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Il "decreto salva liste": dialogo con il costituzionalista Massimo Siclari

07.03.2010 - Edoardo Iervolino



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Il decreto legge "salva liste" è al centro del dibattito politico. MPNews, per capirne di più, ha intervistato il Prof.Massimo Siclari, ordinario di Diritto Costituzionale e Giustizia Costituzionale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Roma Tre.

Prof. Siclari, il decreto legge, firmato del Presidente Napolitano ieri mattina, ha ovviamente spaccato in due le parti politiche: se il centro destra esulta dichiarando che ai cittadini viene «restituita dal decreto la possibilità di esercitare il loro diritto di voto» (Capezzone) e che si è «trovato un percorso, senza toccare le leggi, per dare a tutti gli elettori la possibilità di trovare il proprio simbolo alle urne» (Polverini), il centrosinistra condanna il dl definendolo «un’evidente forzatura di un governo arrogante» (Marrone) e «un 'decreto lista' incredibile che è chiaramente incostituzionale» (Bonino). Da costituzionalista qual è la sua opinione?

In primo luogo, va considerato che l’art. 15 della legge n. 400 del 1988, esclude esplicitamente il ricorso al decreto legge in materia elettorale, certo si tratta di una legge ordinaria, ma molti studiosi la considerano una legge di attuazione costituzionale espressiva di principi desumibili dalla Carta fondamentale. Comunque sia, non è, il decreto legge n. 29 del 2010, il primo ad essere adottato in materia, non ricordo, tuttavia, che siano mai stati emanati decreti rivolti a modificare le regole del procedimento elettorale, a procedimento avviato.
In secondo luogo, va detto che l’interpretazione autentica (cioè l’interpretazione di previsioni di legge da parte dello stesso legislatore) è ammessa dalla giurisprudenza della Corte costituzionale solo quando siano emerse più interpretazioni giurisprudenziali di una certa previsione legislativa e non quando vi sia uniformità nell’individuare la regola deducibile dalla legge. In quest’ultimo caso, le previsioni di “interpretazione autentica” sono di solito dichiarate costituzionalmente illegittime per eccesso di potere legislativo.
Infine, mi sembra appropriato sottolineare che, in base al nuovo art. 122, Cost., la competenza legislativa in materia di elezioni regionali è “concorrente”, vale a dire ripartita tra Stato (che deve fissare i principi fondamentali di disciplina della materia) e Regioni (cui compete disciplinare più dettagliatamente la materia). Ora, se non vado errato, ci sono state già Regioni che, legiferando in materia elettorale, abbiano posto una disciplina – diversa da quella ora “interpretata autenticamente” – sulla presentazione delle liste. Il decreto è dunque suscettibile di essere impugnato anche dalle Regioni per invasione della competenza legislativa di loro spettanza.

Anche in passato però erano state modificate le regole elettorali e lo scontro non è mai stato così acceso. Ricordiamo ad esempio il rinvio per le elezioni del 1995: ma in questo caso l’intervento politico fu di molto precedente rispetto alla data stabilita. Questa volta invece il dl è successivo alla scadenza per la presentazione delle liste. Il fattore “tempo” è così importante?

Direi proprio di sì. Prima che sotto un profilo giuridico sotto quello del “buon senso comune”, che alle volte non guasta. Nelle gare di atletica leggera, è previsto che un corridore, dopo tre “false partenze”, sia escluso dalla competizione, indipendentemente dal fatto che sia o meno un grande campione, un recordman. Dubito che, nelle Federazioni di atletica, qualcuno abbia mai pensato, una volta che un corridore sia stato escluso, di riammetterlo in gara, sospendendo la regola generale perché avrebbe danneggiato un campione.

Sui giornali e nella discussione politica sentiamo spesso “decreto legge interpretativo”. Che cosa significa? Quali altre tipologie di dl esistono?

Credo che con tale espressione si intenda alludere ad un decreto di interpretazione autentica quale, in qualche modo si auto qualifica (ma non è) il decreto legge n. 29 del 2010. Andrà a finire come per il cd “lodo Alfano”, un’espressione del tutto priva di significato giuridico, ma che è utilizzata anche dai giuristi per individuare la legge (dichiarata costituzionalmente illegittima) con la quale era prevista la sospensione dei giudizi per le alte cariche dello Stato. Si parla anche di decreti “catenaccio” (che sono quelli con cui si aumenta una tariffa o si introduce una tassa, per evitare che vi siano accaparramenti e speculazioni nelle more del procedimento di formazione di una legge ordinaria) o di decreti “milleproroghe” (quando il decreto è orientato a prorogare determinati termini giuridicamente rilevanti). Lo ripeto si tratta di denominazioni giuridicamente prive di significato: valgono solo – nel linguaggio corrente – ad indicare, sinteticamente, il contenuto di un decreto.

L’articolo 77 della Costituzione recita: «Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall'inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.» Questo è un caso di effettiva «necessità» o «urgenza»?

Come ho già detto, non si dovrebbero fare decreti legge in materia elettorale.

Vista la situazione di Lazio e Lombardia, quale sarebbe stata secondo lei una soluzione conforme alla legge per riammettere le liste in questione?

Per i “listini”, che sotto un profilo temporale erano stati depositati regolarmente, poteva farsi leva sulla giurisprudenza amministrativa che consente, a determinate condizioni, di ammettere liste carenti sotto il profilo formale e, a quanto pare, questa tattica ha già dato qualche frutto. Per la lista del PdL, a Roma, mi sembra proprio ci fosse poco da fare.

La mancata firma di un dl aprirebbe un serio conflitto istituzionale. Secondo lei, però, era possibile un rifiuto del PdR nel porre la firma ad un dl con contenuti così controversi, considerando ulteriormente la vicinanza di questo decreto e la data delle elezioni)?

Direi di no. A quel che sembra, il Presidente è riuscito a scongiurare soluzioni ben peggiori, ma non può opporre un rifiuto definitivo. E comunque non compete al Presidente un approfondito controllo di costituzionalità delle leggi che promulga o dei decreti che emana.

Il Ministro Maroni aggiunge: «Non decide il governo chi corre, ma aiutiamo il Tar ad applicare la legge serenamente e in modo corretto». Quella del Ministro è una lettura corretta della situazione? E’ corretto, inoltre, creare questo tipo di pressione sul Tar?

Quella di Maroni è una lettura che si basa sulla considerazione del decreto come un atto di interpretazione autentica, ma ho cercato di spiegare che tale non è. Credo che i giudici del Tar applichino sempre la legge serenamente e in modo corretto.

In definitiva questo decreto legge mette in pericolo il funzionamento democratico del nostro paese?

Non basta un solo atto incostituzionale a cancellare una democrazia.

 

Fonti generiche e dichiarazioni parlamentari: 1, 2, 3, 4

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