Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /web/htdocs/www.mpnews.it/home/archivio/config/routing.php on line 4
MP News | Archivio
collabora redazione chi siamo


lunedì 06 luglio 2020

  • MP News
  • Attualità

La Guerra di Mario

05.02.2010 - Pierluigi Conzo



Il mio sguardo sul Microcredito

Nell’estate 2009 sono stato in Argentina, nella periferia di Buenos Aires, per raccogliere informazioni e...
Leggi l'articolo

Quando si lascia l’asfalto…

  Quando si abbandona la strada asfaltata per raggiungere l’interno di un quartiere si compie un salto in...
Leggi l'articolo

Il ruolo delle Banche di Investimento nella Microfinanza

  Sono coinvolte attualmente nell'ambito della microfinanza alcune tra le più grandi banche d'investimento...
Leggi l'articolo

Il Microcredito nella Regione Lazio

  Il microcredito è portato alla ribalta in Occidente dalla decisione dell'Assemblea Generale dell'ONU di...
Leggi l'articolo

La guerra di Mario

Mario ha 48 anni e si assegna un 10 sia come soddisfazione di vita in generale sia come lavoratore. Vive in una baracca del Barrio Mitre, una grande villa (baraccopoli) in San Miguel, periferia di Buenos Aires. Vive alla giornata riparando le biciclette in una specie di anticamera della sua casa; lavora dal lunedì al lunedì per cercare di attirare qualche cliente anche la domenica, giorno di riposo per la concorrenza. 

Mario sfama i suoi sette figli, due cani ed un gatto con meno di 20 pesos al giorno (4 euro); si alza alle 6 del mattino per andare a cercare un posto dove comprare un kilo di pane al prezzo più basso. Torna a casa e lavora fino a notte per cercare di arrivare al giorno successivo. Nove persone vivono in quella casa e una sola stanza per dormire. Persino i cani tremano dal freddo in questo rigido inverno argentino; ma Mario cerca di non pensarci e gioca con le sue due gemelle, alzandole con le braccia come due scimmiette, l’una pendente da un lato e l’altra dall’altro.

Mario mi racconta che, un anno, la maestra separò le gemelle in due classi distinte. Il risultato fu drammatico: l’una si ammalò per mesi e l’altra fu bocciata. Da quel momento capì che loro sono fatte per stare insieme e che mai più avrebbe permesso ad anima viva di separarle.

Eppure Mario lavorava e guadagnava bene anni fa. In una fabbrica della Pepsi, in capitale. Peccato che poi alla grande azienda non conveniva più delocalizzare la produzione in quella città e decise di chiudere, mandando sul lastrico intere famiglie e successive generazioni. In Argentina se hai più di 40 anni come manovale già sei fuori dal mercato. Ed è ciò che è accaduto a Mario, costretto ad abbandonare il suo precedente stile di vita per trovarsi all’improvviso senza neanche una casa in cui vivere.

Per questo, Mario decise di occupare un terreno in questa baraccopoli, pratica molto comune qualche tempo fa per le vittime della globalizzazione. Ed ora è qui, con i suoi sette figli, in una baracca e in una zona dove in certe ore scatta il coprifuoco. Mi racconta Mario che spesso ripara gratis le bici dei drogati e dei ladruncoli per farseli amici, per non rischiare la vita per una manciata di pesos come al suo vicino. Ha sette figli da tutelare e questa è la sua unica arma di difesa: l’amicizia.

È stata l’intervista più lunga nella mia piccola esperienza di ricercatore di campo; la più intensa e la più triste. Quando gli chiedo se un giorno gli faccia piacere ricevere un microcredito da parte della fondazione, lui mi guarda fisso negli occhi, pensa, sospira e mi dice: “Un credito mi permetterebbe di ingrandire la mia attività, per smetterla di vivere alla giornata con l’ansia di non riuscire a portare nulla da mangiare ai miei figli”. Mi saluta invitandomi ogni volta che passo da quelle parti a bere un mate con la sua famiglia e a passare un tempo con loro. La pratica del mate in Argentina è il rito per eccellenza dell’amicizia, della condivisione, dell’esserci l’uno per l’altro.

Si è fatta l’una. E’ tardissimo e in questa zona rischiamo la vita se non torniamo presto in agenzia per il pranzo. Salutiamo e ci incamminiamo, io e la mia assistente locale, verso la fondazione. Entrambi in silenzio. Non ci sono parole per descrivere quel momento così ricco di sensazioni. Camminando per le strade infangate in un silenzio da coprifuoco mi risuonano alcune frasi di Mario e penso alle contraddizioni dei grandi palazzi e delle baracche a pochi chilometri di Nairobi, ai ragazzini che dormono per le strade così europee di Buenos Aires, alle periferie nascoste della imponente città di Bangkok, agli orfanotrofi rumeni, all’asilo degli anziani di Càrdenas a Cuba, alle “case” di cartone dei senza fissa dimora e degli immigrati della stazione centrale di Napoli.

Luoghi e persone così lontane, culture così diverse. Accomunate dal cancro che distrugge l’umanità: il progresso di pochi e per pochi. L’arricchimento sregolato del nord/centro e la marginalizzazione umana del sud/periferia. L’egoismo razzista di chi si rinchiude nel proprio orto e cerca la migliore soluzione per uscire arricchiti da una crisi economica.
Ma Mario sa bene quello che succede, anche se non ha potuto terminare la scuola primaria. Quando le vendite non vanno e la gente non compra significa che l’economia non gira per i poveri, ma solo per i ricchi di questo paese. È lui ad insegnarlo, ogni giorno, con le sue parole, il suo umile lavoro, la sua guerra per la sopravvivenza, i suoi sette figli e – nonostante tutto – il suo sentirsi pienamente soddisfatto della sua vita.

Pierluigi Conzo
San Miguel – Buenos Aires
24/07/09
 

Foto: Impiegato di Protagonizar dà il credito ad un gruppo di donne

BlinkListDiggFacebookFurlGoogleLinkedInLiveMySpaceNetscapeNetvibesNewsVineOk NotiziePliggPliggaloPostanotiziePrintRankaloSegnaloStumbleUponTechnoratiTechnotizieTwitterYahooBuzzdel.icio.usemailfainformazione.it

Commenti

Per poter lasciare un commento devi prima effettuare il login o registrarti al sito.