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venerdì 18 gennaio 2019

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PRIMO PIANO - Conclave: chi sono i papabili?

Scola e O’Malley i favoriti. Dietro Dolan e Scherer.

12.03.2013 - Simone Di Tommaso



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Da questo pomeriggio i Cardinali elettori sono chiusi 'cum clave' all'interno della Cappella Sistina per gli scrutini necessari all'elezione del nuovo Romano Pontefici.

Come disposto dalle costituzione apostoliche, per l'elezione sono necessari ben 77 voti. Un quorum così alto - maggioranza qualificata di due terzi - sembra difficilmente raggiungibile nei primi scrutini. Ci sono naturalmente candidati favoriti ma nessuno pare, al momento, in grado di centralizzare il voto del corpo cardinalizio.

Il cardinale che, al momento, sembrerebbe più accreditato per l'elezione è l'arcivescovo di Milano e già patriarca di Venezia Angelo Scola. Uomo di grande caratura culturale e di sicura affidabilità sul piano della dottrina, è considerato molto vicino a Benedetto XVI e in grado di continuare la sua azione riformatrice. Paradossalmente, sembra essere sostenuto più dai cardinali extra-europei che da quelli italiani. A quanto pare, nei primi scrutini potrebbe raccogliere numerosi voti.

I favori dei pronostici sono anche per l'arcivescovo di Boston Sean Patrick O'Malley, appartenente all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Con semplicità e coraggio, ha saputo ricostruire l'immagine della sua diocesi, travolta dallo scandalo dei preti pedofili.

Timothy Dolan, arcivescovo di New York, è il candidato della pattuglia statunitense. Gioioso, ironico e spontaneo, il cardinale appoggia, in modo ortodosso, tutte le scelte della Chiesa in materia dottrinale. Non è insomma un progressista.

La Curia romana e i cardinali di estrazione diplomatica sembrano appoggiare l'arcivescovo di San Paolo del Brasile Odilo Pedro Scherer. Non gioca, però, a suo favore la strenua difesa, operata durante le Congregazioni, della governance e della gestione dello IOR, la Banca Vaticana.

Altro papabile sembra essere il canadese Marc Ouellet, attuale prefetto della Congregazione per i vescovi, arcivescovo emerito di Québec e presidente della Pontificia commissione per l'America Latina. Ouellet è un fine teologo e, soprattutto, ha la capacità di parlare contemporaneamente ben sei lingue, un aspetto da tenere in debito conto nell'epoca attuale.

Tra gli outsider si segnalano l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, il filippino Luis Antonio Tagle, l'ungherese Peter Erdö e l'austriaco Cristoph Schönborn.

Per i tradizionalisti e non solo, il sogno si chiama Raymond Leo Burke, arcivescovo della diocesi statunitense di Saint Louis. Benevolente da sempre nei confronti dei fedeli legati alla Messa tridentina, liberalizzata nel 2007 da Benedetto XVI con il motu proprio Summorum Pontificum, ha posizioni intransigenti per tutto ciò che concerne la fede, la morale cattolica e la liturgia. Attualmente è il Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.



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