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martedì 31 marzo 2020

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Il ‘400 a Roma – la rinascita delle arti da Donatello a Perugino

La mostra sul Rinascimento romano al Museo del Corso

24.05.2008 - Chiara Comerci



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Il Quattrocento a Roma, questo sconosciuto. In effetti la stragrande maggioranza di monumenti della Capitale celebra il potere temporale dei papi e delle famiglie più influenti della nobiltà romana a partire dal XVII secolo. Il cosiddetto Barocco ha nascosto per troppo tempo le bellezze dell’arte che in tanti commissionavano ad artisti di fama durante il primo Rinascimento.
Proprio a questa lacuna intende rimediare la mostra allestita al Museo del Corso e visitabile fino al 7 settembre.
Nello spazio angusto eppure notevole del Palazzo dei principi Colonna Sciarra si susseguono le varie sezioni della mostra, introdotta dalla “carta digitale interattiva di Roma nel XIV secolo”: si possono visitare virtualmente i luoghi più importanti della città medievale semplicemente toccando la carta, riproduzione di una mappa miniata dai fratelli Limbourg tra il 1411 e il 1416.
Le sezioni sono dedicate a molteplici aspetti dell’arte romana: la prima ci parla della città: urbanistica e storia della Roma rinascimentale vengono illustrate da libri, riproduzioni a mano degli edifici e plastici; la seconda sezione ci porta nel centro del potere, cioè i papi, che si sono succeduti sulla cattedra di Pietro e che con la loro opera di edilizia pubblica e privata hanno contributi notevolmente a rivoluzionare il volto della città; a seguire “naturalmente” questa sezione si possono ammirare oggetti e vestiario che hanno caratterizzato la vita di tutti i giorni: stoviglie, mobili, arredi, armature ma anche arredi sacri come reliquiari, croci e stendardi professionali che tanta parte hanno avuto (e hanno tutt’oggi) nella vita ella città. Ma l’eredità della Roma classica non è mai stata dimenticata, e così il “pellegrinaggio degli artisti che completavano qui la loro formazione è documentata all’interno di questa mostra con esempi notevoli di opere d’arte che vanno dal calligrafismo del gotico fiorito (Pisanello ne è l’ultimo esponente) fino alla plasticità del mantegna o di Piero della Francesca. L’ultima sezione è dedicata al rifiorire delle arti a Roma dopo la cosiddetta “cattività Avignonese”: Masolino, Gentile da Fabriano, Filippo Lippi, Beato Angelico, Benozzo Bozzoli sono alcuni dei nomi che hanno contribuito a ridare lustro ad una città che si apprestava a rifiorire.
Da sottolineare anche l’introduzione, nel percorso espositivo, di una riproduzione in 3d della Cappella Carafa (in Santa Maria Sopra Minerva, a Roma), digitalizzata e riproposta interattivamente al pubblico con un innovativo sistema di riprese a radar ottico creato dai ricercatori del gruppo ENEA di Frascati, che ha permesso tra l’altro una monitorazione dello stato di conservazione dei dipinti senza l’utilizzo di impalcature.
Una mostra interessante, ben curata e ricca di sorprese per chi credeva che il Quattrocento non fosse passato per la Capitale.
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