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martedì 11 agosto 2020

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LIBRI - "Quello che resta- Storia di Stefania Noce"

In libreria il libro di Serena Maiorana sul femminicidio e i diritti delle donne

14.03.2014 - Rita Proto



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Stefania è una ragazza solare, generosa, impegnata nel sociale, sempre in prima linea. Studia Lettere a Catania ma vive a Licodia Eubea. Vuole fare la giornalista. Ha tanti sogni, cose da dire, desideri da realizzare. E' femminista, e scende in piazza con un cartello che dice :  « Non sono in vendita ».

Stefania é stata uccisa, a soli 24 anni, dopo un lungo appostamento, dal suo ex, il 27 gennaio 2011. « La violenza più grande di Loris- dice Serena Maiorana, autrice di « Quello che resta- Storia di Stefania Noce - Il femminicidio e i diritti delle donne nell'Italia di oggi » Villaggio Maori Edizioni- è stato toglierle la parola. Questo libro cerca di ridargliela. Lei è morta per la stessa violenza che denunciava ».

Secondo gli ultimi dati, viene uccisa una donna ogni 3 e il fenomeno della violenza interessa almeno una donna su tre. « E il 70% delle vittime- precisa la giovane giornalista catanese, autrice del libro- riconosce la violenza nel rapporto, si era recata alla polizia per una denuncia e anche in centri anti- violenza. Si tratta di donne molto coraggiose, prive però di una rete di protezione sociale e culturale ».

Ma torniamo a Stefania. Di lei restano l'impegno, i suoi scritti, la sua allegria, il suo orgoglio di essere donna. « Le piaceva la letteratura- scrive Serena Maiorana- l'arredamento etnico, la musica balcanica e la voce rauca di Janis Joplin. Le piacevano gli orecchini grandi, le piaceva ballare, le piaceva scrivere e le sarebbe piaciuto viaggiare. Una volta era stata a Praga. Per il resto del mondo le è mancato il tempo ».

Incontra Loris a Roma, dove lui studia Psicologia alla Sapienza.Si innamorano ma poi qualcosa non va. Lui la tradisce con una studentessa romana. Stefania cerca di salvare il rapporto ma le cose vanno sempre peggio, fino al momento in cui, a dicembre del 2011, lei gli dice di voler interrompere la relazione.

Lui non accetta la decisione della sua ragazza, si apposta in una casa abbandonata vicino a quella di Stefania e organizza una vendetta spietata. «  Quella sera- scrive Graziella Proto, direttrice di Casablanca - le siciliane n. 33 - ritorna a casa con la sua amica Annamaria che la accompagna fin dentro casa... agirà l'indomani. Il progetto cambia : entrerà nel garage, danneggerà l'auto della mamma Rosa che andrà dai carabinieri, si accerterà che lei sia in caserma e che con la ragazza ci siano solo i due anziani nonni, quindi entrerà con le chiavi che possedeva, il nonno lo metterà da parte prima che lo stesso imbracci il vecchio fucile, e a lei darà ciò che si merita.E' andata così : Ha ammazzato il nonno, ferito mortalmente la nonna, ucciso con ripetute aggressioni la ragazza ».Secondo il medico legale Stefania è stata scannata.

La sentenza di primo grado del processo, pronunciata il 5 aprile 2013 dal tribunale di Caltagirone ha giudicato Loris Gagliano colpevole, condannandolo al carcere a vita. Il 4 marzo,in assenza della perizia psichiatrica per stabilire se sia incapace di intendere e di volere, è stato deciso che sarà trasferito a Rebibbia.

L' imputato ha ricusato il suo legale e dichiara di non voler essere considerato « matto » in un sussulto di orgoglio maschile. Non vuole assumere la terapia medica che gli è stata prescritta.Ci saranno ancora strazianti sedute in aula, per la madre, la nonna e tutti quelli che amavano Stefania.

Serena Maiorana, raccontando storie di femminicidio centra il punto più importante: il linguaggio e la comunicazione. « In Italia, se una donna muore uccisa da un uomo, la cronaca nera si tinge di rosa e del sangue resta solo il colore, sbiadito. Le parole sono sempre le stesse. Passione. Gelosia. Raptus. Vergogna. Onore. Attrazione. In­timità. Istinto. Rispetto. Tradimento. Cuore. Sesso. E poi l'amore, soprattutto. Alle storie romantiche si appas­sionano in tanti. Al dolore, invece, non si appassiona nessuno. Così, sulla carta opaca dei quotidiani come tra i pixel sfavil­lanti della TV, finisce per chiamarsi amore anche la violenza, la ferocia, la persecuzione, la morbosità ».

Ed ecco che si parla di « Amori criminali »,di delitti « passionali »:si giustifica come amore anche la violenza, la morbosità, la smania di possesso.

"Pare che Loris, poco dopo l'arresto, abbia dichiarato agli inquirenti: 'L'amavo troppo'- scrive l'Autrice- E alcuni giornalisti non hanno trovato niente di meglio da raccontare, trasformando quelle pa­role in titoli di articoli scritti con lettere spesse e scure, dall'alto delle prime pagine. Come se il succo della storia fosse proprio quello: il troppo amore. Eppure trecentosessanta donne uccise in poco più di tre anni non sono storie d'amore finite male. Sono un'ecatombe, una guerra, una strage. Sono vergogna per un paese intero, dolore che appartiene a  tutti e di cui dobbiamo avere il coraggio di farci carico."

E poi c'è un uso sessista della lingua:il plurale di infermiera è infermiere ma ingegniere diventa ingegnieri.L'avvocata e la ministra vengono nominate al maschile, seguendo stereotipi di genere anacronistici ma tuttora potentissimi.Esiste quindi una cultura maschilista e patriarcale e ci sono « donne che pagano con la vita il mancato adeguamento a ruoli e compiti ».

L'Autrice ci ricorda che ,fino al 1975, il diritto di famiglia consentiva all'uomo di « correggere » la moglie anche utilizzando mezzi violenti ; fino al 1981 esisteva il « delitto d'onore ».

Nulla potrà riportare Stefania all'affetto dei suoi cari, ma chiediamo giustizia per un delitto crudele, dell'ennesimo uomo che non accetta il NO di una donna. Lei « sognava un amore felice e la rivoluzione- scrive Graziella Proto nel numero 33 di Casablanca in un bellissimo articolo - Noi vogliamo collocarla fra le 'siciliane', quelle donne che contano, che meritano di essere ricordate perchè magari senza saperlo hanno fatto la storia del nostro paese.Per il loro impegno, le loro idee, i loro comportamenti, il loro  quotidiano ».

http://www.lesiciliane.org/casablanca.html  

 

 

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