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lunedì 25 marzo 2019

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Presidio a Roma contro la coppa Uefa U21 in Israele

Continua la campagna CARTELLINO ROSSO ALL’APARTHEID ISRAELIANA promossa a Roma da Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese, Comunità Palestinese di Roma e del Lazio e Associazione nazionale Italia Palestina

10.06.2013 - Giuditta Zampiero




foto di Giuditta Zampiero

Sabato 8 giugno, in occasione della partita Italia-Israele della Coppa Uefa Under 21, si è svolto un presidio in Piazza del Popolo (Roma) per protestare contro l'uso dello sport per legittimare gravi violazioni dei diritti umani. Il presidio si è svolto pacificamente inscenando una partita di calcio tra Israele e Palestina dove l'arbitro rappresentava metaforicamente lo Stato di Israele e la sua politica di apartheid nei confronti del popolo  Palestinese, interrompendo continuamente la partita per ammonire con cartellino rosso e quindi espellere i giocatori palestinesi senza che essi avessero commesso alcun "fallo". L'ingiustizia così rappresentata da un simbolico cartellino rosso nella performance di teatro di strada 'Calcio Under Apartheid', si è conclusa con l'arresto di tutti i giocatori Palestinesi ammanettati e con il volto coperto al lato del campo di gioco, ponendo definitivamente fine alla partita e proclamando quindi la vittoria incontrastata di Israele. La partita di Uefa Italia-Israele è stata dunque occasione, per il gruppo di attivisti, di ricordare come, mentre gli azzurri scendono in campo in Israele, ai giovani palestinesi siano negati i diritti fondamentali: di studiare, di muoversi, di partecipare allo sport e di vivere in piena libertà. Numerose infrastrutture sportive e stadi palestinesi sono stati distrutti perché colpiti da qualche bomba Israeliana, numerosi calciatori professionisti e non, sono stati arrestati spesso senza capi d'accusa o uccisi, restrizioni sempre più pesanti ostacolano le possibilità di muoversi e quindi di allenarsi e di gareggiare nel Paese e all'Estero. Ricordiamo i calciatori Mohammad Nimr e Omar Abu Rois, attualmente detenuti nelle carceri Israeliane.


foto di Giuditta Zampiero

Il movimento anti-finali dell'Europeo Under 21 volute dall'Uefa (5-18 giugno 2013) in Israele inizia due anni fa, con 42 squadre di calcio palestinesi che rivolgono un appello a Michel Platini, presidente dell'Uefa. Dopo la richiesta presentata a Platini, ecco la campagna «Cartellino Rosso per l'Apartheid Israeliana», promossa dal movimento globale Bds (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), nato sette anni fa nella società civile palestinese - (cfr. il Manifesto 05.2013), raccogliendo già migliaia di firme in tutto il mondo.

Ma non basta. Le quattro città israeliane che ospitano le partite degli Europei di calcio Under 21 sono Gerusalemme, Tel Aviv, Netayana e Petah Tikva, costruite o estese sopra le macerie di alcune centinaia di villaggi palestinesi distrutti e migliaia di persone costrette a fuggire e cacciate con forza tra il '47 e '48, anno della dichiarazione della nascita del nuovo Stato di Israele, ricordata nella memoria Palestinese come la Nakbah, la Catastrofe. In questo scenario si svolge il campionato e l'Uefa e la Federcalcio, che sono rimaste sorde ai tantissimi appelli che chiedevano di spostare il campionato in un altro paese, appelli provenienti, oltre che dal mondo dello sport palestinese, da personaggi come Desmond Tutu e Ken Loach e da giocatori come Frédéric Kanouté ma soprattutto da tifosi e sostenitori dei diritti umani di tutto il mondo.

Platini ha risposto alla petizione ribadendo l'apolicità dell'organizzazione della competizione e il metodo democratico che ha portato alla scelta di Israele. La Fifa, invece, si è impegnata a ricostruire lo stadio di Gaza, distrutto dal raid israeliano, ma mai si è schierata per il cambiamento della sede del torneo. Per tutti questi motivi è doveroso informare l'opinione pubblica di quanto sta accadendo nel silenzio della stampa ufficiale, ma ancor di più è importante continuare a sostenere il popolo palestinese, denunciare le violazioni dei diritti fondamentali, gli abusi, le violenze e la negazione dell'identità. È una questione di civiltà e di onestà morale ed intellettuale essere al fianco dei palestinesi ed impedire che Israele ospiti gli Europei di calcio perché altrimenti sarebbe negare quanto accade ormai da decenni in Palestina e, in qualche modo, legittimarlo.


Presidio a Roma contro la coppa Uefa U21 in Israele
Foto di GIUDITTA ZAMPIERO


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