milioni di poveri, soprattutto donne, con un tasso di rimborso che supera il 98%. Oggi la banca conta oltre duemila filiali con 17 mila dipendenti in ventisette paesi nel mondo, con una media di 250 dollari per ogni prestito concesso. Un'insolita caratteristica della Grameen Bank consiste nel fatto che per il 94%  è di proprietà dei suoi oltre 7 milioni di clienti attivi, e il restante appartiene allo stato. I clienti sono raggiunti capillarmente negli oltre 83 mila villaggi dove questa arriva. Una vicinanza che si riflette anche nelleSedici decisioni, una sorta di vademecum al quale ogni contraente deve aderire: nessuna clausola vessatoria, o impegni onerosi, ma solo la volontà, reale, di migliorare la propria vita e quella dei propri figli, anche attraverso la costruzione di case più decorose e salubri, attraverso l’impegno scolastico, la disciplina, e la ricerca del benessere, per se stessi e per la propria comunità di appartenenza.

Foto di Alessio Grameen

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