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giovedì 06 agosto 2020

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Recensione film: Il cacciatore di aquiloni

Il film tratto dal capolavoro di Hosseini convince ma non entusiasma

11.04.2008 - Francesca Maria Calegari



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Fine degli anni ’70. Hassan e Amir sono due bambini afgani. Amici per la pelle ma servo e padrone, con tutti i problemi e le contraddizioni che questo comporta. Il padre di Amir, Baba, è un uomo forte e rispettato, uno degli uomini più ricchi di Kabul. Una Kabul prosperosa e vivace, prima della distruzione e del terrore portati dall’invasione russa, e dalla sottomissione al regime talebano.
Costretti dalle vicissitudini storiche a lasciare l’Afghanistan Amir e Baba si trasferiscono negli Stati Uniti. Amir si diploma, si sposa e diventa uno scrittore. Il suo martoriato paese natale sembra più lontano che mai. Fino al giorno in cui riceve una telefonata dal Pakistan: è un caro amico di suo padre, Rahim Khan, che gli chiede di tornare per rimediare a un vecchio torto.
Non è mai facile trasformare in pellicola le pagine di un libro. Di rado i fans del secondo escono soddisfatti dalla sala cinematografica. Se poi il libro in questione è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini: un best-seller, accreditato in tutto il mondo come un capolavoro, allora l’impresa è davvero ardua.
Ha raccolto la sfida Marc Forster, regista versatile, che negli ultimi sei anni ha firmato due grandi successi, Vero come la finzione e Neverland, e il film grazie al quale Halle Berry è stata la prima afro americana della storia a vincere un Oscar come miglior attrice protagonista: Monster’s Ball.
È impossibile non fare un confronto tra libro e film, e il secondo non ne esce vincitore. Per questo probabilmente il film piacerà più a chi non ha ancora letto il libro. Forster adatta bene la storia creata da Hosseini ai tempi cinematografici, con tagli necessari che ne lasciano intatto il senso. Allo stesso tempo però la regia non riesce ad ottenere la stessa intensità e poesia che hanno commosso milioni di lettori. Resta comunque il fatto che la pellicola ha dalla sua un ottimo cast. Bravi i giovanissimi attori che interpretano Hassan e Amir da bambini, Ahmad Khan Mahmidzada e Zekeria Ebrahimi, ottime la performance di Homayoun Ershadi nel ruolo di Baba e di Shaoun Toub in quello di Rahim Khan, il suo vecchio amico. La colonna sonora è impeccabile, e infatti è valsa la seconda candidatura agli Oscar per Alberto Iglesias. Il compositore spagnolo, che tra l’altro ha scritto la splendida musica per Volver di Pedro Almodovar, era già stato nominato nel 2006 per The constant gardner - La cospirazione.



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