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martedì 31 marzo 2020

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Editoria e web per continuare a mantenere l’economia dei giornali: Italia vs USA

Internet ha rivoluzionato i giornali, accellerando e facilitando l'accesso all'informazione e rendendo gratuiti molti contenuti. Analizzimo da vicino come le testate più importanti cerchino di far fronte al web

06.11.2010 - Timoteo Carpita



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Old newspaper

Fare paralleli tra la nostra Italia e un altro paese, magari gli Stati Uniti d’America, è da sempre gioco nazionale più o meno strumentalizzato all’occorrenza. Parlando di giornalismo online che si allaccia bene col tema della connessione in mobilità, si scopre che il giochino in questo caso viene semplice, senza forzature, ed evidenzia analogie e differenze interessanti.

Il primo settembre scorso Audiweb (il soggetto realizzatore e distributore dei dati sulle audience in Italia) ha pubblicato i dati relativi alla vita su Internet degli italiani: i siti con più visitatori unici e pagine viste nell’arco di Luglio 2010, i dati relativi ad aree geografiche, età e fasce orarie. Repubblica si mantiene “url” più digitato con più di un milione di lettori unici al mese. Gli altri quotidiani, invece, fanno fatica a rispondere alla crescente concorrenza lanciata dalle piattaforme di blog o realtà editoriali vere e proprie ma considerate non tradizionali perché non presenti in edicola. Il sito del Messaggero è appena sopra i 77mila, quello del Sole 24 Ore è sotto i 200mila, la Stampa.it sui 232mila; mentre Tuttomercatoweb.com supera i 240mila. In confronto vanno benissimo i siti di riviste e i network legati alla moda e che si occupano di gossip. Un esempio: Donna moderna supera i 117mila visitatori unici mentre Panorama si ferma sotto i 33mila (peraltro, se fa piacere o meno, doppiato dall’Espresso). 

Appaiono ancora più deludenti i dati relativi a realtà nate sul web e che hanno deciso di raccontarlo più delle altre. Su tutte la situazione attuale de ilPost.it e di Wired.it. Il sito della rivista “più nerd ma popolare come fruizione” che c’è in edicola si ferma sotto i 5000 lettori unici al mese. Il caso de il Post, esperimento italiano del gioiello di Arianna Huffington, è stato già analizzato da Massimo Russo e altri “opinionisti del web” (altra competenza rispetto a quella dei più conosciuti di calcio e politica).

Sempre nei primi giorni di settembre dagli Usa è giunta la notizia che proprio l’Huffington Post appena citato e la rete di blog Gawker Media ha sorpassato ogni altro sito di informazione tradizionale, tranne quello del New York Times. Dunque, qua ritroviamo le analogie e le differenze tra il nostro stivale e il paese a stelle e striscie. Il NYT banalmente può venire affiancato a Repubblica e forse non a caso proprio il giornale di Ezio Mauro fu il primo a puntare in Italia su una “redazione online” nel 1997. Subito dopo è facile aggiungere il collegamento con “gli altri giornali” che arrancano qui come in America.

 La differenza, invece, sta nel notare che in America la rete boccia tutti i giornali online(ricordando sempre l’eccezione del NYT) a favore di nuove strutture e forme di comunicazione pur sempre generaliste e che si sostituiscono perfettamente nel rispondere alla richiesta di essere informati da parte dei lettori. In Italia non è proprio così. Ricordata l’analoga eccezione, stentano a prendere il volo reti di blog o di informazione totalmente e solamente presente in rete che siano in grado di spazzare via i media fondati nell’800. Gli italiani si vanno a leggere il sito sul calciomercato per avere le notizie in tempo reale, quello sull’ultimo gossip per lo stesso motivo, ma sempre perché spinti da un interesse particolare e ben circoscritto.

 Sempre Audiweb il 29 settembre ha aggiornato la situazione pubblicando i dati relativi ad agosto. Trattandosi del mese estivo per eccellenza, si spiega in qualche modo il perché è andata meglio a chi è riuscito almeno a confermare i dati di luglio. 

Intanto fra il 6 e l’8 ottobre si è svolta ad Amburgo la 17esima edizione del World Editors Forum. La tre giorni degli stati generali dell’editoria internazionale si è concentrata sulla distribuzione dei contenuti sui telefonini e su nuove piattaforme web, sull'analisi degli ormai indispensabili social network, sulla remunerazione dei contenuti cosi' "diversamente" distribuiti. Ma la questione centrale e' stata come riuscire a costruire un rapporto proficuo anche per editori e giornalisti col colosso Google, l’unico soggetto che continua a generare profitti, in solitaria e a volte a danno proprio di editori e giornalisti.

Se il direttore del NYT sembra aver deciso che in un futuro molto prossimo forse il suo storico giornale dovrà abbandonare la zavorra cartacea per poter competere con forza sul web, da noi al massimo si rifà il “restyling” ai siti. Di più non si può. Anche perché, e forse proprio questa è la differenza fondamentale che sta a monte e da cui dipende tutto il resto, nel bel paese ci sono intere zone collinari e montane, entroterra delle isole e del sud, completamente senza Internet, altro che possibilità di scegliere la fibra ottica. 

Se poi cresce (ed è cresciuta notevolmente negli ultimi due anni) la navigazione attraverso dispositivo mobile, gli operatori, nessuno escluso (l’ultimo a cedere è stato proprio Tre nei giorni scorsi), sono costretti a rallentare la velocità di connessione agli utenti che consumano più banda. Perché? Perchè la banda è già satura e chi utilizza già 400-500 MB di traffico al giorno provoca problemi enormi agli altri utenti e dunque gli operatori hanno dovuto correre ai ripari. Quindi ci possiamo scordare, ad esempio, chiamate via Skype quanto ci pare se vogliamo spendere di più o solo via dispositivo mobile. Non si può. 

Noi ci chiediamo, a questo punto, chi è quel qualcuno che sta pensando a risolvere questo problema il prima possibile. C’è chi pensa a rendere possibile in Italia la connessione Wifi ovunque? Non la chiediamo mica gratis (anche se in America come nei paesi del nord Europa oltre ad esserci è anche gratis). Siamo disposti ancora a spendere di tasca nostra per il nostro paese. Dateci almeno questa possibilità.


 

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