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venerdì 29 maggio 2020

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Recensione Film: The hunting party

20.05.2008 - Carlo Guglielmo Vitale



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Titolo: The hunting party
Regia: Richard Shepard
Cast: Richard Gere, Terrence Howard, Jesse Eisenberg
IMDB:
8/10
Voto: 7.1/100

La Mikado Films, quale major indipendente, ha sempre puntato sulla qualità dei suoi prodotti e non a caso la pellicola “The hunting party” e’ valida e ricca di spunti di riflessione. Distribuito nelle sale italiane il 30 aprile scorso, non e’ stato osannato dalla critica, nonostante la sua qualità sia stata riconosciuta al 64˚ festival cinematografico di Venezia.
La trama di “The hunting party” e’ ricca e interessante: Simon Hunt (Richard Gere) e’ un brillante reporter televisivo di guerra seguito dal fidato cameraman Duck (Terrence Howard), entrambi si sono tuffati nelle più sanguinose guerre per documentarne l’orrore. La loro carriera subisce una rottura nel momento in cui Simon, in diretta tv da Sarajevo, dove stava seguendo la guerra dei Balcani, ha un crollo psicologico: viene presto licenziato dal network, mentre Duck ottiene una promozione.
Dopo ben cinque anni, nel 2000, i due personaggi si incontrano casualmente a Sarajevo, per documentare la celebrazione dell’anniversario della fine del conflitto: Simon ha una vita distrutta, vive vendendo pezzi di reportage a network stranieri sconosciuti, Duck ha invece una vita apparentemente piena di soddisfazioni. Simon propone a Duck di seguirlo un’ultima volta per un servizio di esclusiva mondiale: trovare e intervistare il famoso criminale di guerra Bhoganovic (Ljubomir Kerekeš), detto la Volpe, ricercato dall’ONU. Riesce a convincerlo ricordando i vecchi tempi, nonostante gli altissimi rischi, ma insieme a loro vuole partecipare il giovane producer Benjamin (Jesse Einsenberg), figlio del vicedirettore del network per cui lavora Duck. Il film racconterà questa ricerca nei luoghi sperduti della Serbia.

La produzione

L’idea di realizzare questo film venne al produttore Johnson, nel 2000, ispirato da un articolo di un giornalista che raccontava la storia sua e di altri quattro giornalisti: la ricerca in Bosnia del criminale di guerra Karadzic con il supporto di un poliziotto serbo, convinto che i giornalisti fossero in realtà agenti della CIA, finché quest’ultima non si e’ fatta viva…
Johnson presentò l’idea di trarne un film a Intermedia che affidò regia e sceneggiatura a Shepard, gia’ autore e regista di “The Matador” nonché dell’episodio pilota delle serie tv Ugly Betty e Criminal Minds.
Shepard si e’ preoccupato molto dei personaggi e della scelta degli attori perché, secondo Johnson “una buona sceneggiatura ruota sempre intorno ai personaggi”: si possono avere molti effetti speciali ma se lo spettatore non e’ coinvolto il film e’ nulla.
L’intero film e’ stato girato in nove settimane in Serbia e, per motivi tecnici, in Croazia che presenta un ambiente molto simile: ciò ha reso il film ancora più autentico. Non sono stati utilizzati ne’ controfigure, ne’ computer graphica, ne’ gli studi di Zagabria: tutto e’ reale.
Il direttore della fotografia non a caso e’ il celebre Tattersal, che ha lavorato già per importanti film quali “The Matador”, “Il Miglio Verde”, “Die Another Day”, “Star Wars: Episodi I, II e III”. Anche lo scenografo Roelfs tra la sua filmografia vanta film di spessore quali “Leoni per agnelli”, “World Trade Center”, “Alexander”, “Il giurato”.


Gli attori protagonisti

Per quanto riguarda gli attori protagonisti la scelta e’ avvenuta con molta precisione: era importante infatti, oltre alla scelta tecnica, la selezione di attori che facessero da collante per l’intera realizzazione.
Richard Gere in qualita’ di attivista dei diritti umani era stato in Kosovo, dunque conosceva molto bene la situazione balcanica, per questo e’ stata la prima scelta. Per entrare appieno nel personaggio di Simon Hunt ha parlato a lungo con i reporter, interrogandoli sul loro mestiere: e’ emerso che senza una dose di humour sarebbe impossibile sopravvivere in una zona di guerra. L’intero film fa propria questa valutazione lanciando qua e là battute e instaurando situazioni ironiche, a volte al limite dell’assurdo con la coscienza che talvolta la realtà e’ più insensata dell’immaginazione.
Terrence Howard, già protagonista nel premio Oscar “Crash: contatto fisico”, si e’ rivelato “il tipo giusto”. Aveva sentito parlare del massacro di musulmani di Srebrenica (luglio 1995) da alcuni suoi parenti musulmani: “Era sconvolgente il fatto che la comunità internazionale sia rimasta ferma a guardare mentre persone indifese venivano sistematicamente attaccate con violenza."
Il giovane Jesse Einsenberg e’ riuscito con abilità nel penetrare in un personaggio ingenuo, necessario al pubblico perché fa le domande che gli spettatori vorrebbero rivolgere agli altri personaggi.
Riflessioni
L’orrore della guerra vissuta in prima persona e’ difficile da immaginare per chi non e’ mai stato in contatto col campo bellico. Nonostante l’onnipresenza delle telecamere nelle guerre moderne, non e’ possibile comprendere appieno le crudeltà compiute in battaglia e subite da civili innocenti. Al termine della pellicola viene posta una domanda, che emerge spontanea: “Come e’ possibile che un criminale di guerra, colpevole di crimini contro l’umanità, nonostante i continui sforzi delle autorità internazionali (ONU in prima linea) non venga mai trovato?”. E la stessa domanda può essere rivolta sul caso Bin Laden, ricercato da Stati di tutto il mondo: non e’ mai stata rilevata la minima traccia in nessun luogo in tanti anni…
E’ un film che riesce a coniugare azione, avventura e ironia facendo allo stesso tempo riflettere su importanti temi di geopolitica internazionale. Emerge inoltre una considerazione sul lavoro del giornalista: le notizie ufficiali non rispondono spesso alla realtà dei fatti ed e’ necessario un costante impegno nella ricerca della verità per fare un’informazione sempre al servizio dei lettori.

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