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giovedì 13 agosto 2020

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Amici e nemici nel mondo del social network: Facebook, o “la portinaia” della rete

19.04.2008 - Francesca Maria Calegari



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“Hai saputo che Marco e Laura si sono lasciati??”. “Maddai???”. “E hai saputo che lui adesso sta con la sua migliore amica???”. “Cosaaa??? Ma è possibile che sono sempre l’ultimo a sapere le cose?”.
“Forse è arrivato il momento che anche tu ti iscriva a Facebook” .


Quasi impossibile oggi per un under 35 non sapere cosa sia Facebook, ed i vergini del social network sono ormai una minoranza in via di estinzione: anche i più restii, che da sempre considerano tali pratiche una perdita di tempo per impiccioni, alla fine cedono alle insistenze dei loro amici per poi rimanerne sedotti. Eppure, 4 anni fa Mark Zuckerberg, studente 22enne di Harvard, non avrebbe mai potuto immaginare che la sua creatura avrebbe avuto un successo mondiale. In soli 4 anni, il sito, che prende il nome dai "libri di facce" distribuiti nei college per conoscere le persone del campus, è passato da una rete creata per mantenere contatti tra gli studenti di tutte le università degli USA ad un fenomeno mondiale. Attualmente Facebook è nella top 10 dei siti più cliccati al mondo. Un sistema così potente da scippare il miglior personale di Google, attratto dalla possibilità di lavorare in un’azienda più nuova e stimolante. Un’azienda che ha visto schizzare il suo valore a 15 miliardi di dollari, dopo che la Microsoft ne ha acquistato l’1,6% per 240 milioni di dollari, e con un enorme potenziale di crescita, dato che ancora non è stata quotata in borsa.

Il social network
Un gruppo di persone, collegate da amicizia, lavoro o interessi comuni, costituiscono una rete di relazioni sociali, in inglese social network. Il fenomeno, studiato dalla sociologia nel secolo passato, ha assunto proporzioni vastissime nell’era di Internet.
Attualmente i social network più gettonati sono Myspace (con 107 milioni di utenti) e Facebook (con 73 milioni).
Il funzionamento di Facebook è molto semplice: l’utente, una volta registratosi, costruisce un profilo personale con le informazioni che vuole rendere note, invitando poi i propri “amici” ad aggiungerlo alla lista dei loro contatti. In questo modo la rete di conoscenze si allarga.
Gli utenti Facebook possono scambiarsi foto, filmati, tenersi aggiornati sugli eventi nella loro città, o di qualunque cosa che riguardi i loro “amici”, grazie al “news feed”, che informa automaticamente di ogni cambiamento nel profilo. Si possono inoltre costruire gruppi in base ai propri interessi, come ha fatto una ragazza inglese di 23 anni, Laura Micheals, che nel settembre 2007 ne aveva creato uno chiamato “ho bisogno di sesso”. Gruppo di gran successo che aveva ottenuto 300 adesioni in tre mesi, fino al momento in cui il gestore non l'ha chiuso perché in contrasto con la politica del sito. La ragazza però si è potuta consolare: con questo sistema ha ottenuto un centinaio di appuntamenti. Un bel record.

E la privacy?
Questo è solo uno degli inconvenienti che si celano dietro la rassicurante facciata azzurra di Facebook: il rispetto della privacy non è sempre garantito. Ci sono state una serie di polemiche dovute alla troppo complicata procedura di cancellazione del proprio profilo. Polemiche che hanno visto l’intervento dell’ Information Commissioner's Office (ICO) (www.ico.gov.uk/ ), la versione britannica del nostro garante della privacy. Infatti, attualmente non è possibile la cancellazione automatica di tutto il profilo una volta che l’utente non desideri più fare parte del network. I vertici dell’azienda però hanno ammesso implicitamente il problema e hanno promesso una soluzione a breve. Inoltre il furto d’identità è ormai diffuso: persone che si registrano sotto il nome di altre, creando un profilo falso. Ci sono ad esempio innumerevoli Paris Hilton, e fin qui nulla di particolarmente grave. Ma a gennaio un ingegnere informatico marocchino, Fouad Mourtada, ha creato il profilo del principe Moulay Rachid, fratello del re del Marocco Mohammed. Una volta scoperto, è stato condannato dal tribunale di Casablanca a 3 anni di carcere il 23 febbraio. Per sua fortuna è riuscito poi ad ottenere il perdono reale.

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