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sabato 18 gennaio 2020

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LIBRI - 'Reclusioni di corpi e di menti'

Il cammino verso la libertà e le prigioni dei luoghi comuni, della violenza, del corpo-oggetto

26.10.2012 - Rita Proto



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Per vivere con libertà occorre uscire dalle piccole e grandi prigioni quotidiane. Quelle che ci rinchiudono in un'etichetta, ci rendono schiave di un sentimento o di un rapporto violento. Trappole silenziose o così evidenti da non poter essere negate. Prigioni, a volte senza sbarre, che tengono lontane le donne dai desideri più profondi, fino, in alcuni casi, all'annullamento. Di questo tratta Reclusioni di corpi e di menti, l'ultimo saggio di Marilde Trinchero, arteterapeuta che si occupa prevalentemente di creatività e maternità.

"Sono storie - commenta l'Autrice - sul dovere di scegliere con la propria testa e il proprio cuore. Storie di come uscire da quelle gabbie, scelte o subìte che ci vogliono sempre belle, giovani, imprigionate in un rapporto che ci paralizza ma da cui non si può uscire e che ci isola in una prigione emotiva".

Non c'è tristezza nel libro ma una tensione, non solo narrativa, verso la conquista di spazi liberi, nella ricerca di vie di uscita, immedesimandosi nelle storie di donne di ieri e di oggi, cercando nuovi percorsi, al di là delle sbarre, con forza e consapevolezza. L'imperativo è lasciare rassicuranti luoghi comuni, uscire dalla prigione di un segreto familiare, dalla ripetizione di traumi dei nostri antenati, dalla prigionia delle sostanze, magari per amore di un figlio.

A sorpresa può diventare una trappola anche la maternità, se vissuta rispettando le aspettative sociali che vogliono madri perfette, rimuovendo l'ambivalenza, lo sconforto, la stanchezza di alcuni momenti, come la stessa autrice ha scritto nel libro La solitudine delle madri. Troppe le donne che non sono sostenute, che trovano il coraggio di affidare ai mommy blogging tutto quello che "non si può dire", come quel doloroso senso di reclusione, che Francesca racconta all'Autrice.

Entriamo, poi, nella solitudine dei conventi. Ed ecco storie di donne del passato, costrette ad entrarvi per motivi familiari o per punire la loro ribellione: "Per alcune donne - spiega l'Autrice - il convento è stato ed è anche questo: una stanza tutta per sé, dentro la quale coltivare la cultura. Altre, rinchiuse, si rassegnarono...alcune si ribellarono e nacquero storie come quella di suor Paola Pietra".Si tratta di una contessa, rinchiusa in convento a 13 anni nella prima metà del Settecento. Riuscì a fuggire e poi a ottenere lo scioglimento del vincolo religioso.

Ci sono poi donne per cui la reclusione è una scelta, come per la scrittrice giapponese Harumi Setouchi, novanta anni, che vive da quaranta in un monastero buddista, che dice: "Ho scelto di diventare monaca per cercare di raggiungere una visione più vasta dell'esistenza".

Ci sono storie di reclusione in manicomio, prima che la legge Basaglia ne decretasse la chiusura. In passato era facile per una famiglia liberarsi con un ricovero di una donna scomoda, anche per tutta la vita, come accadde a Camille Claudel, a cui fu negato il rientro in famiglia. Ed ecco il dolore di Alda Merini, che fu ricoverata in manicomio quasi dieci anni e che alternò le ombre della mente a una produzione letteraria che fu per lei rifugio e salvezza.

La libertà non può prescindere dall'uscita da spazi e rapporti che ci impediscono di scoprire strade nuove. Il libro attraversa il tunnel della violenza: storie di ordinaria follìa, consumate tra le mura domestiche, donne umiliate, abusate, private di ogni stima in se stesse. E' fondamentale trovare la forza di dire basta, dire quel no, con cui si interrompe il circolo vizioso della violenza subìta. Giuliana, segregata in casa, scavalca il balcone di casa, al primo piano e fugge con i figli, in cerca di vie sconosciute ma libere. Poi, purtroppo, è tornata con il marito. "Tanti sono i fattori - scrive la Trinchero - che impediscono la rottura di un legame malato, come la paura, la dipendenza economica, la vergogna, il timore di non essere creduta, la colpa, la speranza di cambiare partner". Il più grave è l'isolamento.

Schiave non sono solo le donne del passato, come Saartjie Baartman, di cui si parla nel film Venere nera, nata nel 1789 e diventata schiava di una famiglia di Città del Capo. Un corpo in gabbia, esibito con un collare, come un fenomeno da baraccone. Morirà di malattia a 25 anni. Ci sono donne di oggi che, consapevolmente, accettano la filosofia del corpo in vendita al miglior offerente. Per avere potere, un posto di lavoro, cercano un riscatto economico attraverso il corpo, oggetto di scambio e consumo. Quelle che Lea Melandri chiama "schiave radiose", diventano anoressiche o bulimiche e restano nel recinto di modelli culturali emergenti, in cui si perdono, come manichini incapaci di provare emozioni e piacere.

Lo specchio può diventare un giudice impietoso. Con il passare degli anni le donne non si rassegnano, a volte, al tempo che passa, al diventare quasi "invisibili" agli uomini Non sono pronte ad accettare rughe e modifiche del corpo in cambio di maggiore esperienza, nuova maturità, di tollerare lo smarrimento di una fase di cambiamento, in cui si è più vulnerabili. Marilde Trinchero racconta storie di donne che arrivano a invidiare la figlia o a cercare un aiuto dalla chirurgia estetica, che però le lascia ferite e insoddisfatte. Ricorda anche che le donne del XVI secolo  chiudevano il corpo in corsetti in ferro e tessuto. Una gabbia che impedisce l'accettazione  di una "seconda vita adulta", che  non è di sicuro un'adolescenza "infinita" ma può essere attiva, ricca non solo di ricordi ma di nuove scoperte.

Tante sono le voci di donne che attraversano il libro, in cerca di risposte autentiche a quel mal di vivere legato alla reclusione dei corpi e delle menti.

Non ci sono formule magiche per liberarsi dai vincoli che ci opprimono. Possiamo però sviluppare  la resilienza, che è la capacità di affrontare e superare le avversità. Trovare poi un sogno, un progetto: "Abbiamo non solo il diritto- conclude Marilde Trinchero- ma il dovere di scegliere le nostre relazioni, i nostri spazi, i nostri silenzi e le nostre distanze, il nostro lavoro e le nostre passioni, prendendoci cura, attentamente, ogni giorno, di quel luogo sacro nel quale abitano parole come scelta e libertà".

 

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