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I Percorsi della Memoria: un modo diverso per rivivere la storia del Vajont

01.10.2012 - Enrico De Col



Una pietra per lottare

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Foto di Enrico De Col

Lo scorso 30 settembre si è svolta a Longarone, in provincia di Belluno, la settima edizione de "I percorsi della Memoria", una perdonata non competitiva che prevede un'escursione sui luoghi del disastro del Vajont.

L'appuntamento, organizzato dall'associazione Superstiti del Vajont in sinergia con comuni e istituzioni locali, quest'anno ha avuto la partecipazione di ben 5500 persone provenienti da tutte le parti d'Italia, e anche dall'estero, confermando negli anni una continua crescita e un interesse sempre forte.

Sì, perché non si tratta di una semplice gara su sentieri di montagna, sebbene ci siano stati circa 800 atleti che hanno corso per un piazzamento e i primi classificati hanno vinto i meritati premi, ma un evento ricco di significati che si pone anche la funzione di far toccare con mano, a chiunque lo desideri, quei territori che furono segnati per sempre dalla devastazione causata dall'umana avidità.

I luoghi del Vajont dunque. Ovvero la zona di Longarone, Erto e Casso, che quella maledetta notte del 9 ottobre 1963 furono travolti dalla furia delle onde che causarono 1910 vittime. La più grande catastrofe della storia italiana in tempo di pace. I tracciati disponibili da percorrere erano tre: quello da 10 km dal centro di Longarone fino alla parte inferiore della diga, da 17km, un prolungamento del precedente verso il coronamento della diga (ovvero una passerella sulla sommità costruita qualche anno fa) e il paese di Casso, oppure il più lungo da 25km che si spingeva fino a Erto. Conclusione per tutti con il pranzo al palazzo delle fiere di Longarone, dove si svolgeva l'esposizione dedicata alle Dolomiti patrimonio dell'Umanità. Presenti molte famiglie con bambini sul passeggino, anziani, e persino disabili in carrozzina: in molti infatti hanno colto l'occasione per una tranquilla passeggiata. Tra loro anche i membri del "Gruppo Vajont" di Facebook, che hanno organizzato un raduno nazionale.


Foto di Enrico De Col

Tra tutto questo svetta maestosa la diga del Vajont, costante monito di quel che è successo. E' bene ricordare che la diga è ancora lì, non è affatto crollata come ogni tanto qualche commentatore nazionale poco attento si ostina a scrivere. Ma la diga è solo la punta di un iceberg del così detto il sistema del "grande Vajont", che coinvolge un vasta zona tra la provincie di Belluno e Pordenone (la diga è una sorta di confine di regione tra Veneto e Friuli) con diverse dighe e centraline idroelettriche. La dicitura (creata nel 1957) indica l'evoluzione di un progetto portato avanti tra il 1940 e il 1962 dalla società Sade, divenuta poi Enel. Tubi, pontili, passerelle, gallerie, canali di scolo che continuano a riversare acqua (costruiti dopo per ragioni di sicurezza) si estendono per chilometri all'interno delle montagne. Uno vero e proprio spettacolo di ingegneria: si potrebbe usare la parola "capolavoro" se questo termine non fosse poco appropriato in questi casi, accessibile al grande pubblico solo una volta l'anno, su autorizzazione dell'Enel (proprietaria di tutti gli impianti) che durante la giornata fornisce anche le sue guide per visite e spiegazioni.

Infine, una menzione speciale per il volontariato: cuore pulsante che ha coinvolto ben 300 persone su sentieri, parcheggi, punti di ristoro e distribuzione dei pasti (sono stati utilizzati ben 7 quintali di pasta e altrettanti di sugo!). Il ricavato poi andrà a formare un fondo a sostegno delle associazioni locali: un modo simbolico per gli organizzatori di ricambiare, a distanza di anni, la tanta solidarietà ricevuta dai longaronesi all'indomani del dramma da parte di persone comuni, associazioni, forze militari e istituzioni varie, italiane e internazionali Quelle furono tante storie positive, perché dal grande male può nascere un grande bene.

Il prossimo anno ci sarà il 50° anniversario del Vajont. Si annunciano grandi proposte commemorative tra cui il potenziamento organizzativo di questa iniziativa con la conseguente abolizione del limite massimo di partecipanti che quest'anno, come detto, è stato fissato per ragioni logistiche a 5500. Dato l'interesse suscitato (basta pensare che i posti disponibili si sono esauriti con una settimana di anticipo) non è difficile ipotizzare di raddoppiare le presenze, arrivando a numeri davvero importanti. L'invito per tutti è dunque quello di partecipare (si terrà l'ultima domenica di settembre), avendo sempre presente però il rispetto dei simboli, che invitano a saper coniugare sport, ambiente, tecnica, ricordo rispettoso e riflessione critica. Un bel connubio che può riuscire vivendo con il giusto spirito questa manifestazione. 


I percorsi della memoria: Vajont
Foto di ENRICO DE COL


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