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sabato 04 luglio 2020

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Meltin Pot incontra il maestro Marco Bellocchio

Presentazione del cofanetto I CAPOLAVORI DI MARCO BELLOCCHIO

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Alla Casa del Cinema è stato presentato il cofanetto di 5 dvd “I capolavori di Marco Bellocchio”, composto da quattro film e due documentari. L’opera è stata rilasciata al pubblico il 6 febbraio e la pellicola proiettata è stata La condanna.
La storia ha per protagonisti l’architetto Lorenzo Colajanni (Vittorio Mezzogiorno) e una ragazza, Sandra Celestini (Claire Nebout). Questi due personaggi durante una visita al Palazzo Farnese, in Caprarola (http://www.caprarola.com/), resteranno nel museo anche dopo l’orario di chiusura e a quel punto trascorreranno la notte facendo l’amore. Ma all’alba lei deciderà di denunciare l’architetto per stupro, perché solo allora aveva saputo, che era in possesso delle chiavi per uscire dal palazzo.

La pellicola esce decisamente dai canoni classici e non ha nulla di realistico. Generalmente le scene di violenza vengono trattate con scarna essenzialità, in questo caso invece il misfatto è stato girato in modo molto surreale, quasi simbolico. Anche le sequenze del tribunale si discostano molto dalla filmografia del genere, per cui lo spettatore che si avvicinasse a questa pellicola con l’idea di trovare una trama con uno sviluppo classico, probabilmente rimarrebbe deluso.
La soluzione arriva dopo circa tre quarti di pellicola e l’ultima parte, pur spiccando per originalità, non riesce ad essere del tutto efficace.


La parola al regista

Prima e durante l’incontro col famoso regista sono stati proiettati gli extra del film, che si compongono di interviste, di provini di attori selezionati e non e anche di disegni eseguiti dallo stesso regista. Sono stati mostrati i provini del bravissimo Vittorio Mezzogiorno, di una famosa psichiatra e di Marco Bellocchio. Questi contenuti valorizzano enormemente l’opera; inoltre la conferenza stampa è stata molto incisiva, sia per la qualità delle domande sia per le risposte acute e mai banali.

Ad un artista che effetto fa vedere il proprio passato? È per caso come nel mito di Orfeo e Euridice, in cui voltandosi poi questo sparisce?
“I quattro titoli rappresentano quattro momenti decisivi della mia carriera. La mia strada è stata complessa e discontinua, non ho mai voluto e mai ripetuto quello che avevo fatto prima. Il film Pugni in tasca non l’ho ripetuto due o tre volte come dice la critica.”

Dai provini che vedremo che tipo di qualità osserva in un attore?
“Procedo in modo empirico: la voce, il movimento. Anche se il provino è un modo barbaro per collegare un’immagine con una persona reale”.

Dei due provini in uno è meno presente, nell’altro di più, ma che cosa l’ha convinta?
“La prima è una famosa psichiatra, non è un attrice. Noi volevamo mettere insieme attori e non attori. Alla fine però prevalse l’idea di dare tutte le parti a degli attori. Vittorio Mezzogiorno (che nel provino recita la sequenza girata nel tribunale) lesse il copione, ed si rivelò piuttosto preoccupato. Il mio limite fu di non riuscire a convincerlo del tutto, infatti chiese di fare il provino per capire realmente come fosse il film. Devo dire che volle sottoporsi al provino, anche se in quel periodo era famosissimo, dato che aveva sostituito Michele Placido nella Piovra.”

Rivedendo il suo provino cosa non le piaceva di se stesso?
“Beh, io mi piacevo abbastanza (risata e applausi in sala). Fare il regista è faticoso, richiede molte attenzioni, ad esempio, bisogna controllare che il budget non venga sforato.. Quella è stata l’ultima occasione che mi sono dato per fare l’attore, è andata così e va benissimo.”

Durante la conferenza stampa il celebre regista ha ammesso di aver sognato di fare il pittore. Solo che la solitudine che si generava da quel genere di lavoro non faceva per lui.
Per il futuro: l’Istituto Luce cercherà di rilasciare altri film con questo tipo di offerta, perchè questi contenuti extra hanno il fine di far conoscere meglio il film e il lavoro che c’è dietro di esso.

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