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venerdì 10 aprile 2020

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Il problema dell'Inclusione Finanziaria: Analisi del Microcredito in Brasile

26.03.2010 - Eleonora Dell'Uomo



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Il sistema finanziario brasiliano è di gran lunga il più grande dell’America Latina: l’indice di profondità dell’intermediazione finanziaria supera quello dei suoi grandi vicini di casa, Messico e Argentina, nonostante questi abbiamo un reddito pro-capite in media più alto. Profondità finanziaria e stabilità sono riconosciute sempre più come contribuenti alla riduzione della povertà attraverso la crescita e la prevenzione delle crisi. 

Rojas-Suàrez (2008) stima che solo il 43% della popolazione adulta brasiliana ha accesso ai servizi bancari (1). Secondo il Banco Central do Brasil (BCB) solo un terzo dei brasiliani ha un conto in banca (circa 60 mln di persone); quasi il 30% dei municipi non ha una succursale bancaria; circa 1.400 cooperative di credito offrono approssimativamente i servizi finanziari di base a 1.5 mln di brasiliani, soprattutto nelle aree urbane.

Il settore bancario brasiliano e l’inclusione finanziaria.

La solidità del sistema bancario brasiliano è di riferimento internazionale. Ciò è risultato evidente soprattutto con la crisi finanziaria globale, che ha dimostrato la capacità delle istituzioni di restare praticamente immuni allo shock: in Brasile non si sono verificati casi di fallimento né di soccorso del governo alle istituzioni. Caratteristiche come la solidità e l’elevato standard tecnologico dei servizi e dei prodotti offerti dalle banche hanno permesso al sistema di rispondere alla forte domanda degli ultimi anni, attraverso l’apertura di nuovi conti correnti, l’aumento di concessioni di credito, la creazione e l’espansione dei canali di attenzione al cliente. 

Il Brasile non è comunque 'underbanked' in paragoni internazionali. I dati del 2008 mostrano l’esistenza, nel paese, di 158 banche, il patrimonio liquido delle quali, tra il 2002 e il 2008, è più che raddoppiato, passando da R$ 107.1 bln a  R$ 281.4 bln.

La solidità del sistema può essere misurata dall’indice di Basilea per la solidità di una istituzione (2). Alla fine del 2008 la media di questo indice per le istituzioni brasiliane era del 19%, 8 punti percentuali sopra il livello minimo raccomandato dal BCB e 11 sopra l’8% stabilito dall’accordo della Bank for International Settlements (BIS).

Come il patrimonio, anche il numero di punti di attenzione al cliente (da 82.1 mila a 177.6 mila nel periodo 2002-2008) riflette una capacità del sistema di generare e operare una “bancarizzazione”, considerato che in Brasile le agenzie bancarie sono culturalmente preferite ad altri canali efficienti, come l’internet banking o i servizi telefonici. 

 

Il microcredito in Brasile

La microfinanza ha cominciato a prendere corpo in Brasile a partire dal 1994, dopo la stabilizzazione economica del paese e l’approvazione della legislazione che ha indotto ad una regolamentazione del segmento, che operava già dal 1973 ma in forma poco istituzionalizzata (3). Sin dall’inizio, le Microfinancial Institutions (MFIs) hanno preso la forma legale di Organizações da Sociedade Civil de Interesse público (OSCIP) o di Sociedades de Crédito ao Microempreendedor (SCMs), a cui si affianca il lavoro di ONG locali, nazionali ed internazionali, per il finanziamento e l’assistenza tecnica alle popolazioni povere. 

Secondo le stime della World Bank, il 98% delle 4.1 mln di microimprese brasiliane spiegano il 45% del lavoro formale e più del 60 % del lavoro urbano, e direttamente o indirettamente sono la fonte di reddito primaria per circa 60 milioni di persone, generando quasi il 20% del PIL. Sono poi state stimate 14 milioni di microimprese informali, la maggior parte delle quali localizzata nel Sud e nel Sud-est del paese, anche se il Nord ed il Nord-est, regioni con alti tassi di povertà, contano con un maggior numero di nuove microimprese.

Lo scenario della microfinanza in Brasile è piuttosto contradditorio. Se da un lato è la maggiore economia dell’America Latina, con il più grande e sviluppato sistema bancario, dall’altro lato studi hanno dimostrato un basso tasso di penetrazione della microfinanza.  Considerando gli indicatori di penetrazione del mercato (4), infatti, il Brasile possiede un elevato potenziale per lo sviluppo del settore. Con una popolazione di 192 milioni di abitanti, è il paese più popoloso dell'America Latina ed il quinto del mondo. Il 22% della popolazione vive in condizioni di miseria: si parla di più di 42,24 mlndi poveri, di cui appena l‘1.6% riceve microcredito. (5)

D’accordo con Soares e Melo Sobrinho (2008), la metà delle 70 mln di persone che si stima non abbiano un reddito, o con un reddito minimo, avrebbe interesse a ricevere microcredito.

I dati del MIX

Stando ai dati del Microfinance Information eXchange (MIX), in Brasile ci sono 26 MFIs con un totale di circa 669 mila clienti, il 91.3% dei quali concentrati nelle maggiori quattro: CrediAmigo, Banco Popular do Brasil, Cresol e Cresol Baser. In queste 26 MFIs, il credito alla microimpresa è la tipologia più offerta sul mercato (il 78% dei crediti attivi e il 82,3% del portafoglio con dati aggiornati al 2008), seguito dal credito al consumo (22,0% dei crediti attivi, e il 17,5 % del portafoglio credito delle MFIs). 

Per quanto riguarda la metodologia di credito, tanto il prestito di gruppo solidario che il prestito individuale si dividono il mercato brasiliano: il primo rappresenta il 52.4% dei prestiti attivi e il 34.7% del portafoglio, il secondo rispettivamente il 43 e il 63.9%. Prima della specializzazione degli intermediari finanziari nel segmento microimprenditoriale, il credito al consumo era il sostituto più prossimo che ha permesso a molti imprenditori di avviare le loro attività imprenditoriali. 

Non c’è dubbio che il Brasile sia potenzialmente un grande mercato per espandere i servizi finanziari ai clienti di basso reddito, e non tanto perché è il maggiore paese della regione, ma soprattutto per i valori di copertura del mercato relativamente inferiori a quelli dei suoi vicini. A ciò si aggiungono le azioni di sviluppo messe in atto dallo Stato al fine di “massificare” i servizi finanziari offerti dalle MFIs.

Si ringrazia il Centro di Ricerche Economico-Giuridiche (CREG) dell’Università di Roma “Tor Vergata” e il Prof. Enzo Rossi (Presidente CREG, Professore Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Giurisprudenza di Tor Vergata) per il Programma di volontariato in Brasile (“Studenti per la cooperazione - Brasile”), 29 novembre - 17 dicembre 2009, Rio de Janeiro.


 

---NOTE

(1)  L’autore crea un indicatore di Accesso, con base in risposta alla ricerca della Federaçao Latino-Americana de Bancos (Felaban) e fonti complementari.

(2) L’indice fu definito dall’Accordo di Basilea II , realizzato tra i membri del Comitato di Basilea del BIS (Bank for International Settlements), che ha sede in Basilea. L’indice è una relazione tra il capitale delle banche e il valore dell’attivo ponderato per i rischi corrispondenti ed indica la capacità massima delle istituzioni di concedere prestiti. 

(3) Il programma União Nordestina de Assistência a Pequenas Organizações (UNO) , creato nel 1973 , in Recife è considerato il primo programma di offerta di microcredito nel paese . (KRAYCHETE, 2004).

(4) I dati demografici sono di dicembre 2007. Sono stati presi inoltre i dati del World Development Indicators della World Bank, attualizzati all’aprile del 2009.

(5) Fonte: MIX 2009.

 

 

 

 

 

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