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lunedì 25 maggio 2020

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Mondo tecnologico: surriscaldamento terrestre

29.03.2008 - Marco Bolsi



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Il nostro mondo è in continua evoluzione: la scienza sembra non trovare mai fine allo sviluppo e ogni giorno compie nuove ricerche per garantire un futuro che copra le distanze spazio-temporali. Questa è la globalizzazione: una rete infinita di scambi di informazioni che può raggiungere due capi opposti della terra in un batter d’occhio. Purtroppo non si pesano le conseguenze: l’incremento tecnologico è direttamente proporzionale al dispendio di energia. Secondo una statistica americana della Gartner, un’azienda statunitense che si occupa di studiare il modo migliore di investimento per i suoi clienti (www.gartner.com), l’uso dei calcolatori e quindi di computer, telefoni cellulari, internet, corrisponde al 2% di consumo di Co2 in tutto il mondo, il corrispettivo sfruttato dall’aviazione civile. I colossi hi-tech non si sono preoccupati di acquistare in quantità sproporzionate grandi apparecchi che hanno un consumo energetico elevato e utilizzano ulteriori apparati per raffreddarsi, senza contare l’uso privato della rete che ha visto una crescita enorme negli ultimi anni. L’obiettivo delle grandi case leader nell’informatica mira quindi a una ricerca che coniughi sviluppo e salvaguardia ambientalista.
Il progetto si chiama “green computing” e cerca appunto di sfruttare in modo efficiente le risorse a nostra disposizione per garantire una viabilità economica attraverso una responsabilità sociale con un impatto che non vada a danneggiare l’ecosistema. Il programma, lanciato nel 1992 col nome di Energie Star, ha visto tra le prime file di sostenitori la Siemens, ed oggi vanta nomi come Ibm, Dell, Google e Intel. La produzione spazia da monitor di pc a basso consumo energetico ad alimentatori che inquinano meno. Se da una parte è vero che questo aiuta nel preservare l’atmosfera, d’altro canto non va dimenticato che le grandi multinazionali perseguono anche una politica commerciale che non tiene conto di questi problemi. È il caso di un supercalcolatore che fra tre anni vedrà la luce a Garching, città vicino a Monaco di Baviera, il cui consumo raggiungerà quello del più moderno treno ad alta velocità che esiste in Germania. Per non parlare dei centri informatici siti nello Stato tedesco che assorbono energia in grado di mandare avanti una centrale nucleare.
Questa energia verde avrà un costo che andrà a colpire direttamente le nostre tasche con un aumento medio dei prezzi dei computer. La vera novità, promossa soprattutto da Ibm e Luxtera, è la sostituzione del rame con la fibra ottica che consentirà un dispendio di soli 100 watt. Questo dovrebbe portare nel 2011, secondo una stima, a risparmiare 54 tonnellate di Co2. Una cifra non da poco se teniamo conto che l’energia impiegata per una ricerca su google basta a mantenere accesa per un’ora una lampadina ecologica. La parola d’ordine è quindi centralizzare, mirare all’essenziale: potenziare con misura benché questo preveda una spesa maggiore in termini di denaro ma sicuramente un risparmio energetico che potrà arrivare fino all’80%.

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