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lunedì 28 settembre 2020

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PRIMO PIANO - Legge bavaglio: nuovi tentativi di vecchi autoritarismi

30.09.2011 - Tommaso Zaccheo



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foto di Tommaso Zaccheo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Nessuno ti può giudicare. La verità ti fa male, lo so". Tra i molti striscioni che animano questa piazza, tra le molte organizzazioni e movimenti che hanno risposto a questo appello di mobilitazione contro l'ennesima stretta del governo sulla "legge bavaglio", "ammazza blog", "legge sulle intercettazioni" o come altro la si voglia appellare, questo ci è parso il più esaustivo. In queste due frasi è condensato il giudizio che la piazza del Pantheon riserva a questo ddl, liberticida e vergognosamente ad personam. Lesiva dei diritti del cittadino e chiarificatrice sull'ansia che muove il governo nell'accanirsi a riproporla: il terrore, proprio di ogni classe dirigente, verso quegli organi che hanno come primo dovere quello di rendere pubblici e di smascherare ogni sorta di illegalità, qualsiasi comportamento dannoso verso la collettività e contrario alla dignità della carica che si ricopre. Questo il tono di molte dichiarazioni rese dal palco, questa la condanna che si alza da questa manifestazione, preludio per le prossime che seguiranno l'iter del provvedimento.

Un presidio organizzato però in tutta fretta, che certo funziona come risposta repentina alla volontà di accelerazione sul decreto, che permette, forse, contare le proprie forze ma che non garantisce quell'affluenza di cittadini che ha caratterizzato le precedenti manifestazioni.

Molti però i volti di professionisti della carta stampata (Roberto Natale, Segretario della Fnsi, Giuseppe Giulietti di "Articolo 21", Isabella Ferrario, l'"esiliata" del TG1 Maria Luisa Busi, Sandro Ruotolo, Arianna Ciccone di "Valigia blu", Enzo Iacopino presidente dell'Ordine dei giornalisti) e di politici, non esattamente di primo piano, ma tutti sin dall'inizio impegnati e partecipi, da due anni a questa parte, nel bloccare il disegno di legge (primo fra tutti il senatore Vincenzo Vita, mai assente ad un appuntamento, poi gli onorevoli Pedica, Zaccaria e Gentiloni). Presenti inoltre la CGIL e l'ANPI.  

Due le novità di questa giornata: il battesimo della neonata "GIULIA" (Giornaliste Unite Libere e Autonome) e il giuramento di "Articolo 21", composto ad hoc per questa giornata di lotta e che in quattro articoli sintetizza i doveri di chiunque si occupi di informazione, blogger inclusi e che ribadisce il chiaro intento di non rispettare la norma, qualora venga approvata. A spiegarci meglio quali siano i danni di questa norma, quale il rischio che ogni cittadino corre con questa legge, sono Natale, Giulietti e Vita, in un'intervista rilasciataci poco dopo il termine della manifestazione. Importante ora è ricordare come questa legge provenga dal lontano duemiladue, portando il nome del suo inventore, Mastella e quindi il timbro dell'allora maggioranza di centrosinistra. Fece notizia anche all'epoca e molte delle associazioni in questi giorni mobilitate in piazza si opposero a questo scempio ma di sicuro non provocò l'indignazione che si respira oggi e di sicuro non ci fu la risposta politica di queste manifestazioni.

Ora sono passati dieci anni e molte cose sono cambiate, anche il profilo antropologico della classe dirigente. Se prima norme come queste erano ad appannaggio di tutta la casta dei politici, difese da argomentazioni bi-partisan e presentate come freno allo "strapotere" di un'altra casta, quella dei giornalisti, ora è chiaro (bè, non che ci voglia molto) che se un premier è indagato in un centinaio di processi e che le sue dichiarazioni private mettono in luce non solo comportamenti discutibili ma soprattutto illegali, una legge che non solo non permette più ai cittadini di essere informati ma impedisce ai magistrati di svolgere il loro compito è da considerarsi, per lo meno, un tantino pericolosa ed ogni difesa di essa pretestuosa. Palese è anche il danno che ne ricevono, in termini di sicurezza, i cittadini come chiaro il vantaggio che ne deriva alle organizzazioni criminali. Di nuovo, inoltre, c'è che in dieci anni la rete ha cambiato volto, è diventata un oceano ricco di possibilità come di rischi, capace di abbattere governi e superare qualsiasi barriera imposta dai governi. Ecco perché ammazza blog, perché le piazze riempite tramite il solo tam-tam della rete possono far paura.

Certo questa non è, come già detto, una piazza gremita. Ma non si può ancora dire con sicurezza cosa avverrà nei prossimi giorni, quale sarà la reazione di un Paese che rischia il crollo economico, che ha ogni settore in crisi profonda ed in disaccordo su buona parte delle scelte della maggioranza, un paese che nonostante tutto questo vede un governo accanirsi su leggi per due anni e mezzo combattute e respinte al mittente, senza avere risposte chiare, serie e definitive sul proprio futuro. Un paese stanco e disilluso, dove tanti sarebbero gli argomenti da mettere in primo piano e molte le promesse da mantenere. Forse anche questo ha un suo peso sull'affluenza di popolazione a questa manifestazione, che resta una risposta valida e necessaria a uno dei tipici tentativi di deriva autoritaria in una situazione di crisi.  

INTERVISTA a Roberto Natale (presidente FNSI), Giuseppe Giulietti (Articolo 21), Vincenzo Vita (sen. PD)


La manifestazione del 29 settembre al Pantheon
Foto di Tommaso Zaccheo


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