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SOCIETA' - Welfare 'fai da te': ultima indagine Censis sui collaboratori domestici

03.06.2013 - Rita Proto



Sono stranieri i nuovi "angeli del focolare" delle famiglie italiane. Il loro sostegno va agli anziani, anche non autosufficienti, alla cura della casa, sostituendo, almeno in parte, quella rete familiare che in passato si attivava in caso di bisogno. Lo sottolinea una nuova ricerca del Censis che, dati alla mano, analizza l'apporto qualitativo e quantitativo delle persone che spesso sostituiscono servizi sociali inesistenti o inaccessibili in tempi brevi.  

La ricerca si è svolta con due ampie indagini di campo presso 1500 collaboratori e 1500 famiglie che si avvalgono dei loro servizi in tutto il territorio nazionale. Un primo dato che colpisce è l'aumento di questi preziosi collaboratori domestici: erano poco più di un milione nel 2001 e sono ora 1 milione 655 mila, con un aumento del 53% e sono stranieri nel 77,3% dei casi. Provengono soprattutto da Romania, Ucraina e Filippine.

Una grande risorsa per 2 milioni 600 mila famiglie che, nel 2011, hanno potuto contare sulla loro collaborazione. Un aiuto che sarà sempre prezioso, visto che si stima che il loro numero salirà di 500 mila unità nel 2030. Lo rileva la ricerca, finalizzata all'elaborazione di un modello previsionale del fabbisogno di servizi assistenziali alla persona, condotta, nel corso del 2012, da Fondazione Censis ed Ismu per conto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Questi lavoratori sono i protagonisti di quel "welfare fai da te", a cui le famiglie, non trovando risposte adeguate ai nuovi bisogni, sono costrette a fare ricorso. Circa il 20% delle famiglie ha una persona bisognosa di assistenza e spende, mediamente, 667 euro al mese per i servizi forniti dai collaboratori domestici. Una spesa che, vista la crisi, diventa sempre meno sostenibile: nel 25% delle famiglie   c'è una persona che  ha interrotto il lavoro (9,7%), che ha ridotto l'orario (8,6%) o che ha rinunciato a cercare lavoro (6,7%). Si tratta nella maggioranza dei casi di donne (90,4%) e di giovani (il 66% ha meno di 40 anni), che devono farsi carico di anziani o persone disabili. C'è anche chi, pur di non perdere questo aiuto, è corso ai ripari: il 48,2% delle famiglie ha ridotto dei consumi, pur di mantenere il collaboratore; il 20,2% ha intaccato i propri risparmi, addirittura il 2,8% delle famiglie si è dovuta indebitare.

Ai collaboratori domestici vengono affidate soprattutto il governo della casa, servizi di collaborazione, di assistenza ad anziani o altre persone non autosufficienti e di baby sitting. L'importanza e il valore del lavoro offerto alle famiglie, viene sottolineato dall'instaurarsi di un rapporto personale, fondato sulla fiducia reciproca e che arriva fino a considerare il collaboratore uno di famiglia, consigliato per lo più da amici e conoscenti (66,4%).

Si tratta di un lavoro  spesso iniziato per necessità ma che ormai la maggioranza dei collaboratori (il 70%) considera stabile : in questa ottica, aumenta anche l'esigenza da parte dei lavoratori, di aumentare la propria preparazione, soprattutto quando occorre svolgere mansioni di assistenza e cura. In effetti il servizio di collaborazione domestica, molto richiesto dalle famiglie, è ancora poco  qualificato, nonostante il 60,2% dei lavoratori si occupi della cura ed assistenza a persone anziane. I collaboratori domestici sono però sempre più interessati a formarsi e a presentarsi sul mercato con competenze attestate :il l4,3% dei collaboratori (13% tra gli italiani e 14,8% tra gli stranieri) ha seguito corsi di formazione, per lo più in Italia (10,8%) e il 55,2% sarebbe interessato a frequentare dei corsi di aggiornamento.

Il Censis rileva " un'esigenza ormai sempre più manifesta del sistema, di dare un assetto più organizzato e più strutturato all'offerta complessiva dei servizi, anche al fine di migliorare la qualità delle prestazioni e le condizioni di lavoro degli occupati": il 27,7% dei collaboratori è totalmente irregolare. «Solo» il 34,5% definisce la propria posizione completamente regolare (38,2% nel 2008) mentre il 37,8% si colloca nell'area della semi-regolarità. L'irregolarità è più diffusa tra gli italiani: lavora totalmente in nero il 53,1% degli italiani contro il 20,2% dei collaboratori di origine straniera.

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