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mercoledì 27 maggio 2020

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ANTARTIDE - Incontro con i futuri vicini di casa: arriva la nave coreana

VI puntata del Reportage dall’Antartide. Container italiani e scambio di know how nel rispetto del Trattato Antartico

08.01.2012 - Edoardo Maria Lofoco



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Baia Terranova, sullo sfondo Cape Washington.

Quasi tutti ancora dormono alle 6 del mattino, tutti tranne chi sta facendo il turno notturno di sorveglianza agli impianti di trattamento acque, ai generatori ed ai frigoriferi, quando si sente in lontananza la sirena di una nave. E' la nave coreana che aspettavamo da settimane. E' una rompighiaccio di fabbricazione russa, sia chiama Araon (Ara=mare, On=tutto), ha una stazza 7400 tonnellate ed è lunga circa 80 metri. Chiama alla radio la sala operativa portando il suo saluto alla base italiana. La aspettavamo da tempo, doveva arrivare una settimana fa ma si è fermata a soccorrere un peschereccio giapponese che, urtato un iceberg, imbarcava acqua nello Stretto di Drake, il tratto di mare più pericoloso del mondo. La Araon porta nella sua stiva diversi container italiani, caricati a in Nuova Zelanda e pieni di frutta, verdura, molta coca cola e finalmente le tanto agognate birre da accoppiare alla pizza del sabato sera. Quello di trasportare cibo e attrezzature per gli italiani è un favore tra futuri vicini di casa in accordo con il principio di collaborazione sancito dal Trattato Antartico. I coreani hanno infatti in progetto di costruire una avveniristica base a Baia Terra Nova a circa 15 km da quella italiana. Secondo il "Trattato Antartico" in vigore dal 1 Dicembre 1959 l'Antartide non appartiene a nessuno essendo patrimonio dell'intera umanità. Il Trattato quindi accantona, fin tanto che rimane valido, le rivendicazioni territoriali che alcune nazioni avanzano per motivi geografici (Cile, Argentina, Australia, Nuova Zelanda) o per esser state protagoniste dell'esplorazione (Regno Unito, Francia, Norvegia). I paesi firmatari sono 12 e 27 quelli che fanno parte del consultivo. Per far parte del consultivo bisogna condurre ricerche scientifiche sostanziali ed avere almeno una base permanente sul territorio. Secondo il Trattato, l'Antartide è un continente pacifico dove c'è assoluta libertà scientifica. Le nazioni si impegnano a proteggere l'ambiente e a non produrre rifiuti e possono mandare ispezioni in qualsiasi base di un altra nazione.

Poco prima di mezzogiorno un elicottero si alza dalla nave, atterrando sull'helipad della base. Scendono il capo spedizione coreano, un camera man e l'ingegnere capo, accolti dal nostro capo spedizione Alberto Della Rovere. Gli ospiti sono invitati a pranzo e il camera man viene accompagnato a filmare ogni angolo della base.
Il giorno successivo i nostri elicotteri fanno la spola con la nave per caricare in grosse reti il carico e tutti sono stati chiamati a dare una mano per stivare il cibo nei container vicino alla cucina. Il nostro capo spedizione e gli ospiti si riuniscono. I coreani hanno enormi risorse economiche e tecnologiche, ma hanno bisogno dei consigli della quasi trentennale esperienza italiana su come si vive in Antartide, su come organizzare la base, ma anche sul clima che incontreranno a Baia Terra Nova (tipo di vento, temperature, condizione stagionale del pack ecc...). In occasione, chiediamo al capo spedizione coreano se possono rompere con la nave il pack che ancora persiste nella baia per poter consentire ai biologi marini di mettere in mare il battello oceanografico "Skua". I coreani acconsentono ma il giorno successivo la Araon tenta invano di rompere il ghiaccio, avanzando solo di 200 metri. Lo sconforto assale i biologi, estremamente frustrati di non poter pescare gli Ice Fish o analizzare la composizione e il contenuto in microplancton delle acque non ricoperte dal ghiaccio.


Colonia di pinguini imperatore presso Coulman Island

L'arrivo della nave ha portato comunque una ventata di allegria e a cena si possono finalmente gustare dei buonissimi kiwi e qualche ottimo mandarino. Non si può non riflettere sui motivi e su quanto sia complicata la nostra permanenza in Antartide. Nel territorio più inospitale e selvaggio del pianeta questo succoso kiwi diventa un bene dal valore enorme: ha infatti percorso migliaia di chilometri su una nave che brucia migliaia di litri di gasolio, tutto ciò per consentire la ricerca scientifica. Rifletto sulla responsabilità che abbiamo nello svolgere un lavoro egregio e sul prestigio che ci è concesso ad avere queste enormi risorse a disposizione. Il pensiero va al futuro di questo continente: cosa ne sarà dell'Antartide quando scadrà il Trattato nel 2048? L'Antartide è un continente antico, ricco di risorse minerarie e con enormi riserve di petrolio e gas. Fino ad ora è stato protetto dal Trattato, a sua volta voluto dalle grandi potenze di allora (Usa e Urss). Il rinnovo del Trattato dovrà essere voluto dalle grandi potenze del futuro, in particolare da Cina ed India che hanno nuove e moderne basi sul continente, oltre ovviamente dagli Stati Uniti che con la base di Mc Murdo hanno costruito una vera e propria cittadina con oltre 2000 abitanti.
Mordo il mio prezioso kiwi che odora di erba lontana con un po' di malinconia, spero che l'egoismo delle nazioni non uccida mai il sogno di un Antartide come patrimonio naturale e scientifico dell'intera umanità.

 

Pier Paolo Giacomoni è Ricercatore in Vulcanologia all'Università di Ferrara.
Per leggere altri suoi articoli, visita il suo blog.

 



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