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venerdì 25 settembre 2020

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Il mondo della cultura torna a farsi sentire contro i tagli

Nuovo incontro di "Abbracciamo la cultura" per presentare progetti alternativi ai tagli al comparto culturale e confrontarsi col mondo politico

21.04.2011 - Tommaso Zaccheo



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Foto di Tommaso Zaccheo

A poco più di un mese dalla manifestazione intorno al Colosseo, che ha radunato per la prima volta tutte le sigle di categoria e i sindacati, il movimento "Abbracciamo la cultura" unito a quello di Movem09, ritorna a far sentire la propria voce, a presentare le proprie proposte, critiche e disagi nella cornice della Piazza del Collegio Romano,  nella sala convegni S. Marta. Iniziativa che non è solo una conferenza stampa ma un incontro pubblico per presentare progetti alternativi ai tagli al comparto culturale, dare inizio ad un incontro e ad un momento di dibattito con le forze della politica, dell'opposizione ma anche del governo. Nel particolare l'incontro era rivolto al Ministro dei Beni e delle attività culturali Galan, come a tutta la compagine governativa. Nessun rappresentante del governo si è però visto quest'oggi all'appuntamento (e c'era da aspettarselo con le molte, improrogabili leggi da votare in Senato quest'oggi, da presentare alla Camera e lo snobismo solito dei componenti l'esecutivo), mentre erano presenti vari esponenti dell'opposizione.  A partire da Umberto Croppi, ex assessore alle politiche culturali del comune di Roma ora entrato nel FLI, dal Senatore Vincenzo Vita del Partito Democratico, da Stefania Brai di Rifondazione Comunista, per arrivare a Liliana Raffaelli, responsabile per l'IDV del gruppo alla cultura, ed anche al giovane Marco Furfaro membro del SEL.

L'avevano in fondo già promesso nella manifestazione del 5 Marzo che non avrebbero mollato un solo momento la lotta per un cambiamento di rotta nelle politiche di gestione dei beni culturali in Italia, nel tentativo di ridare forza, restituire dignità e prospettive di lavoro a tanti giovani e non, impiegati in settori da troppi (e da troppo tempo) ritenuti superflui, oziosamente intellettuali. Il movimento, che riunisce in un'unica organizzazione movimenti (non solo volti noti o meno noti) che vanno dalla CGIL all'FNSI per abbracciare neonate associazioni come l'ANA o meno giovani come l'ANCI, sembra sia riuscito soprattutto a non perdere la grande forza, la coesione e la pragmaticità che era riuscita ad unire queste realtà variegate. Soprattutto non hanno ceduto, come in molti ricordano, allo specchietto per le allodole del reintegro del FUS (fondo unico per lo spettacolo). Quest'ultimo, anzi, giudicato un'insufficiente toppa al taglio che ha fatto crollare il settore ai livelli più bassi tra i sei fondatori d'Europa (tra i quali, parrebbe strano dirlo, ci siamo anche noi). Inoltre si denuncia il ricatto che presiede a questo reintegro, ovvero  l'accisa di due centesimi su ogni litro di benzina per reintegrare i fondi andati perduti. Accusa che viene lanciata non solo sul metodo, ma anche sulla presentazione dell'iniziativa. Insomma, non solo è un'inutile tassa aggiuntiva sulle tasche dei consumatori, ma anche un'arma di contropropaganda lanciata su chi ha saputo con determinazione imporsi contro un pesante attacco ai lavoratori, danneggiando non solo i loro diritti ma anche un bene che (se dovesse servire ripeterlo) è una fonte inesauribile di sviluppo per il nostro paese.

Tesi questa manifestata con forza da Giuliano Trefiletti, presidente della Federconsumatori, che è presente per portare un rapido saluto ma non un segno di solidarietà, anzi una dimostrazione di affetto e coinvolgimento attivo nel movimento. Ci tieni poi a precisare di voler evitare il termine consumatore quando si parla di chi deve usufruire della cultura, semmai, quello di fruitore, più innocuo, meno aggressivo. Appunto, quest'ultimo, che è forse memore dei molti discorsi fatti dal Presidente del Consiglio per invogliare ad un consumo che rasenti un fare compulsivo nei cittadini. Da notare come su questo si basi buona parte della propaganda politica del PDL e delle sue scelte in campo economico; in particolare questa lunga diatriba con la cultura ("con la cultura non si mangia", è questo il messaggio che viene fatto passare dai Ministri del Governo), quando esiste la dimostrazione come in altri paesi sia stata proprio lei ad aver dato lo stimolo per far fronte alla crescente, dilagante, straripante crisi. Ci viene sottolineato come in Germania nella sola Berlino siano stati stanziati fondi di 350 milioni proprio in vista della crisi; cifra pari al reintegro dei fondi FUS, da distribuire su tutto il suolo nazionale.

L'attacco non è solo da parte del governo. Roberto Natale, presidente FNSI, riporta un articolo uscito su Repubblica, nel quale Giuseppe De Rita attacca una forma di sviluppo e di educazione che ha portato i giovani "ad abbandonare il lavoro in fabbrica" verso lavori e studi più prettamente intellettuali. Dimostrazione del fatto che in molti settori dell'opinione pubblica, anche da parte di chi storicamente si fa portavoce di una "educazione delle coscienze" (parole del direttore editoriale Eugenio Scalfari) possa passare il messaggio che è tempo di scegliere altre vie rispetto a quelle della cultura o dell'arte. Per questo le proposte avanzate dal movimento sono tutte volte verso un'attenzione marcata non solo a discorsi su massimi sistemi, ma verso pratiche politiche di sostegno ai lavoratori, ai settori ed alle aziende interessate. Si chiede in particolare l'equiparazione (quindi anche le stesse sovvenzioni ed aiuti) alle imprese che investono nel settore. Non solo quindi per il cinema o la televisione ma anche per il teatro, l'editoria ecc.

Per il teatro è presente solo, come privato cittadino, il direttore del teatro Eliseo Massimo Monaci. Voce importante ma solitaria, in quanto manca un rappresentante dell'AGIS (Associazione Generale Italiana Spettacolo), nonostante il fatto che molti dei suoi lavoratori siano stati licenziati, messi in cassa integrazione e il gruppo non riceva più gli stanziamenti che in passato gli permettevano un capillare ed importante lavoro con le scuole. Il dottor Monaci descrive una situazione in cui i rapporti tra i teatri pubblici ed i molti privati portano da una situazione logorante di scontro, laddove entrambi influiscano nel lavoro delle compagnie in maniera massiccia e non chiaramente regolamentata.

Ma è sul piano degli autori che serve un discorso più ampio. Gli autori non sono una categoria salvaguardata, specie nel comparto televisivo. Sono trattati come impiegati, quindi soggetti alle decisioni e alla pressione fiscale ma non hanno gli stessi diritti degli impiegati. Non sono rappresentati come categoria lavorativa e, cosa forse peggiore perché più radicata, non sono percepiti come lavoratori in senso stretto dall'opinione pubblica e dal governo. Questo ci spiega Linda Brunetta, regista ed autrice televisiva, chiarendo poi come tutti siano soggetti ad una forma di incertezza di reddito dovuta alla discontinuità dei lavori che riescono a realizzare. Sottolineare questo intervento vuol dire arrivare poi al nodo gordiano dell'intera iniziativa. Il problema non è solo politico oppure economico ma soprattutto sociale. Troppo spesso si considera l'operatore culturale come un intellettuale, non come un lavoratore in senso stretto. Se è pur vero che per forza di cose il suo lavoro non ha la stessa difficoltà, pesantezza ed alienazione del lavoro in fabbrica è pur vero che ci si trova in una situazione paradossale: da una parte una società del libero consuma (già descritta da Pasolini come un vero totalitarismo edonistico), che per sua legge interna tende a far diventare merce qualunque cosa, anche ed in questo periodo soprattutto il consumo; dall'altra un sistema di welfare, previdenziale che non tiene realmente in conto di questa mutazione ed abbandona una categoria lavorativa alla sua "solitudine". Questa potrebbe però essere una specifica scelta politica e come tale accettata o combattuta (ma come fare se non con una linea massimalista di cambiamento politico?). Il problema principale da risolvere potrebbe però essere di natura, anche qui, culturale. Partire insomma dalla percezione popolare che si ha di queste categorie. La maggior parte li vede come sanguisughe, leccapiedi, opportunisti o alla meglio come degli oziosi perdigiorno che però si lamentano pure.  Linea di pensiero che non si riverbera dalle cariche dello stato ai cittadini bensì è stata sfruttata ed alimentata per scopi elettorali ed economici. Contrastare questa visione non è solo dare diritti a dei lavoratori (che del resto non sono più intellettuali e basta, visto che ormai tale figura non vive più di ragionamenti e della propria arte, ma ha necessità di "sporcarsi" le mani con attività produttive e legate al mercato) ma anche dare la possibilità ad un comparto di crescere, finanche a poter trascinare il paese verso una ripresa, dando anche, questo sì importante per un paese moderno e civilizzato, dignità sociale a figure professionali che poi incidono sul livello di acculturazione, progresso e quindi benessere di un intero paese. Tutto questo e molto altro c'è nelle proposte del movimento, nella volontà di ridare vita ad un Ministero svilito come quello dei Beni Culturali, passando per proposte concrete come una partecipazione anche privata purché limpida e trasparente, anche nelle spese e negli appalti. A fianco di queste iniziative serve un interlocutore politico all'altezza, che oggi si è sicuramente fatto vedere, che ha ascoltato e saputo presentare proposte serie, concrete, sincere e profonde ma che alla prova del nove bisognerà vedere se riuscirà o se avrà il coraggio di mantenere.

 


L'incontro di "Abbracciamo la cultura"
Foto di TOMMASO ZACCHEO


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