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mercoledì 27 maggio 2020

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MEDIO ORIENTE - Il piano ANNAN per fermare le violenze in Siria

Ecco le sei mosse per fermare il massacro

29.03.2012 - Edoardo Maria Lofoco



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Martedi 27 marzo, secondo quanto riferito dal portavoce di Kofi Annan Ahmad Fawzi, il governo siriano ha scritto all'inviato speciale dell'Onu e della Lega Araba per la Siria dicendosi disposto ad accettare "il suo piano in sei punti" sostenuto dal Consiglio di sicurezza dell'Onu per risolvere la crisi nel Paese.

La decisione siriana, che giunge dopo un anno di guerra civile e ben 8000 morti, ha suscitato la reazione positiva dell’intera comunità internazionale. E' "un importante passo iniziale, che potrebbe porre fine alla violenza e allo spargimento di sangue" ha commentato lo stesso Annan.  Sulla stessa linea d’onda il Segretario Generale ONU Ban Ki-Moon, che ha esortato Assad a mettere immediatamente in pratica gli impegni presi. Persino Iran e Russia, alleati di ferro del presidente siriano, hanno formalmente dato il loro assenso alla realizzazione dei “6 punti” di Annan.

Vediamo, dunque, nel dettaglio cosa prevedono:

 

  • l’impegno della Siria a lavorare assieme ad Annan per un processo politico finalizzato a raccogliere le aspirazioni del popolo siriano;
  • l’impegno della Siria a fermare gli spostamenti delle truppe e porre fine all’utilizzo di armi pesanti nelle aree più densamente abitate. Una volta adottate queste misure, la Siria dovrà cooperare con Annan e sotto la supervisione dell’ONU per porre fine ad ogni tipo di violenza. Annan chiederà simili prese di posizione anche all’opposizione, anch’essa chiamata ad abbandonare la lotta armata;
  • l’impegno della Siria a concedere quotidianamente una “pausa umanitaria” di due ore per recapitare aiuti ai civili ed evacuare i feriti;
  • l’impegno della Siria a rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente e a fornire un elenco di tutti i siti in cui sono tenuti prigionieri oppositori politici;
  • l’impegno della Siria a concedere libertà di circolazione e movimento ai giornalisti provenienti da tutto il mondo, senza adottare politiche discriminatorie per quanto riguarda i visti;
  • l’impegno della Siria a rispettare il principio della libertà di associazione e il diritto di manifestare pacificamente.

 


Il fatto che Assad si sia piegato ad accettare un simile compromesso dimostra il suo crescente isolamento diplomatico, nonché la sua debolezza di fronte alle continue e persistenti pressioni della comunità internazionale ed in particolare del mondo occidentale e della Lega Araba.

Resta da capire se il presidente siriano effettivamente manterrà fede agli impegni presi. Se così dovesse essere, la diplomazia metterebbe a segno un punto decisivo e si creerebbe un beneaugurante precedente sulle modalità di risoluzione delle crisi internazionali, per una volta non affidata agli artiglieri della NATO, ma a soluzioni di compromesso non belliche. Se, invece, Assad si dovesse rimangiare la parola data ad Annan, il presidente siriano perderebbe ogni residuo credito presso la comunità internazionale (anche presso la Russia, che si è spesa a favore della missione di Annan) ed il rischio di un intervento armato in stile Libia diventerebbe sempre più concreto.

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