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PRIMO PIANO - 100 anni di Titanic

14.04.2012 - Simonetta Caminiti



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Foto: ©Arianna Visani

Sono trascorsi cento anni dalla notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912: quando, al largo delle coste canadesi, la più grande imbarcazione di tutti i tempi si lasciava inghiottire dall'oceano. Ferita nel ventre da un iceberg, spezzata in due, mentre migrava da Southampton a New York.

Ne sono trascorsi quindici, dal debutto di quel naufragio al cinema. James Cameron (all'epoca produttore e sceneggiatore) diresse, ambizioso e forte di un alto budget, la ricostruzione quasi ossessiva del Titanic e della sua sciagura in mare. A bordo, il melodramma d'amore tra Kate Winslet (attrice allora ventenne, inglese) e l'emaciato eroe romantico degli anni '90: Leonardo Di Caprio, appena saltato fuori dal Romeo + Juliet di Baz Luhrmann (1996). Il risultato? 11 Oscar (su 14 nomination), 1,8 miliardi di dollari d'incasso contro i 285 milioni di costo, e un rilancio del film in 3D per i nostalgici, proprio in occasione del centenario. Ma quello di Cameron non era il primo tentativo di raccontare la tragedia del Titanic sullo schermo: tra gli altri lungometraggi, già nel 1953 il regista Juan Negulesco si era cimentato in una prova (proprio dal titolo Titanic) nella quale aveva ripercorso gli ultimi giorni di personaggi reali, e della sfortunata nave.

Non mancano, complice la ricorrenza di quest'anno, addirittura due sceneggiati. Uno prodotto dalla ABC, l'altro prossimo al palinsesto Rai. Un cast internazionale, per quest'ultimo, con la partecipazione di Massimo Ghini e Alessandra Mastronardi. Sarà "l'antefatto", la ricostruzione ambientata a Belfast del progetto navale di "RMS Titanic": il transatlantico nel cui scheletro d'acciaio - spiegherà la fiction - si annidavano già le impurità che potrebbero aver "con-causato" l'incidente. Proprio a Belfast, tra l'altro, sorge un imponente museo dedicato alla nave: una riproduzione dei suoi ambienti, il cantiere e le carte processuali che lo riguardano. Tutto racchiuso nella forma a stella di un edificio che richiama il simbolo della compagnia "White Star".

Ma gli attori in carne ed ossa sembrano non bastare a chi vuol rivivere con empatia le atmosfere della sciagurata "Versailles galleggiante". Pochi giorni fa, proprio da Southampton, è partita un'imitazione del Titanic, "Ms. Balmoral": a bordo, 1309 avventurieri (tra i quali Phillip Littlejohn, il cui nonno fu uno steward del vero Titanic). Coincidenze o dannazioni? Un malore ha assalito un passeggero costringendo a soccorsi in elicottero, e le immagini hanno fatto rapidamente il giro del mondo.

«In prima classe voglio viaggiare su questo splendido mare», cantava De Gregori: il brano si chiamava - tanto per cambiare - "Titanic", ed evocava tra un giro di chitarra e l'altro quanto le divisioni sociali possano costare la pelle, anche e soprattutto in un'emergenza a mare aperto.

Il sapore eterno di una fiaba triste: il transfert per cui, dalla romantica e sontuosa superficie, immaginiamo l'orrore di sparire tra le viscere glaciali dell'oceano. Un incubo a occhi aperti, lontano e vicinissimo a noi (per dirla con Cèline Dion, e con un pensiero fin troppo facile alla Costa Concordia). Tutto funziona oggi come ieri, a cento anni dallo scontro con lo scoglio bianco e freddo più feroce della storia. 


Belfast - Il cantiere del Titanic è oggi museo a cielo aperto
Foto di Arianna Visani


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