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Indagine Censis - Confcommercio: in calo, in Italia, consumi e fiducia nel futuro

02.11.2012 - Rita Proto



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Le famiglie italiane, nel tunnel della crisi, cambiano consumi, stili di vita, atteggiamenti verso la classe politica e aspettative verso il futuro.

Lo segnala l'Osservatorio Censis - Confcommercio nell'indagine "Clima di fiducia e aspettative delle famiglie italiane nella seconda metà del 2012", effettuata su un campione di 1.200 famiglie,  nel corso delle ultime due settimane di settembre.

La casa, la vita familiare, i figli e la salute sono le voci che assorbono in misura molto significativa le risorse familiari. Aumentano le difficoltà per pagare il mutuo ma soprattutto si tende a tagliare il superfluo o a limitare i consumi, visti i prezzi in salita e la forte pressione fiscale.

In tempi di austerity i consumatori sono più attenti: si amministra con cautela il budget familiare, si va in cerca delle offerte, si posticipa l'acquisto di un'auto, di mobili ed elettrodomestici, la ristrutturazione della casa.

La crisi ha portato a ridurre gli sprechi (oltre 94% delle famiglie), a risparmiare sui cibi (83%), sull'uso dell'auto (oltre il 65%), sull'acquisto di scarpe e vestiti (quasi 40%) e su un viaggio (42%). Si rinuncia a pranzi e cene fuori casa, (38,7% ), a spese per tempo libero, cura della persona e apparecchi elettronici. "Rispetto a giugno del 2012- precisa l'Indagine- cala la percentuale delle intenzioni di acquisto, il segnale evidente e grave che il ciclo depressivo dei consumi non accenna ad invertirsi".

Diminuisce la capacità di risparmio ed aumenta il numero delle famiglie in difficoltà a sostenere le spese: a fronte di un 65% delle famiglie che "ce la fa" ma non risparmia nulla, c'è un 18% (circa 4,5 milioni di famiglie) che ha dovuto ricorrere  per il 56% ai risparmi in banca e ha dovuto posticipare i pagamenti o indebitarsi (21%),  Solo il 17% delle famiglie è riuscita a mettere da parte qualcosa. La crisi si fa sentire soprattutto nelle famiglie del Mezzogiorno, con un solo genitore e nelle  coppie con un figlio.

A calare non solo i consumi ma anche la fiducia: aumenta un sentimento negativo sul futuro anche se più di un terzo delle famiglie crede in una ripresa. Sale il numero dei "pessimisti", pari al 46,8%, mentre gli ottimisti sono il 37,3%. Per la metà degli intervistati, inoltre, l'Italia resta un Paese disorientato, e con una classe dirigente mediocre.

Aumenta anche l'insofferenza verso la politica fiscale, le manovre economiche e la classe politica  in genere."Quasi il 69% degli intervistati - sottolinea l'Indagine -considera ormai intollerabile i costi e gli sprechi della politica a cui si aggiunge quasi il 48% di chi considera inaccettabile il livello raggiunto in termini di malaffare nella gestione dei beni pubblici. In una percentuale consistente, pari al 22%, si posizionano coloro che considerano ormai eccessivo il livello raggiunto dalla pressione fiscale". Per la maggioranza degli intervistati (65%)l'Imu e la maggior parte delle tasse  viene considerata" iniqua o dannosa".

Le famiglie italiane cercano, nonostante tutto, di adeguarsi e di adattare lo stile di vita : solo il 10% degli intervistati si sente confuso e un 29% non rinuncia a nulla, cambiando solo le modalità e priorità della spesa ma un 40% taglia i consumi, alla luce di quella che non viene considerata una crisi passeggera.

 

 

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