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Mario Monti e l’Europa

19.11.2011 - Livia Liberatore



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Flickr (cc) FriendsofEurope

"Non c'è un loro e un noi. L'Europa siamo noi". Mario Monti al Senato della Repubblica parla anche di Europa e annuncia che molto spesso lo sentiremo ripetere simili parole. Un'Italia forte, all'interno di un'Europa unita saranno il contesto in cui affrontare i sacrifici che impone la crisi economica e la logica delle forze del mercato. Viene da pensare a un cambiamento di rotta di questo governo dopo Berlusconi, quest'ultimo definito dalla copertina dell'edizione europea del Time come "l'uomo che ha messo a repentaglio l'Europa e non ne è dispiaciuto". Mario Monti ha un'idea precisa del futuro europeo dell'Italia e vede le due realtà come inscindibili.

Il Presidente del Consiglio, per cominciare, ha una lunga esperienza nelle istituzioni europee. I giornali italiani lo indicano senza dubbio come il "tecnocrate" e Monti stesso ha posto l'accento sulla tecnicità del suo governo. Tuttavia, a ben guardare, Mario Monti non è nuovo alla politica, solo che l'ha fatta ad un altro livello: quello europeo. È stato, infatti, Commissario europeo al Mercato interno e poi alla Concorrenza, per nove anni totali: nominato da Berlusconi nel 1994 e confermato da D'Alema cinque anni dopo, è stato definito dalla stampa statunitense, all'inizio degli anni 2000, l'uomo più potente d'Europa. È Monti a portare avanti, in quegli anni, la denuncia per abuso di posizione dominante nei confronti della Microsoft e a porre il veto alla fusione delle aziende statunitensi General Electric e Honeywell, esercitando un vero  e proprio potere di governo dell'economia. Un tecnico in Italia, dunque, ma un politico in Europa.

Consapevole che "l'Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra", e che la crisi che la coinvolge potrà essere superata solo a livello europeo, Monti afferma che l'Italia non può permettere e permettersi che gli altri la considerino l'anello debole dell'Europa, in questo momento storico di straordinaria importanza e complessità. È necessario, allora, tornare ad essere attori protagonisti nel palcoscenico europeo . Altrimenti - ammonisce Monti - saremo destinati a diventare semplici ''soci di un progetto che non avremo contribuito ad elaborare, ideato da Paesi che, pur avendo a cuore il futuro dell'Europa, hanno anche a cuore i loro interessi nazionali, tra i quali non c'e' necessariamente un'Italia forte''.

Come fare allora per riprendere la posizione di attori di primo rango? Sarà necessario, innanzitutto, ritrovare un ruolo italiano nel cosiddetto asse Berlino-Parigi, questione divenuta molto popolare nei media, negli ultimi tempi. L'Italia potrà perseguire le strade parallele, ma che non si escludono a vicenda, di cercare un suo posto fra il potere di Francia e Germania e di sapersi raccordare con gli altri stati membri intermedi o minori dell'Unione, in sintonia con la visione del nostro paese. Nel suo discorso al Senato, Monti ha sottolineato la lungimiranza di Alcide De Gasperi nel progetto di integrazione europea, il quale seguì proprio la strada dell'inserimento italiano nella riconciliazione franco-tedesca, fondamentale per formulare ogni ipotesi europea, con esiti rivelatisi poi benefici per l'Italia.

Il nuovo governo italiano dovrà, quindi, giocare la sua partita fra le attuali due anime dell'Unione, quella intergovernativa e quella federale. Secondo un'analisi dell'Istituto Affari Internazionali, c'è attesa per una posizione italiana di stampo federale, riguardo alla questione della moneta unica e dell'impianto istituzionale dell'Unione, che costituisca un contrappeso alle preferenze intergovernative di altre maggiori capitali. L'adesione di Monti al Gruppo Spinelli, fondato nel 2010, grazie all'opera dell'Unione dei Federalisti europei, sembra confermare queste attese.

Occorrerà, dunque, definire una linea di condotta per la riforma del sistema istituzionale europeo e ristabilire una presenza italiana nell'Unione europea che non si esaurisca nel restare nell'euro. Tuttavia, l'Unione Monetaria è fondamentale, secondo Monti: il progetto europeo non potrà proseguire se dovesse fallire la Uem e l'Europa tornerebbe al punto in cui era negli anni Cinquanta. Il futuro dell'euro, dice Monti, "dipende anche da ciò che farà l'Italia nelle prossime settimane, anche e non solo, ma anche": bisognerà, allora, convincere gli investitori internazionali che l'Italia seguirà la strada del rigore di bilancio, della crescita e dell'equità.

Il mandato di Mario Monti interessa tutta l'Europa, conclude un editoriale di Le Monde. La riuscita dell'Italia condiziona l'uscita dalla crisi per tutta l'Eurozona. Buona fortuna, professore!

 

 

 

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