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sabato 22 febbraio 2020

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Abomini della rete

Su Facebook due esempi dello scarso controllo operato sul social network da parte dei suoi amministratori che denotano il necessario ritorno a una “censura intelligente”

26.01.2010 - Irene Roberti Vittory



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Un titolo sgrammaticato, primo segnale dell'ignoranza di chi questo gruppo virtuale l'ha creato: "Odiamo Anna Franck". Nella pagina di Facebook, sulla colonna a sinistra, leggiamo: "Anna Frank...Chi è?????? Una bambina ke se fosse viva avrebbe centinaia di milioni di dollari solo xkè ha scritto un diario d merda in una soffitta del kez? No ragazzi...Non permettiamo ke quel libro continui a vagare nel mondo. Distruggiamo tutte le copie esistenti...mi raccomando mi fido di voi". E non è uno scherzo.

Il linguaggio è quello che è, il messaggio ridicolo e il rispetto nei confronti di Anna Frank, nonché di tutti coloro che hanno dovuto subire la bestialità umana durante il nazismo, naturalmente assente, perché assente è la conoscenza dei fatti, e non solo quella. Vediamo che il gruppo appartiene alla categoria: "svago- fan club". Un altro schiaffo alla storia. Per fortuna gli iscritti al gruppo sono "solo" 18, pochi, ma comunque troppi considerato che fuori da questo si muove un radicato anti-semitismo. E allora viene da chiedersi dove sia in questo caso la censura da parte degli amministratori del social network più famoso del mondo. Se è vero che la libertà di pensiero va tutelata sempre, non è però possibile utilizzarla come parafulmine per legittimare la libertà di infangare la memoria delle vittime dell'Olocausto.   

Qualche giorno fa era stato Paolo Grimoldi della Lega Nord a chiedere un'interpellanza al ministro Gelmini affinché fosse fatta chiarezza su un episodio "disdicevole" avvenuto in una scuola elementare brianzola, in cui veniva fatto leggere il Diario di Anna Frank, comprese le righe in cui la giovane parla delle sue parti intime. Pornografia che genera turbamento nei bambini: questo il giudizio su quelle parole. Qualcuno, invece, dovrebbe spiegare ai bambini che la pornografia non è certo in Anna Frank, una bambina che cresce e naturalmente scopre il suo corpo, ma nelle strabordanze e negli sculettamenti della tv e di Internet. Eppure a nessuno, neanche a Paolo Grimoldi, sembra interessare quel genere di "turbamenti".

Neanche a farlo apposta, il 27 gennaio cade la "Giornata della memoria", che su Radio Padania viene anticipata da queste affermazioni - circa il popolo padano - dal conduttore Andrea Rognoni: "Non vogliamo vedere film dove gli omosessuali si slinguano tra di loro: la depravazione morale sta raggiungendo il suo limite estremo, arrivando a superare la cattiveria con la quale Hitler ha mandato sei milioni di ebrei a morire. Crepate, voi che ci date dei moralisti e dei bacchettoni, crepate assieme a Satana. Noi siamo sicuri di salvarci; voi crepate pure". Il messaggio ha trovato eco anche online. Su una cosa non si può eccepire: è errato definirli moralisti. La morale è una responsabilità, pertanto richiede intelligenza, latitante in questo caso. 

Altri abomini della rete: "I cani fanno schifo, sono figli del demonio: scacciacaniamoli". Anche in questo caso il messaggio è lampante, e si avvale di giochi di parole e foto oscene. Gli iscritti 297. Se il gruppo fosse dedicato a coloro che non amano i cani, sarebbe accettabile; insomma, è più che legittimo non essere appassionati di questi animali. Ma qui Fido e company vengono definiti "figli del demonio", "abominevoli e feroci", "brutti", da "dare in pasto ai lupi selvatici", dulcis in fundo "esseri orrendi". Avremmo qualche dubbio su chi effettivamente meriterebbe l'etichetta di "esseri orrendi", ma limitiamoci alla denuncia del fatto. Questi sono solo due esempi di ciò che si trova nel grande ventre di Facebook, così sterminato e incontrollato che di certi gruppi è persino tollerata l'esistenza.

Mutare il linguaggio e la coscienza non è operazione da poco; richiede tempi lunghi e un humus culturale fertile. Ma si può dare il buon esempio. Si può ancora insegnare, almeno alle giovani generazioni, che non è vero che bene e male assoluto non esistono e che tutto è relativo, tutto è comunicabile. Lo si può fare cancellando i segni della volgarità visiva e verbale. E, visto l'uso incessante della rete da parte di persone di ogni età - in particolare le più piccole - ci auguriamo che gli amministratori del mondo Facebook affrontino con fermezza il problema.     

 

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