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giovedì 09 aprile 2020

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Salvatore Carpinteri – Se ipsum fecit

13.06.2010 - Irene Roberti Vittory



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Chi conosce bene la Sicilia, l'ha esplorata a fondo o ci vive, ne avrà anche compreso lo spirito ribelle e complesso. È una terra sospesa; qualcuno la trova paradisiaca, qualcun altro infernale. Ha in sé il germe di infiniti paesaggi, ne è la sintesi e, al tempo stesso, unica e originalissima copia. A paragonarla a una donna la si potrebbe trovare affascinante ma misteriosa, talmente bella da mettere in soggezione, talmente intelligente, complicata e timida da porre un invisibile muro tra lei e il mondo circostante.

Salvatore Carpinteri conosce a fondo la Sicilia; ha scavalcato quel muro invisibile e, portandole in dono dipinti e poesie, ne ha compreso il carattere. Le sue tele, dalla portentosa intensità, svelano una sensibilità fuori dal comune. Il sentimento amoroso per quella donna inafferrabile che è la Sicilia, si fonde nei colori aspri e nei tratti sfocati che la contraddistinguono; solo un occhio così attento può cogliere il dinamismo e la fuggevolezza di questa splendida e martoriata regione. Tra le tele spicca anche l'autoritratto dell'artista: "Se ipsum fecit". Un autoritratto che conferma grande consapevolezza di sé, della propria sensibilità, ma che anche testimonia il dolore e il senso di isolamento che hanno accompagnato l'artista durante la sua vita e che, probabilmente, ne hanno fatto crescere sensibilità e lirismo. Altrettanto toccanti sono le poesie di Carpinteri, intrise di leopardiano romanticismo: un senso di nostalgia e di violenta bellezza circonda le parole dell'artista e accompagna l'osservatore verso la piena conoscenza non solo del pittore/poeta, ma anche di se stesso.

Scomparso da quasi vent'anni, Carpinteri ha lasciato un'impronta indelebile in un'intera generazione di artisti siciliani tra gli anni Cinquanta e Sessanta. E oggi rivive qui, nel silenzio discreto di via Margutta, nelle tinte e nelle poesie che aprono il cuore.

"Le foglie dei ricordi

scosse dall'albero della vita

errano volteggiando in un tempo indefinito

ma salde restano le radici

da cui son nate."  

(Viaggio nella memoria, 1986)

 

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