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mercoledì 03 giugno 2020

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Il mito della velocità

05.04.2008 - Luigia Bersani



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foto di flickr.com/photos/timwilson/285214933/

Al Palazzo delle Esposizioni fino al 18 maggio viene studiato in ogni suo evolversi il “miracolo del XX secolo”: la macchina.
La macchina, non solo intesa come utile marchingegno emblema della società moderna, ma anche vista come fonte di nuove correnti d’arte e di pensiero, la macchina che cambia la visione del mondo da immobilistica a dinamica…inserisce il concetto di velocità in ogni campo: nella scienza ingegneristica, nella pittura, nel cinema, nella moda, fino a raggiungere, con rimorso della storia, anche le ideologie politiche.
E’ Marinetti, uno dei maggiori esponenti del pensiero dei primi anni del ‘900, ad affermare che “non esiste bellezza se non nella lotta”, lotta intesa irragionevolmente come vita, dinamismo, azione, come tutto ciò che “alimenta il genio” ; da qui il parallelismo tra futurismo, movimento artistico e letterario nato proprio in quegli anni turbolenti, e fascismo: un parallelismo a volte azzardato ma che certamente, in alcuni elementi comuni alle due correnti ideologiche, trova un suo fondamento logico.
Solo se si riesce ad accettare l’affermazione che “un’auto in corsa è più bella della Nike di Samotracia” si può capire il senso delle opere futuriste.
Si apre la saga dei quadri “automobilistici” con Boccioni e la sua “Automobile rossa” ,da qui segue un incalcolabile numero di opere che con fantasiosi stratagemmi si cimentano a rappresentare graficamente l’astrattezza della velocità. Severini, Balla, Dottori, Baldassarri, Depero…tutti artisti che riescono principalmente attraverso le loro opere a trasmettere un semplice, puro, lineare senso di stupore; può sembrare un paragone riduttivo per i fautori della principale corrente artistica che ha aperto le porte al ‘900,ma mi è difficile non vedere nel loro lavoro gli occhi di bambini che increduli rimangono esterrefatti di fronte a fenomeni per loro nuovi ed inspiegabili. “Automobile+velocità+luce”, “Treno+fermata”, “Ciclista moltiplicato”, “Il via-lacorsa-l’arrivo” tutte opere con un punto in comune: l’immagine della velocità. Ciò che prima era rappresentabile solo nella cinematografia ora invade il mondo della pittura in modo così penetrante da diventarne oggetto di culto.
Ovviamente l’arte non prescinde mai dalla storia, né dall’evolversi degli usi, dei costumi e della scienza. Non è un caso, infatti, che si apra la fase dell’aereopittura futurista esattamente dopo lo storico volantinaggio propagandistico su Vienna di D’Annunzio, come non è un caso che a seguito dell’invenzione di nuove tecniche industriali emergano nuove forme espressive: quelle dell’arte cinetica, relazionate alla scienza ed al progresso scientifico, che attraverso giochi ottici ed illusori studiano la percezione umana rispetto agli scherzi che luci, superfici magnetiche, metalli ed altro le giocano.
Allo stesso modo, per quanto l’arte futurista possa essere spesso e volentieri considerata esageratamente asettica e poco comunicativa, essa ha il merito di aver saputo cogliere l’essenza di un’epoca. L’arte futurista si è fatta testimone di quei cambiamenti radicali che con l’avvento di nuove teconologie sarebbero stati destinati a mutare ogni…bzzz…particolare…brrrrrum…della …iiihhhhhhhhhhh…vita…crasssh…del…sbam….nostro…buuuummmm…secolo.






Palazzo delle Esposizioni
Domenica, martedì, mercoledì, giovedì: dalle 10.00 alle 20.00
Venerdì e Sabato: dalle 10.00 alle 22.30. Lunedì chiuso.
Biglietti: intero euro 12,50 - ridotto euro 10

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