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EVENTI - "La fine del confine 2013"

Dalle Dolomiti al Polo Nord: il viaggio della luce poetica di “End of The Border”

06.03.2013 - Enrico De Col



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Foto di Enrico De Col

Si è accesa la luce: e' partito il lungo viaggio artistico del progetto "La Fine del Confine (della mente)" di Stefano Cagol, promosso dal laboratorio bellunese di Dolomiti Contemporanee.

L'idea è allo stesso tempo semplice e ambiziosa: un tour di 10mila chilometri per il nord Europa con un camioncino dotato di un faro in grado di emettere un potente raggio laser  (sul modello di quelli che si trovano ora a Ground Zero a New York) per illuminare di volta in volta come in una specie di flash mob luminoso alcuni luoghi, situazioni o monumenti significativi lungo il suo passaggio, decisi sul momento.

Il progetto è nato sull'idea dell'artista trentino di fama internazionale Stefano Cagol che vive tra l'Italia, New York e Bruxelles e ha esposto in tutto il mondo. Cagol è stato invitato dalla regina di Norvegia alla Triennale d'arte contemporanea di Barens, nel circolo Polare Artico, che ha inizio il prossimo 18 marzo. Per partecipare era necessaria un'opera e così ha pensato proprio a questo "The end of the border (of the mind)". Come dice il titolo è un'installazione mobile di arte pubblica, dove per arte pubblica si intende la creazione di modifiche transitorie all'ambiente, che ha lo scopo di evidenziare qualcosa per far riflettere (fuori dagli schemi) sui vari significati del paesaggio. L'iniziativa è stata finanziata da sponsor privati e patrocinata da numerose istituzioni pubbliche, sia italiane che norvegesi. Ci sarà una tappa intermedia ad Oslo il 10 marzo per un evento in collaborazione con l'ambasciata e l'Istituto italiano di cultura e un necessario "pit stop" tecnico per montare le gomme chiodate per il ghiaccio. Nel furgoncino infatti ci saranno solo Cagol e la moglie, che di mestiere fa la critica d'arte contemporanea, perché lui ha voluto così per rendere la cosa più simile ad una spedizione verso l'ignoto. Un continuo work in progress e il raggio, lungo una decina di km, usato anche come legame ideale che scavalca i confini (infatti sarà proiettato anche alla frontiera tra Russia e Norvegia, uno "sconfinamento" della ex cortina di ferro.)


Foto di Enrico De Col

Mentre il Circolo Polare Artico sarà l'arrivo, la partenza è avvenuta nel cuore delle Dolomiti patrimonio Unesco, con due tappe simboliche. La prima il 5 marzo a Casso, frazione di Erto in provincia di Pordenone, uno dei comuni legati al disastro del Vajont dove si trova anche il "quartier generale" e sito espositivo di Dolomiti Contemporanee (DC). Questo spazio espositivo si trova nell'edificio che ospitava le vecchie scuole elementari del paese, chiuse proprio da quel tragico 9 ottobre 1963 e restaurate dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 2011, che ha dato il tutto poi in gestione a DC. Casso oggi ha solo qualche decina di abitanti ma è dotata di grande fascino storico, tanto che è nella lista dei borghi più belli d'Italia del Fai. Per l'occasione è stata anche inaugurata la mostra di pittura Freaking out the animal di Andrea Visentini, visitabile fino al 4 aprile. Il fascio ha oltrepassato la diga del Vajont, emblema che ricorda quasi 2000 vittime ma adesso rivitalizzata dalla forza vitale della luce. Quest'anno è il 50° anniversario della catastrofe del Vajont e questo vuole anche essere un omaggio positivo per il futuro, per andare oltre le chiusure e le lacerazioni della storia con una nuova immagine. Il colore contro il grigio cemento della conservazione.

Il 6 marzo invece appuntamento nel bellunese a Cortina D'Ampezzo, dove il raggio ha colpito la parete nord della Tofana di Rozes, una delle montagne più belle delle Dolomiti. Infatti una delle sfide lanciate da Dolomiti Contemporanee è quella di portare l'arte nei luoghi meno conosciuti e nelle strutture abbandonate (vecchie fabbriche, edifici pubblici inattivi da decenni, caseggiati dismessi) per sfruttarne le potenzialità nascoste, piuttosto che proporre l'ennesima mostra nelle città più blasonate (come Milano per esempio). Le splendide Dolomiti bellunesi quindi con la loro natura, sentieri e borghi, che però spesso la gente che le abita non riesce ad apprezzare a pieno e si comporta in modo "chiuso", si trasformano da zona periferica a centro creativo di primissimo livello internazionale. Le Dolomiti e i paesi della provincia di Belluno quindi non solo paesaggi da cartolina ma fulcro di aggregazione e produzione artistica.

Non resta che augurare buona traversata fino al Polo Nord, ennesimo esempio di come l'arte può superare le barriere. Sia quelle fisiche che, soprattutto, quelle mentali.

 

Questo i siti del progetto:

www.dolomiticontemporanee.net www.endofborder.com

www.stefanocagol.com


La prima tappa dell'inziativa alla diga Vajont
Foto di Enrico De Col


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