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sabato 08 agosto 2020

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LIBRI - 'Incontrarsi - Racconti di donne migranti e native'

Il libro sarà presentato al Salone dell'Editoria Sociale di Roma sabato 20 ottobre alle ore 16

01.10.2012 - Rita Proto



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La "differenza" è un'occasione di scambio, di crescita. E quando a scrivere sono donne di varie culture, il risultato è sorprendente. Lo testimonia "Incontrarsi- Racconti di donne migranti e native" appena pubblicato da Ediesse e curato da Cristina Ali Farah, Maria Rosa Cutrufelli, Isabella Peretti, Igiaba Scego   e Stefania Vulterini.

Il libro nasce da un concorso letterario proposto, ogni anno, da il "Caffè letterario" della Casa internazionale delle donne, con il sostegno e il patrocinio della Provincia di Roma. Contiene 34 racconti scritti da donne residenti a Roma e Provincia.

Al lettore arrivano le trame di una tela preziosa, fatta di confronti, di punti di vista diversi della realtà, in cui, chi emigra, cerca di raccontare la sua esperienza in Italia e le donne che ci vivono, colgono l'occasione per confrontarsi con vissuti e storie di altri Paesi.

"Un pensiero vivo- precisano le curatrici del volume- può nascere dalle relazioni tra donne e uomini di ogni origine, quando pratiche, conoscenze e arti li fanno mutualmente riconoscere nella diversità, per ricreare, ogni volta, la cultura".

Dietro queste parole che cancellano i pregiudizi ci sono sguardi, storie e parole di donne. Ne nasce una partitura intrigante, in cui si intrecciano voci, colori, odori diversi.

"Sono storie di arrivi e partenze- precisa Cecilia D'Elia, Assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma- storie di amori e di passioni, di violenze e di riscatti. In tutte le pagine vive la letteratura di più generazioni di autrici le quali danno valore al proprio percorso umano e sperimentano nel proprio contesto sociale sia l'urgenza della comunicazione che la presenza della poesia".

Parola alle donne straniere che scrivono nella nostra lingua per raccontarsi: "Per queste migranti - affermano le curatrici del libro - la scrittura, il racconto, la narrazione nella nuova lingua sono fondamentali strumenti di auto rappresentazione e di 'rappresentazione' dei mutamenti che intervengono in un contesto particolare come quello dell'emigrazione".

Parola anche alle "native", che, nell'incontro, scoprono  emozioni inaspettate.

Lo scenario che fa da sfondo a questi racconti è quello di un Paese diviso. Con la voglia di separare i Buoni dai Cattivi, utilizzando il colore della pelle e il passaporto. Un Paese che cerca le differenze con un "metal detector" o, peggio ancora, affida al bastone la sua ostilità.  Finisce così la vita di Mya, per colpa di una banda di "bravi ragazzi". E poi i pregiudizi di sempre, per cui perdono la vita alcuni zingari, colpevoli solo di aver affascinato Elisa, una bambina curiosa.

Viene messa in luce tutta la fragilità dei nostri pregiudizi ma anche la voglia di ascoltare altri ritmi, altre parole. C'è anche un'Italia che accoglie, come nel caso di Anna che accetta la sfida o di Happy che trova nuovi volti familiari.

Ci sono storie di violenza e sopraffazione che segnano la vita delle migranti ma anche incontri e amicizie amorose. Non mancano i lieto fine, come quello di Jesmin che, a diciannove anni, sposa il marito per telefono e poi  lo conosce e scopre che le piace, o di Anna che trova  in Adelina una manager efficiente.

Lepa è un fiume in piena, il suo racconto sulla vita in carcere è senza virgole. Il dolore è il filo conduttore delle parole di Asha, quando parla di quel rito barbaro, vietato ma ancora praticato, che cancella il piacere dal corpo delle donne.

Scrivere è un modo di fermare il razzismo, l'indifferenza, di scoprire che l'intercultura ha i colori, le emozioni di donne che si incontrano e si raccontano come se volessero abbracciarsi.

 

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