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giovedì 02 aprile 2020

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Perché la tecnologia ci rende umani?

All’Auditorium dell’Istituto Massimo nuove e vecchie generazioni si confrontano sul tema della comunicazione odierna, da Internet ai social network

15.04.2010 - Irene Roberti Vittory



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La domanda "perché la tecnologia ci rende umani?" contiene in sé un implicito, quanto evidente, presupposto: la tecnologia ci rende umani, bisogna solo capire perché. Ma la conferenza tenutasi nella Sala Crostarosa del Massimo ha subito smentito questo punto di partenza, il titolo stesso dell'incontro, ponendo preliminarmente la questione del se la tecnologia ci renda umani oppure no. E lo ha fatto mediante gli interventi di "Joseph Turner" - alias Fabrizio Gasparetto, scrittore e autore televisivo - e Patrizia Boglione, art director di fama internazionale, impegnata nel campo pubblicitario. Ma soprattutto, lo ha fatto con i ragazzi e con i "meno giovani" presenti in sala, grazie ai quali è stato possibile dare vita a un acceso dibattito. Il tema più discusso e sentito è stato il social network più famoso del momento (e vedremo quanto durerà questo momento): Facebook. Perché iscriversi? Perché, al contrario, non farlo? Rende più stupidi? Più intelligenti? Meno liberi? Più esibizionisti? Mortifica il concetto di "amico"? I pareri sono discordanti, ognuno racconta la sua esperienza. I più adulti si rivelano incuriositi ma al contempo intimoriti dalla portata di un fenomeno del genere; i giovani, neanche a dirlo, non avvertono l'urgenza del tema perché loro con la tecnologia ci sono nati, e non conoscono un "prima" e un "dopo" Internet, Facebook e simili, ma ne vivono la costante presenza. Un compagno di giochi, insomma, questo Facebook. Un modo per farsi gli affari degli altri, per passare il tempo, per un saluto al volo con chi è lontano, per organizzare una serata. Un modo magari un po' stupido, sì, ma irrinunciabile (salvo per pochi "superstiti" che dichiarano di non essere iscritti). Perché Facebook è anche uno strumento attraverso cui mostrarsi per quello che si è o che si vorrebbe essere, uno schermo attraverso cui filtrare una verità di fatto o soltanto agognata (che finché non si adempie è una bugia, come l'identità falsa e farsa di Joseph Turner). Diceva Wilde: "ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero". 

Gasparetto, in quest'occasione più ascoltatore che oratore, simpaticamente dissimula la propria indifferenza all'argomento e, in mezzo a tutte le opinioni tra loro opposte e ai suoi stessi contraddittori pensieri, fa notare quello che può essere un saggio compromesso: la tecnologia non è di per sé buona o cattiva, è l'uso che se ne fa ad esserlo. E qui la discussione potrebbe chiudersi. In fondo è proprio così: è la dipendenza ad essere sbagliata, sono ignoranza e superficialità i veri errori, e la rete può acuirli ma non crearli dal nulla. Superando le posizioni neutrali, Patrizia Boglione si pronuncia entusiasticamente sulla tecnologia. Naturalmente essa ha degli svantaggi conclamati; nel caso del già tanto citato Facebook esso diminuisce la concentrazione, sfavorisce le capacità relazionali, incentiva il dialogo virtuale lasciandone pochissimo a quello "vis-a-vis". Ma accorcia i tempi della comunicazione, rende possibile il riallacciarsi, altrimenti insperabile, di rapporti ad esempio con familiari lontani e sconosciuti, dona una maggiore visibilità e incoraggia l'iniziativa di tanti giovani creativi. E a proposito di creatività e generazioni a confronto, punto focale dell'incontro, la Boglione aggiunge che "noi adulti possiamo offrirvi la nostra esperienza e la nostra capacità di sintesi, che voi non avete trovandovi di fronte a un mare di informazioni; mentre voi potete offrirci le vostre capacità di analisi.". In questo modo le infinite potenzialità della tecnologia possono essere indirizzate e sfruttate positivamente, senza dimenticare che esse sono "il modo di costruire noi stessi". Speriamo che la distinzione tra mondo reale e mondo virtuale rimanga sempre chiara agli occhi dei giovani, e che un eccessivo ottimismo tecnologico non porti a un vuoto di sentimenti e di curiosità. L'ultima riflessione la regala Gasparetto, ed è sull'"immediato": un paradosso, ai giorni nostri, se è vero che per essere davvero "immediata" (cioè non mediata), una cosa che si definisca tale ha invece bisogno di essere mediata (dalla rete, dai mezzi di trasporto e via dicendo). Un mondo paradossale, contraddittorio, in cui si barcamenano nostalgici e iper-tecnologici, in cui i giovani rischiano di inaridirsi e diventare vecchi, e i vecchi di ringiovanirsi inseguendo con moderazione le novità della rete. Varrà allora ricordare quel saggio compromesso di cui sopra e fare un uso intelligente di questa cosa, a volte così poco intelligente, che è la tecnologia.

 

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